sabato 8 marzo 2014

Disegnar donna

 


Carichi pensieri sono nuvole che scorrono nel cielo procelloso.
A lor rimirar fanno incanto all'esser vivo.

Fugaci immagini disegnano speranze.

Malcerte paure stringono la mente verso grigie direzioni. 

Posare riguardo a sì tal suggelli, non s'addice
e allor tosto cancello la gretta figura.

Delle palpebre faccio sipario
e chiudo dentro me stesso.

Rinvigorir di sipirito, m'attendo.

Lontando dal mondo che tocco,
sollevo l'anima al viso di donna.

Son uomo e m'allieto.

giovedì 6 marzo 2014

Sei nel mio sorriso senza motivo (poesia)



Sei lassù,
     più in alto del mio cuore,
     e pur sei dentro di me,
     legata ad un ricordo che si muove nei pensieri.

Sei nel volo degli uccelli,
      nel rumore del mare,
      nella voce del vento.

Sei nel mio sorriso senza motivo.

Sei nella parte più indifesa dall'anima. 

Il viso tuo
 aggredito dal tempo,
 continua ancora a disegnar tenerezze.

Percorro strade che furon tue.
Mirabili passi or ripasso.

Orme nel marmo si dicon tracce.

Spingon gaudio all'imbrunir della sera,

ed è luce fin che cuor sente.

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Analisi
Questa poesia è una lirica commovente e luminosa sul tema della memoria, della presenza spirituale e del legame indelebile con una figura amata che non c'è più (o che si trova in una dimensione altra, trascendente). Il testo si snoda attraverso un delicato equilibrio tra dolore e gratitudine, trasformando l'assenza fisica in un'onnipresenza affettiva.

1. La doppia dimensione della presenza (Strofe 1-4)

La poesia si apre con un paradosso spaziale ed emotivo di straordinaria dolcezza:

  • L'altezza e la profondità: «Sei lassù, più in alto del mio cuore, e pur sei dentro di me». La persona amata appartiene ora al cielo o all'infinito, ma al contempo abita la parte più intima della coscienza dell'autore. Non è un ricordo statico, ma una presenza viva «che si muove nei pensieri».

  • La compenetrazione con la Natura: Nella seconda strofa la presenza si fa cosmica. Come nelle più belle pagine del panismo poetico, l'amato/a non è più racchiuso in un corpo, ma si rivela nel volo degli uccelli, nel rumore del mare, nella voce del vento.

  • I segni invisibili: La presenza si manifesta nei gesti più spontanei e incontrollabili, come un «sorriso senza motivo», ed elegge a sua dimora «la parte più indifesa dell'anima»: quel nucleo di pura vulnerabilità dove l'Ego cede il passo all'amore puro.

2. Il tempo, il volto e le orme (Strofe 5-7)

La parte centrale riporta l'attenzione sulla concretezza della memoria storica e del vissuto condiviso:

  • La tenerezza che vince il tempo: L'immagine del «viso tuo aggredito dal tempo» evoca la fragilità dell'esistenza e il passaggio degli anni. Eppure, la bellezza dell'anima travalica i segni dell'età: quel volto «continua ancora a disegnar tenerezze», a testimonianza del fatto che l'amore conservato nella memoria non invecchia mai.

  • L'eredità dei passi: «Percorro strade che furon tue. / Mirabili passi or ripasso». Ripetere i gesti e ripercorrere i luoghi dell'amato/a non è un atto di malinconia, ma un rito di continuità. Le «orme nel marmo» rappresentano l'impronta indelebile lasciata da una vita nobile, tracce che il tempo non può scalfire.

3. La luce della sera e il trionfo del cuore (Strofe 8-9)

La chiusura offre un messaggio di immensa speranza e conforto esistenziale:

  • Il gaudio all'imbrunire: L'imbrunire della sera rappresenta la fase matura della vita, o il momento della solitudine e della riflessione. Le tracce lasciate dall'amato/a non portano tristezza, ma infondono un gaudio, una gioia profonda e serena.

  • La luce interiore: Il verso finale («ed è luce fin che cuor sente») è una chiusura di altissimo valore poetico e filosofico. La vera luce non dipende dal sole esterno o dalle circostanze della vita, ma dalla capacità del cuore di sentire, amare e ricordare. Finché c'è un cuore capace di provare affetto, l'oscurità e la morte non possono avere l'ultima parola.

Considerazione finale

I versi tratteggiano un'elegia di rara delicatezza, capace di mostrare come il lutto o la lontananza possano sublimarsi in un'alleanza eterna. È un inno alla capacità dell'animo umano di trasformare la nostalgia in una guida luminosa per il proprio cammino quotidiano.

mercoledì 5 marzo 2014

La scrittura come cura e apertura dell'anima



Scrivere è un modo per far prendere un po’ di sole all’anima.

Purtroppo, seduto all’aria fresca e lasciandosi accarezzare dal vento, capita di sentire urla o lamentele.

Le prime volte è naturale preoccuparsi ma poi si capisce subito che sono manifestazioni di cuori in pena che maldestramente chiedono aiuto.

Si rischia di confondere attenzioni e commenti come sintomi espressi dal sentimento d’invidia.

Commosso, stringo a me la sedia e ricerco stabilità.

Voglio cercare in me quella sicurezza interna che rende molto piccolo tutto il mondo esterno.

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Un brano di prosa poetica e riflessione metatestuale d'impatto, incentrato sulla scrittura come cura e sulla protezione della propria serenità di fronte alla negatività esterna. 

L'autore si interroga sull'atto del condividere e del porsi in ascolto, giungendo a una maturità emotiva che trasforma la reazione difensiva in empatia e centratura interiore.

Temi chiave e analisi del testo

  • La scrittura come cura e apertura: L'incipit offre una metafora luminosa: scrivere equivale a "far prendere un po’ di sole all’anima". La scrittura non è un atto sterile, ma un gesto di guarigione, un modo per esporsi alla luce e rinfrescare l'interiorità.

  • L'impatto con la negatività del mondo: Nel momento in cui l'anima si apre all'aria fresca, entra in contatto con la realtà esterna, rappresentata da "urla o lamentele". La parentesi di pace viene disturbata dalle manifestazioni d'rabbia o di disagio altrui.

  • Dalla preoccupazione all'empatia: Il testo compie uno scarto interpretativo fondamentale. L'autore non reagisce con giudizio, ma con profonda comprensione: capisce che quelle grida non sono attacchi personali, bensì espressioni maldestre di "cuori in pena" che invocano aiuto. C'è il superamento di un errore comune: non confondere i commenti ostili o le attenzioni indesiderate con la semplice invidia, ma vederli per ciò che sono davvero, ossia sintomi di una sofferenza.

  • La ricerca di stabilità e il raccoglimento: Di fronte al rumore del mondo, la reazione non è la fuga, ma il radicamento. Il gesto di "stringere a sé la sedia" simboleggia il bisogno fisico e mentale di trovare un punto fermo, un'àncora per non farsi travolgere dalle maree emotive circostanti.

  • La forza della centratura interiore: La chiusa racchiude la massima filosofica del brano. La vera protezione dalle interferenze esterne non consiste nel costruire muri, ma nello sviluppare una "sicurezza interna" così solida da ridimensionare tutto ciò che accade fuori. Quando il centro personale è forte, il caos del mondo esterno perde il potere di ferire e diventa infinitamente piccolo.


La scrittura come strumento di ricerca della stabilità interiore e individuazione delle vere chiavi per abitare il mondo senza smarrirsi.
leggi: La forza trasformativa dell’amore: tra smarrimento e rinascita


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