mercoledì 25 marzo 2026

La crespa pelle




Restio al lasciar alito,
son solito dimenar la mente.

Sollevo immagini che vanno oltre le nuvole.
Capir non so se sogno o son desto.

L'imbrunir saluta il sol,
un altro dì s'addormenta.

Sferzo il mio destriero,
inseguir il tempo preme.

La crespa pelle non mi colga
prima che quel sogno non diventi preda.

Vessillo sventola per questa vita
che di mistero s'intrisa.   


La luce dentro (Etty Hillesum)



In un tempo dominato dall’incertezza, dalla paura e dalla perdita di senso, la ricerca di una luce interiore diventa essenziale. Questa è la storia di Miriam, una giovane donna che, nel caos del mondo, scopre una verità profonda: la pace non si trova fuori, ma nasce dentro di noi.


La storia di Miriam

Miriam viveva in una città rumorosa, attraversata da crisi continue: economiche, sociali, personali. Ogni giorno si svegliava con un peso sul petto, come se il mondo intero fosse diventato troppo grande da sostenere.

Cercava risposte ovunque: nei libri, nelle persone, nelle notizie. Ma più cercava fuori, più si sentiva vuota dentro.

Un giorno, mentre camminava senza meta in un piccolo parco dimenticato, si fermò accanto a una panchina. Non c’era nulla di speciale, eppure sentì il bisogno di sedersi e restare in silenzio.

All’inizio fu difficile. I pensieri la assalivano: paura del futuro, rabbia, frustrazione. Ma decise di non scappare. Rimase lì.

Passarono minuti, forse ore.

E poi accadde qualcosa di impercettibile: dentro di lei si fece spazio.

Non era felicità. Non era nemmeno serenità. Era qualcosa di più semplice e più profondo: una presenza.

Miriam iniziò a capire che tutto ciò che cercava fuori — sicurezza, amore, senso — non poteva esistere senza essere prima coltivato dentro di sé.

Nei giorni successivi tornò spesso su quella panchina. Non per fuggire dal mondo, ma per incontrarlo in modo diverso.

Quando qualcuno la feriva, invece di reagire subito, si fermava e osservava. Quando sentiva la paura crescere, non la negava: la accoglieva.

Scoprì che dentro di lei esisteva uno spazio che nessuno poteva distruggere. Un luogo dove poteva scegliere, ogni volta, come rispondere alla vita.

E così, mentre il mondo intorno continuava a essere difficile, Miriam cambiò.

Non perché le circostanze fossero migliorate, ma perché aveva smesso di combattere contro tutto e aveva iniziato a prendersi cura del suo mondo interiore.


Il messaggio filosofico

Questa storia riflette una verità profonda: non possiamo controllare tutto ciò che accade fuori, ma possiamo trasformare il modo in cui lo viviamo dentro.

La responsabilità più grande non è cambiare il mondo, ma custodire la propria interiorità.

Coltivare consapevolezza, accettare il dolore senza lasciarsene distruggere, scegliere la compassione anche quando è difficile: questi sono atti rivoluzionari.


Perché questa filosofia è attuale oggi

Viviamo in un’epoca in cui siamo continuamente esposti a stimoli esterni, crisi globali e pressioni sociali. Questo porta spesso a sentirsi impotenti o sopraffatti.

La lezione che emerge da questa storia è chiara:

  • La pace non è assenza di caos, ma presenza di equilibrio interiore

  • La libertà nasce dalla consapevolezza

  • La forza più grande è la capacità di restare umani anche nelle difficoltà


Come applicarla nella vita quotidiana

Ecco alcuni modi pratici per vivere questa filosofia:

1. Fermarsi ogni giorno

Anche solo pochi minuti di silenzio possono aiutarti a riconnetterti con te stesso.

2. Osservare senza giudicare

Impara a guardare le tue emozioni senza respingerle.

3. Coltivare la responsabilità interiore

Non tutto dipende da te, ma il tuo modo di reagire sì.

4. Proteggere il tuo spazio interiore

Non lasciare che il mondo esterno definisca completamente chi sei.


Conclusione

La storia di Miriam ci ricorda che, anche nei momenti più difficili, esiste sempre una possibilità: scegliere come stare dentro la vita.

Non possiamo eliminare il dolore, ma possiamo trasformarlo.
Non possiamo controllare il mondo, ma possiamo prenderci cura della nostra anima.

E forse, è proprio da lì che inizia ogni vero cambiamento.


*Spunto tratto dal 4^ volume "LO SGUARDO NEL TEMPO DELLA FILOSOFIA" di Fabio Squeo
 

martedì 24 marzo 2026

Il bambino che perdeva le parole


Le parole sono vive? Possono scappare, nascondersi o annoiarsi?

In questo racconto fantastico scoprirai la storia di un bambino che perdeva le parole… e di ciò che accade quando decide di inseguirle.


🌈 Il bambino che perdeva le parole

C’era una volta, in una città dove i semafori sbadigliavano e le nuvole si fermavano a chiacchierare sui tetti, un bambino di nome Arturo che aveva un problema molto serio: perdeva le parole.

Non era colpa sua. Le parole gli cadevano dalle tasche mentre camminava, si infilavano sotto i banchi a scuola, scappavano dalla bocca proprio sul più bello di una frase. Una volta aveva detto:

“Maestra, posso andare in…?”

e la parola “bagno” era scivolata via, rotolando come una biglia sotto la cattedra.


🚌 L’inseguimento della parola “avventura”

Un giorno Arturo decise di inseguire una parola che gli era scappata: “avventura”.

La vide correre lungo il marciapiede, saltare su un autobus senza pagare il biglietto e sedersi accanto a un signore con un cappello troppo grande. Arturo la seguì.

L’autobus lo portò fino all’ultima fermata. C’era solo un cartello:

“Qui finiscono le strade e cominciano le storie.”


🛍️ Il mercato delle parole

Davanti a lui c’era un mercato stranissimo: bancarelle piene di parole!

  • Parole lunghe come precipitevolissimevolmente
  • Parole corte come eh e oh
  • Parole colorate e profumate
  • Parole timide nascoste dietro le altre

Una vecchietta con gli occhiali storti gli chiese:

“Cosa cerchi, bambino?”

“Le mie parole,” rispose Arturo. “Le perdo sempre.”


💡 Il segreto delle parole

La vecchietta sorrise:

“Le parole non amano stare in tasca. Si annoiano e scappano. Devi tenerle per mano.”

Arturo non ci aveva mai pensato.

Poi trovò “avventura”, che stava parlando con “coraggio” e “imprevisto”.

“Perché scappi?” le chiese.

“Perché mi usi poco,” rispose la parola. “Le parole vogliono essere dette con il cuore.”


🤝 Una promessa speciale

Arturo allungò la mano:

“Vuoi tornare con me?”

“Solo se mi prometti una cosa: fammi vivere storie vere.”

Arturo promise.

Tornò a casa con “avventura” per mano, insieme a “sorpresa”, “risata” e una piccola “idea” che gli saltò sulla spalla.


🎉 Il finale

Da quel giorno Arturo non perse più le parole.
O meglio, qualcuna ogni tanto scappava ancora… ma solo per vivere una storia e poi tornare.

E quando la maestra gli chiese:

“Arturo, vuoi dirci cosa hai fatto ieri?”

Lui sorrise:

“Ieri ho avuto un’avventura.”


🔍 Conclusione

Questo racconto ci ricorda che le parole non sono solo strumenti, ma compagne di viaggio. Usarle con fantasia e cuore significa dar loro vita.


*Spunto tratto dal 4^ volume "LO SGUARDO NEL TEMPO DELLA FILOSOFIA" di Fabio Squeo
 

lunedì 23 marzo 2026

La fisica immanente: il mistero delle leggi dell’universo (Antonio Zichichi)


Cosa significa davvero che le leggi della fisica esistano? 

Sono invenzioni umane o realtà già presenti nell’universo? 

In questo racconto ambientato in un osservatorio ai margini di Palermo, esploriamo il concetto di fisica immanente secondo Antonio Zichichi.

Un osservatorio, una lezione fuori dal comune

Nella sala silenziosa di un antico osservatorio ai margini di Palermo, un gruppo di studenti sedeva in cerchio. Il professor Leone tracciava linee invisibili nell’aria, come se stesse disegnando equazioni su una lavagna che solo lui poteva vedere.

«Oggi,» disse, «non parleremo semplicemente di fisica. Parleremo della fisica immanente.»

Gli studenti si scambiarono sguardi curiosi.

Cosa significa “fisica immanente”?

Marta alzò la mano. «Professore, cosa significa esattamente “immanente”?»

Leone sorrise.
«Significa che le leggi della natura non sono solo descrizioni esterne del mondo, ma fanno parte della realtà stessa. Per Zichichi, la fisica non è un’invenzione dell’uomo: è la scoperta di qualcosa che esiste indipendentemente da noi.»

Le leggi della natura: scoperte o costruzioni?

Luca, il più scettico, intervenne:
«Ma non è quello che tutti i fisici pensano?»

«Non proprio,» rispose il professore. «Alcuni vedono le leggi come modelli matematici utili. Zichichi invece sostiene che l’universo possiede un ordine oggettivo, leggibile. La fisica è immanente perché è inscritta nella realtà.»

Il vento fece vibrare le finestre, come se l’osservatorio stesso partecipasse alla discussione.

L’universo come un libro già scritto

Marta si sporse in avanti.
«Quindi quando scriviamo un’equazione… stiamo rivelando qualcosa?»

«Esattamente. È come se l’universo fosse un libro già scritto. Noi impariamo a leggerlo.»

Il dubbio scientifico: ordine o illusione?

Luca però non era convinto.
«E se fossimo noi a proiettare ordine sul caos?»

Il silenzio riempì la stanza.

«È qui che il dibattito diventa interessante,» disse Leone. «Il fatto che la matematica funzioni così bene potrebbe essere una prova dell’immanenza delle leggi. Non è un caso, ma una struttura profonda.»

Fisica e metafisica: un confine sottile

«Quindi c’è qualcosa di metafisico?» chiese Luca.

Leone annuì.
«Per alcuni sì. Ma la vera domanda è: perché l’universo è comprensibile?»

In quel momento la luce tremolò, poi tornò.

«Anche questo ha una causa,» disse il professore. «Che la conosciamo o no, la legge è già lì.»

Una presenza invisibile che governa il mondo

Marta sorrise.
«Quindi la fisica immanente è come una presenza invisibile?»

«Una presenza,» concluse Leone, «che non osserviamo direttamente, ma che si manifesta in ogni fenomeno. Dal moto delle stelle… al tremolio di una lampadina.»

Conclusione

Fuori, il cielo notturno si apriva in una distesa di stelle. Per un momento, tutti ebbero la sensazione che non stessero solo osservando l’universo - ma che l’universo stesse rivelando sé stesso.


*Spunto tratto dal 4^ volume "LO SGUARDO NEL TEMPO DELLA FILOSOFIA" di Fabio Squeo
 

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