sabato 26 maggio 2012

Amore (poesia)


Qual dolce sentir più aggrada il mio cuor,
udir d’un suono che di serenità mi infonde.

Viaggiar nell’anima sempre vorrei,
dove scavar emozioni fatica non costa.

Mirabile immagine si appresta alla mia mente.

Fugge via al freddo descrivere.

Soave si approccia al romantico sognatore,
 che del tempo non fa ricordo.

Amore!

Corri sul filo del cuore.

Indomito all’oblio,

versi nettare nell’anima degli uomini.  


Commento

Questo componimento, che si presenta come un accorato inno all'ineffabilità della poesia, della bellezza e della forza eterna dell'Amore.

Se nel testo precedente la solidità era rappresentata dall'immagine imponente delle scogliere, qui la prospettiva torna a farsi impalpabile, soave e squisitamente romantica, concentrandosi sulla musica dell'anima e sul mistero della creazione poetica.

1. Il Nucleo Tematico: La Musica dell'Invisibile

Il tema centrale è l'esperienza del sublime e l'ineffabilità del sentimento. C'è una bellezza così pura che sfugge alla logica fredda e alla descrizione analitica; per accoglierla non servono formule o sforzi razionali, ma la predisposizione d'animo del "romantico sognatore" che sa ascoltare il silenzio e vivere al di fuori del tempo.

2. Analisi delle Sezioni Chiave

La Musica dell'Anima e la Naturalezza del Sentire

"Qual dolce sentir più aggrada il mio cuor, / udir d’un suono che di serenità mi infonde. / Viaggiar nell’anima sempre vorrei, / dove scavar emozioni fatica non costa."

L'incipit si apre con un'evocazione quasi musicale. La serenità arriva come un'eco, un "suono" interno. Il viaggio nell'anima non è un lavoro gravoso o doloroso, ma uno stato di grazia spontaneo: nell'intimità profonda, le emozioni non vanno estratte a forza, ma sgorgano con naturalezza.

Il Mistero Ineffabile: La Poesia che Sfugge alla Ragione

"Mirabile immagine si appresta alla mia mente. / Fugge via al freddo descrivere. / Soave si approccia al romantico sognatore, / che del tempo non fa ricordo."

Questo è uno dei passaggi teorici e lirici più riusciti:

  • L'ispirazione si manifesta come una "mirabile immagine".

  • Tuttavia, se si tenta di analizzarla o imbrigliarla in una descrizione rigida e razionale ("al freddo descrivere"), la bellezza svanisce, "fugge via".

  • Essa si concede soltanto a chi possiede una sensibilità pura ("il romantico sognatore"), ovvero a colui che è capace di astrarsi dal logorìo della realtà e dall'ansia del tempo che passa.

L'Invocazione all'Amore Eterno

"Amore! / Corri sul filo del cuore. / Indomito all’oblio, / versi nettare nell’anima degli uomini."

Il componimento culmina in un'esclamazione folgorante. L'Amore viene personificato e invocato direttamente:

  • L'immagine del "filo del cuore" suggerisce un equilibrio delicato e sospeso, una vibrazione sottile su cui l'amore si muove con grazia.

  • La vera vittoria dell'amore è la sua natura "indomita all'oblio": mentre tutto si consuma, si dimentica e svanisce, l'amore resiste al tempo e alla morte.

  • Definendolo come un "nettare", il poeta gli attribuisce la funzione di bevanda divina (l'ambrosia degli dei), l'unico elemento capace di dissetare, guarire e nutrire lo spirito umano.

Stile e Tonalità

Ritornano in questo componimento le sonorità e le forme d'impronta classica e lirica ("Qual dolce sentir", "aggrada", "udir", "mirabile").

Il ritmo si fa via via più incalzante: parte come una riflessione distesa sul suono e sull'anima, si addensa nella contemplazione del sogno e si scioglie infine in una sequenza di versi brevi ed essenziali, quasi un'esplosione lirica indirizzata all'Amore.

Leggi ancora sulla pagina delle poesie del sentimento


venerdì 25 maggio 2012

Giudizi e Pregiudizi



L’idea nella mente dell’uomo è il motore della sua macchina vivente. 
Esattamente come un mirabile calcolatore, attraverso i canali sensoriali, l’uomo acquisisce gli input per utilizzarli in un’elaborazione razionale concretizzata dal sapere. 
Quest’ultimo, visto come frutto della storia degli ingressi pervenuti e sperimentati per raffinamenti successivi (esperienza), fornisce una qualità e consistenza all’idea che successivamente si matura e che poi diventa promotrice delle azioni future.
La decantazione di un nuovo insieme degli input, supportato dall’architettura precostituita interna della mente razione, forma il GIUDIZIO.
Evidentemente, l’architettura per definizione stessa dell’ambiente promotore, deve per forza essere soggettiva, salvo per limitate proiezioni e riflessi che sembrano accomunare gli individui. 
Le relazioni, apparentemente simili, per le quali si è soliti dire “condivido” e ci rende solidali nelle idee, sono solo momentanee convinzioni nel “vedere” lo stesso scenario. 

Non si discute sulla genuinità della convinzione, invece, si può obiettare sull’opportunità di condividere idee.
L’atto della condivisione, se pur apparente, è un riscontro necessario al fine di superare la solitudine ancestrale dell'essere umano e rifuggire dal senso di anormalità o eccezione, anticamera della pazzia e quindi dell’isolamento totale.

Il giudizio è la conseguenza di un vivere in società che ci porta a scegliere il nostro posto nel parlamento della vita “dichiarabile” sana. 
Il giudizio, quindi, è la pressione interna alla psicologia umana che si manifesta con idee e azioni variegate. 
La conseguenza vitale delle esternazioni, ci produce un senso di realizzazione, con il quale giustifichiamo il nostro esistere e appaghiamo la nostra “sete” di illusoria capacità di autodeterminazione.

Voltaire, grande illuminista francese, aveva ben chiaro questo concetto, al punto di elevare la libertà di pensiero al valore massimo per l’uomo e accettare che si possa sacrificare anche la vita per difendere il diritto a essere libero di pensare, parlare e agire.

Egli sapeva benissimo che una persona muta, se non potesse esprimersi, non sarebbe in grado di muoversi e l’azione, in quanto espressione della vita stessa, la sua eventuale inibizione equivarrebbe alla morte.

Il giudizio fa parte della vita dell’uomo ed è numerabile come il conteggio degli esemplari umani sulla terra. 

Per ogni uomo il suo giudizio è il migliore. 
Le azioni che egli potrà intraprendere rifletteranno il suo giudizio, sancito da convinzioni radicate nel tempo e quantificate dalla sua esperienza socio-culturale, e infine, qualificate dai filtri morali imposti dal vivere insieme.
I pregiudizi sono giudizi prematuri, fuggiti dalla disciplina formativa. 

Essi sono come allegri bambini in gita scolastica, permangono fino al termine del viaggio. Arrabbiarsi a causa dei pregiudizi sarebbe come prendersela con i bambini perché fanno chiasso.
In alcuni casi, i pregiudizi, in qualità di giudizi immaturi, si arrogano poteri che non hanno e riescono a fare male a coloro che per disgrazia risultano soggiogati. 

Il pregiudizio è un segno di grandezza illusoria del proprio pensare.

Il pregiudizio inizia le sue battaglie in groppa al cavallo della stupidità, per poi tornare a piedi sconfitto.

I pregiudizi utilizzano strumenti approssimati, forniti da una razionalità addormentata dall’ignoranza e da quella razionalità illusa dalla bassa autostima dei propri padroni.



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