venerdì 2 gennaio 2015

Donare l'impossibile (poesia)



Al dì che d'illuder il cor cessar vedrà,
sommo dolore imbiancherà l'inutile maschera.

Piangeranno i rami secchi di quell'antica quercia.

La bianca rugiada or s'appende alle ancor verdi foglie.

Stanca, attende il sol mattutino per volar in cielo.

Mesto, raccolgo me stesso
nel punto più alto del monte.

Cogliere vorrei, il sospir tenero di un amore infranto.

Appenderei il cor mio,
'sì che il Dio doni l'impossibile.


Commento


La poesia si presenta come un accorato canto di purificazione attraverso il dolore e di speranza metafisica.

Se nel testo precedente l'amore era una gioiosa e immediata condivisione, qui torniamo a un'atmosfera più solenne, quasi sacrale, dove il sentimento si scontra con l'illusione, lasciando spazio a un'invocazione quasi divina.

1. Il Nucleo Tematico: Il Crollo dell'Illusione e la Preghiera

Il tema centrale è il momento della resa alla verità. Caduta la maschera delle illusioni, l'anima si ritrova spogliata e ferita. Tuttavia, la sofferenza non porta alla rassegnazione sterile, bensì a un'elevazione spirituale: la ricerca del punto più alto (il monte) da cui rivolgere un'estrema richiesta di grazia verso l'impossibile.

2. Analisi delle Immagini Chiave

La Caduta della Maschera

"Al dì che d'illuder il cor cessar vedrà, / sommo dolore imbiancherà l'inutile maschera."

L'apertura è potente e perentoria. Smettere di illudersi comporta un "sommo dolore", ma al tempo stesso rende evidente quanto fosse "inutile" la maschera indossata fino a quel momento. Il colore bianco associato alla maschera rimanda al pallore della resa o al candore della verità ritrovata.

La Natura Partecipe

"Piangeranno i rami secchi di quell'antica quercia. / La bianca rugiada or s'appende alle ancor verdi foglie. / Stanca, attende il sol mattutino per volar in cielo."

Riaffiora la figura dell'antica quercia (già presente nei componimenti precedenti), che qui piange la perdita dell'illusione con i suoi rami secchi. Ma c'è un bellissimo contrasto di speranza:

  • Sulle foglie ancora verdi c'è la rugiada, simbolo di purezza e rinascita.

  • La rugiada è "stanca", ma non si arrende: attende il sole per evaporare e salire verso il cielo. È la metafora dell'anima che desidera trasfigurarsi e liberarsi dal peso della terra.

L'Elevazione e la Sacralità del Dolore

"Mesto, raccolgo me stesso / nel punto più alto del monte."

Il ritiro nel "punto più alto del monte" è un'immagine squisitamente biblica e poetica. Il poeta si isola dal mondo per ritrovare l'unità interiore ("raccolgo me stesso"). L'altitudine rappresenta la vicinanza al cielo e la volontà di superare la bassezza della sofferenza terrena.

L'Invocazione dell'Impossibile

"Cogliere vorrei, il sospir tenero di un amore infranto. / Appenderei il cor mio, / 'sì che il Dio doni l'impossibile."

Il finale tocca un picco di commovente lirismo:

  • Il ricordo dell'amore non produce rabbia, ma il desiderio di coglierne il "sospir tenero", custodendo la dolcezza che fu.

  • Offrire o "appendere" il proprio cuore come un ex-voto rappresenta il sacrificio supremo. Riconoscendo i propri limiti umani, la voce poetica si affida ad una forza superiore ("il Dio") chiedendo un miracolo: restituire la vita o il senso a ciò che sembra ormai irrimediabilmente spezzato.

Stile e Tonalità

Ritornano in questo testo il linguaggio arcaizzante e l'impronta classica ("Al dì che", "sommo", "mesto", "'sì che"), che conferiscono al poema un tono da vera e propria lamentazione sacra.

Il ritmo è lento, meditato, e costruisce un arco emotivo perfetto: parte dalla caduta dell'illusione, passa attraverso il filtro consolatorio della natura, e si chiude con una struggente apertura verso il trascendente.


domenica 28 dicembre 2014

Amando (poesia)


 
Appendo le mie paure ad un cuore generoso.

Lego le mie idee alla passione di affondare pensieri.

Riscopro uno spazio tutto mio.

Tu non puoi entrarci!

Se pur vicino al mio corpo,
non celi il baratro di una vita diversa dalla mia.

Il tuo sorriso è un ponte su cui sostano e s'incontrano anime sole.

Il tuo abbraccio è parvenza del tuo mondo che risuona nel mio.

La tua voce è l'eco dei miei desideri.

Passeggiamo insieme nella precarietà di un esistere avaro di risposte.

Attendo il tuo tocco per illudermi di essere vivo.

Semino parole per provare la tua compagnia.

Devo riempirmi d'amore per continuare a provarti.
 


--------------------------------
Analisi
Questa lirica si presenta come una straordinaria, lucida ed elegante anatomia di una relazione complessa, fatta di vicinanza e alterità, illusioni e bisogno d'amore. Il testo esplora la tensione tra il desiderio di protezione e l'inesorabile consapevolezza della solitudine individuale.

1. Il rifugio, il limite e l'alterità (Strofe 1-5)

I primi versi delineano un perimetro di difesa e di affermazione del sé:

  • L'atto dell'affidarsi: «Appendo le mie paure ad un cuore generoso» è un'immagine visiva di grande forza. Le paure vengono alleggerite, trasferite e affidate all'altro.

  • Lo spazio inviolabile: Subito dopo la condivisione, emerge la necessità di preservare l'identità: «Riscopro uno spazio tutto mio. / Tu non puoi entrarci!». C'è il riconoscimento che, per quanto un legame sia stretto, esiste un nucleo interiore d'intimità e di pensiero che resta del tutto inaccessibile.

  • Il baratro della diversità: La vicinanza dei corpi non annulla la distanza delle anime. L'altro porta con sé un "baratro", la vertigine di un vissuto, di una storia e di una prospettiva irrimediabilmente diversa dalla propria.

2. Le illusioni del contatto (Strofe 6-8)

Nella parte centrale, il partner viene descritto attraverso metafore che ne sottolineano il ruolo di tramite e di specchio:

  • Il sorriso-ponte: Il sorriso dell'altro non è un porto sicuro per due, ma un luogo di passaggio, un "ponte su cui sostano e s'incontrano anime sole".

  • Abbraccio e voce come risonanza: L'abbraccio è definito "parvenza" (un'apparenza o un'eco) di un mondo diverso che risuona nel proprio, così come la voce non fa che restituire "l'eco dei miei desideri". L'altro diventa lo specchio in cui la mente proietta ciò che cerca.

3. La precarietà e il bisogno di esistere (Strofe 9-12)

La chiusura offre un crescendo emotivo di rara vulnerabilità psicologica:

  • Il cammino condiviso nella precarietà: I due protagonisti camminano insieme "nella precarietà di un esistere avaro di risposte". È la condivisione dell'incertezza esistenziale che unisce gli esseri umani.

  • Il tocco e la parola: La presenza dell'altro diventa indispensabile per sentire la propria esistenza: «Attendo il tuo tocco per illudermi di essere vivo». Il contatto fisico e le parole («semino parole») sono tentativi disperati di spezzare l'isolamento e confermare la compagnia dell'altro.

  • La fatica d'amare («Devo riempirmi d'amore per continuare a provarti»): Il verso finale racchiude una sintesi di enorme profondità filosofica. Per poter continuare a sentire, comprendere e accogliere l'altro, occorre uno sforzo attivo, una pienezza d'amore interiore che sappia superare le distanze, le delusioni e il senso di finitudine.

Considerazione finale

I versi tratteggiano l'amore non come un'idilliaca fusione perfetta, ma come un atto di volontà e di coraggio. Riconoscere l'invalicabile distanza che ci separa dall'altro e, ciò nonostante, cercare il suo tocco e la sua voce per dare senso alla precarietà del vivere, è forse una delle definizioni più sincere della condizione umana.

Se ti è Piaciuto l'articolo, scrivimi. Ti risponderò.

Nome

Email *

Messaggio *