Quando Luca arrivò al vecchio monastero sulle colline, il sole stava tramontando dietro una linea di cipressi.
Aveva viaggiato per giorni, attraversando città rumorose,
stazioni affollate e strade polverose. Portava con sé una valigia leggera ma un
cuore pesante.
Aveva trentadue
anni e si sentiva già stanco della vita.
Lavorava in un ufficio di vetro nel centro di una grande città.
Ogni mattina indossava la stessa giacca blu, beveva lo stesso caffè amaro e sedeva davanti allo stesso schermo luminoso.
Guadagnava bene, aveva amici, persino una casa elegante.
Eppure, dentro di sé, sentiva un vuoto che cresceva lentamente, come una stanza
abbandonata.
Un giorno,
durante una pausa pranzo, un vecchio libraio gli aveva parlato di un maestro
che viveva lontano dal caos.
«Non insegna
religioni» gli aveva detto. «Insegna a vivere.»
Quel maestro era
Osho.
Luca non sapeva
bene cosa cercasse, ma sentiva che, se fosse rimasto ancora un anno nella sua
vecchia vita, qualcosa dentro di lui si sarebbe spento per sempre.
Così partì.
Quando arrivò al monastero, trovò un luogo sorprendentemente semplice.
Nessun tempio dorato,
nessuna folla di fedeli in adorazione. Solo alberi, vento e silenzio.
Un uomo anziano
stava annaffiando delle rose.
«Cerco Osho»
disse Luca.
L’uomo sorrise.
«Anch’io.»
Luca rimase
confuso.
«Ma… tu vivi
qui.»
«Sì» rispose
l’uomo. «E ogni giorno continuo a cercarlo.»
Poi indicò il
giardino.
«Siediti.
Arriverà quando sarà il momento.»
Luca attese per ore. Guardò il cielo diventare viola, ascoltò i grilli cantare e sentì il profumo dell’erba bagnata.
Lentamente, qualcosa dentro di lui iniziò a
calmarsi.
Finalmente vide un uomo vestito di bianco camminare lungo il sentiero.
Aveva una barba
argentata e occhi luminosi, come se vedessero molto più di ciò che appariva.
Osho si sedette
accanto a lui senza dire nulla.
Il silenzio durò
a lungo.
Luca si agitò.
Aveva preparato
mille domande durante il viaggio, ma ora sembravano improvvisamente inutili.
Fu Osho a parlare
per primo.
«Perché sei
venuto?»
Luca abbassò lo
sguardo.
«Non sono
felice.»
«Chi ti ha
chiesto di esserlo?»
La domanda lo
colpì come una pietra.
«Pensavo fosse lo
scopo della vita.»
Osho sorrise.
«La felicità non
può essere uno scopo. È una conseguenza. Come il profumo di un fiore.»
Luca rimase in
silenzio.
«Tu stai cercando
la felicità come un uomo che corre dietro alla propria ombra. Più corri, più
lei si allontana.»
«E allora cosa
dovrei fare?»
Osho raccolse una
foglia caduta.
«Guarda questa
foglia. Non prova a essere diversa da ciò che è. Non compete con l’albero. Non
ha paura dell’autunno. Vive completamente il momento che le è stato dato.»
Luca osservò la
foglia tra le dita del maestro.
«Ma noi esseri
umani abbiamo responsabilità, paure, problemi…»
«No» lo
interruppe Osho. «Avete soprattutto pensieri. E vi identificate con essi.»
Poi chiuse gli
occhi.
«Dimmi, in questo
preciso istante, senza pensare a ieri o a domani… quale problema hai davvero?»
Luca cercò una
risposta, ma non ne trovò.
Il vento soffiava
leggero. Il cielo era pieno di stelle.
Per un istante,
non c’era niente da aggiustare.
Niente da
dimostrare.
Niente da
inseguire.
E quella
sensazione lo spaventò.
«Se smetto di
preoccuparmi,» disse lentamente, «non rischio di diventare pigro? Di perdere
l’ambizione?»
Osho lo guardò e
poi disse: «L’ambizione nasce quasi sempre dalla paura di non essere
abbastanza.»
«E se rinuncio
all’ambizione cosa mi rimane?»
«Senza ambizione
puoi finalmente fare qualcosa per amore.»
Quelle parole
penetrarono profondamente dentro Luca.
Per tutta la vita
aveva lavorato per dimostrare il proprio valore: ai genitori, agli amici, al
mondo. Ogni successo durava pochi giorni, poi tornava il vuoto.
«Come si vive
allora?» chiese.
Osho si alzò
lentamente.
«Vieni con me.»
Camminarono fino
a un piccolo lago dietro il monastero. La luna si rifletteva sull’acqua
immobile.
«Guarda il lago»
disse Osho. «Quando l’acqua è agitata, non riflette nulla chiaramente. Quando è
calma, riflette il cielo intero.»
Poi lo fissò
negli occhi.
«La tua mente è
sempre agitata. Desideri, paure, confronti, rimpianti. Per questo non riesci a
vedere la bellezza della vita.»
«E come si
calma?»
«Non
combattendola.»
Luca sembrò
sorpreso.
«Se combatti la
mente, le dai importanza. Osservala invece. Siediti in silenzio ogni giorno.
Guarda i tuoi pensieri passare come nuvole. Senza seguirli.»
Rimasero accanto
al lago per molto tempo.
Il mattino
seguente, Luca decise di restare qualche settimana.
Le giornate nel
monastero erano semplici. Si svegliava all’alba, lavorava nel giardino, mangiava
in silenzio e meditava insieme agli altri.
All’inizio fu
difficile.
La sua mente
correva continuamente.
Pensava al lavoro
lasciato in città, alle email senza risposta, ai soldi, alle relazioni finite
male.
Ma giorno dopo
giorno iniziò a notare qualcosa.
I pensieri
andavano e venivano.
Eppure lui
restava.
Un pomeriggio
trovò Osho seduto sotto un albero.
«Credo di capire
qualcosa» disse Luca.
«Cosa?»
«Che ho vissuto
sempre nel futuro. Sempre aspettando il momento giusto per essere felice.»
Osho annuì.
«La mente dice
sempre: “Domani”. Ma la vita dice sempre: “Adesso”.»
Luca sorrise.
Per la prima
volta dopo anni, sentiva il petto leggero.
«Allora vivere
significa essere presenti?»
«È l’inizio»
rispose Osho. «Poi devi imparare ad amare.»
«Amare qualcuno?»
«Amare la vita.
Gli alberi. Il vento. Il tuo respiro. Anche il dolore.»
Luca aggrottò la
fronte.
«Anche il
dolore?»
«Sì. Perché il
dolore ti rende profondo. Solo chi ha
sofferto può diventare compassionevole.»
Il sole filtrava
tra le foglie creando piccoli cerchi di luce sul terreno.
«La vita non è un
problema da risolvere» continuò Osho. «È un mistero da vivere.»
Quelle parole
rimasero dentro Luca come un seme.
Passarono due settimane.
Quando arrivò il
momento di partire, Luca si sentiva diverso. Non illuminato, non perfetto. Ma
più vero.
Prima di
andarsene, chiese a Osho un ultimo consiglio.
«Come faccio a
non perdere questa pace quando tornerò nel mondo?»
Osho rise.
«Quale mondo? Il
mondo è lo stesso. Sei tu che puoi guardarlo diversamente.»
Poi gli mise una mano
sulla spalla.
«Ricorda: non
cercare di diventare qualcuno. Sei già abbastanza. Vivi con consapevolezza, ama
senza paura e non tradire mai la tua verità interiore.»
Luca lasciò il
monastero all’alba.
Mentre percorreva
il sentiero tra gli alberi, si fermò un istante.
Il vento muoveva
lentamente le foglie.
Gli uccelli
cantavano.
Il cielo
diventava dorato.
E improvvisamente
capì ciò che Osho aveva cercato di insegnargli:
la vita non era
nascosta da qualche parte nel futuro.
Era sempre stata
lì.
In quel respiro.
In quel silenzio.
In quell’istante perfetto e irripetibile.
