sabato 2 marzo 2013

L’Ombra del Trono: Storia Allegorica del Potere


Nessuno ricordava più quando la prima pietra della Città fosse stata posata. La memoria degli uomini è breve, ma la memoria del Potere è lunghissima, e cambia pelle come i serpenti a ogni nuova stagione.

Era I: Il Calcolo e la Maschera

In principio fu il Gran Cancelliere.

Non portava la corona, ma sorgeva sempre alle spalle di chi la indossava. In un tempo in cui la corte affogava tra complotti e congiure di palazzo, il Cancelliere fu il primo a capire che la morale era un lusso per tempi di pace, e la pace non esisteva.

Egli non governava con la fede, ma con due strumenti appoggiati sul suo scrittoio: una maschera di seta e un pugnale d'acciaio. Spiegava ai principi che per dominare il fiume degli eventi bisognava costruire argini di pietra prima dell'inondazione. Insegnava a essere leoni nel ruggito, ma volpi nella notte.

Sotto il suo governo, la virtù non era l'essere buoni, ma il saper sopravvivere. Ma la gente, stanca di guardarsi alle spalle, cominciava a tremare per ogni sussurro nei corridoi.

Era II: Il Gigante di Ferro

Dal caos e dalla paura costante nacque la risposta: il Gigante.

I cittadini, esausti di vivere come lupi affamati l'uno contro l'altro, si riunirono nella piazza grande. Fecero un patto solenne: spogliarsi ciascuno della propria spada, della propria furbizia e della propria libertà assoluta, e fondere tutto quel metallo per forgiare un’unica, imponente creatura.

Così nacque il Leviatano di metallo. Un essere immenso, dalla cui bocca usciva la Legge e dalla cui mano destra pendeva una gigantesca spada di rame.

Il patto era semplice e spietato: obbedienza cieca in cambio di sicurezza. Per la prima volta, le porte delle case poterono restare aperte la notte. Nessuno combatteva più il vicino. Ma il prezzo era l'immobilità: nessuno poteva criticare il Gigante, perché il Gigante era fatto della carne e della paura di tutti loro.

leggi: Due modi di intendere il potere

Era III: La Scintilla della Cima

Passarono i secoli, e la pace del Gigante divenne una prigione di grigio metallo. L'ordine aveva addormentato l'anima degli uomini. Fu allora che dal monte scese l’Eremita dagli occhi di fuoco.

Egli non voleva proteggere la città, né voleva governare lo Stato. Guardò le catene del Gigante e pianse di rabbia. "Avete barattato la grandezza con il conforto!" gridò nelle piazze.

L'Eremita parlò di una forza diversa: una spinta intima, una volontà pura che risiede nel petto di chiunque abbia il coraggio di spezzare i propri limiti, di rifiutare la morale dei deboli e di creare i propri valori dal nulla. Per lui, il vero potere non era sottomettere gli altri con un decreto, ma dominare se stessi e imprimere la propria forma al mondo, come uno scultore sulla pietra grezza.

Molti lo seguirono, ma la sua luce era troppo abbagliante per una città abituata all'ombra delle mura.

Era IV: La Tela Invisibile

Oggi, nella Città, non ci sono più Cancellieri con il pugnale, né Giganti di ferro nelle piazze, e nemmeno Eremiti urlanti sulle montagne. Se cerchi il trono, trovi solo una stanza vuota.

Eppure, il potere non è mai stato così forte.

Ora il potere è diventato una rete di fili d'argento, così sottili da essere invisibili. È nascosto nell'architettura delle scuole, nella scansione oraria delle fabbriche, nei corridoi illuminati a giorno degli ospedali, nei registri che catalogano ciò che è sano e ciò che è malato, ciò che è normale e ciò che è devianza.

Nessuno lo possiede, ma tutti lo respirano. Non ti minaccia più con la spada per farti obbedire: ti insegna fin da bambino come desiderare, come parlare, come pensare. Non schiaccia il tuo corpo; lo modella giorno dopo giorno, finché non sei tu stesso a desiderare le tue sbarre.

E il viaggiatore che attraversa la Città oggi guarda il cielo limpido, convinto di essere libero, senza accorgersi di camminare al centro di un'immensa, bellissima tela.

giovedì 28 febbraio 2013

Agire o Attendere?




Se esiste una legge che dovremmo eleggere ad assioma, è quella che assegna all’agire la priorità più alta tra le decisioni da assumere nelle attività concorrenti e alternative.

Arrovellarci nel giudicare opportuno se agire o rimaner fermi, non prendere decisioni, è una situazione molto ricorrente nella quotidianità.

Ovviamente, non far nulla ci evita di assumere rischi ma cancella l’opportunità presente e tutte quelle che da questa potrebbero innescarsi.

Positive o negative che siano le conseguenze, agendo è sempre una richiesta che facciamo alla vita e dalla quale attendiamo il responso.

Tra gli effetti secondari prodotti dall’agire, rileviamo almeno un paio di fattori da considerare.

Il primo, abbastanza funzionale, ci impedisce di perdere tempo nel recriminare o a criticare gli altri.

Il secondo, molto più nobile, consiste nella possibilità di arricchire l’archivio storico degli eventi sperimentanti. 

Si diventa più esperti nell’arte più antica e fondamentale: la vita.

Secondo il mio modesto parere, il premio Nobel non si dovrebbe assegnare soltanto a coloro che compiono atti o ricerche di grande valore per l’umanità, ma anche a coloro che dimostrano di avere profuso una grande densità di sforzi per coprire tutte le aree dell’interesse umano. 

In altre parole, si dovrebbero prendere in considerazione anche chi ha fallito più di altri per giungere a un obiettivo. 

Queste persone “attive” conoscono, oltre alla strada del successo, mille e più altre strade che portano al fallimento.

Per me, sarebbe molto più semplice e sicuro, chiedere consiglio a chi ha fallito un’infinità di tentativi, percorrendo strade alternative, anziché rivolgermi a chi ha conosciuto quell’unica strada per giungere al successo.

Chi agisce rende importante la sua storia e lo fa nella misura in cui il suo passato è stato vivo.
Jean-Paul Sartre, nella sua opera, “L’Essere e il Nulla" affermava:
Io solo posso decidere in ogni momento "dell'importanza" del mio passato: non discutendo, deliberando e apprezzando il tale o il tal altro avvenimento precedente, ma pro-iettandomi verso i miei scopi, io salvo così il passato con me e decido con l'azione il suo significato”.

Non avete scampo, se non agite, buttate via la vostra vita perché attendete soltanto di invecchiare.

lunedì 25 febbraio 2013

Solitudine



Se penso non sono solo.

Sono circondato dall'immensità dell’essere.

Assaporo il senso di grandezza.

Riconosco la presenza di Dio
attraverso la consistenza del mio pensiero,

attraverso una realtà interiore difficile da trasmettere.

Se la tua sensibilità si sofferma sull'impalpabile,

non sarò mai solo!



Poesia tratta da "Il meraviglioso mondo dell'anima" edito Zedda

domenica 24 febbraio 2013

Speranza pesante


Son dentro, tra buie scene di una vita dura.

Rosso e fuoco dimenan l’anima triste.

Soltanto colori foschi,
 trafitti da luci che richiamano l’inferno,
contornano i pensieri.

Pesante il dolore,
fa del capo chino.

Riversare vorrebbe la speranza spenta,
lo slancio ormai freddo.

Mi rifugio nei sogni,
che al sol chiudere degli occhi, serenità infonde.

Per altri porti, scorre la passione.

La mia nave si fa piccola,
forse ha paura del mar incerto.

Chiede roccia,
che di cullar è stanca.


The beating heart



An ancient story tells of a man who had a sick child. He turned to all the places of the earth to find someone who was able to provide the right medicine to cure his beloved son.

After wandering in vain, he found himself talking to a Buddhist sage, who said he knew the medicine for his son, but the preparation needs a seed of any plant grown in the garden of a family that had no mourning or sad events.

The father decided to try this suit, so he visited many families. 

He found that in every family always hid some sadness, that none of the families he visited could hand over his suit.

He returned to the wise and sadly told of his failure.
Then, the wise man, understanding the pain of the father, said:

"How you could check, the pain is part of our lives. 

Learn to accept it and remember to look on the best side of the any situation. 

Pain is the manifestation of your soul that something is not right, but admits the possibility of a solution."

The father understood the instruction of the test, but he would not surrender.

He said: "There must be a way to heal my son!".

He knew of a group of "enlightened" that suggested a way to achieve miraculous results. 

Speaking with one of these, he knew:

“We are part of a universe which is in line with our desires. Whatever you want, you can get it!

The only condition, is to be convinced to desire what you want to achieve. Only the doubt, simply, determines the failure to achieve the goal.

The father asked: "What can I do physically to help my son?".

He was told: "Take a photo of your child smiling. Write on it how much you care, and  be convinced for the healing".

The father did not know where to get that conviction required by the enlightened, and because he did not want to risk failure, continued to look for. 

He found a Christian priest, who advised him to pray.

He spoke of heaven and so many beautiful stories, full of miracles. 

He, however, although non-practicing Christian, he could not delegate to the belief that serious task.
He tried to convince himself that something had to be done.

He had thought to turn to witches, magicians, fortune tellers, healers, but found that the operating system of these characters was based on money. 

Dejected because of the inability to see the light in the tunnel ahead of his love life, he decided to do what he wanted to do for long time but he had always postponed, to build a more comfortable future for his children.

Addressing the sick child, said:

"Honey, I'm going to stop with work, I'll be at home to play with you!”.

A long embrace hid the tears, but not his heart beating faster.

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