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lunedì 13 luglio 2026

Addio all' eroe presunto (poesia)


Siberia, sparuto villaggio,

croci ortodosse nella gelida periferia!

Rigido il pope

nella lunga veste sua,

la croce argentea gli adorna il petto!

Ieratico, nella postura orante,

astanti a recare antiche icone striate d'ori;

canti, voci a baritono

a impetrare misericordia

al loro e nostro Iddio,

bara dischiusa,

terreo il volto del soldato Vasily,

pietoso un velo candido

ne copre le sembianze,

una decorazione di latta;

il padre suo e la madre,

il capo coperto da un consunto fazzoletto,

vanamente cercano lacrime ghiacciate

come laggiù è gelida l'ingrata terra di Siberia,

eppure amata!

Del figlio, come Cristo sacrificato alla follia

e alla umana prepotenza resterà memoria,

stimmata,

in una foto e in una divisa!

Qualcuno lo dirà eroe,

lui semplice, lui contadino,

vanamente consegnato,

imberbe, alla terra sorda;

Dasvidania, ragazzo,

una bionda fanciulla dalle rosee

gote farà giardino fiorito

del tumulo che t' accoglie,

una lignea, tarlata croce

ti veglia...

di Mario Cammarota


Questa poesia si presenta come un intenso quadro umano e spirituale ambientato in un remoto villaggio della Siberia, dove si celebra il funerale di un giovane soldato, Vasily.

Il testo unisce la dimensione religiosa, quella familiare e quella tragica della guerra, dando vita a una meditazione sul sacrificio, sulla memoria e sulla fragilità dell'esistenza.

L'incipit colloca immediatamente il lettore in uno scenario severo e solenne: «Siberia, sparuto villaggio, / croci ortodosse nella gelida periferia».
La Siberia non è soltanto un luogo geografico, ma diventa simbolo di isolamento, durezza e lontananza. Le «croci ortodosse» evocano una tradizione religiosa antica che costituisce il fondamento spirituale della comunità.
La descrizione del rito funebre è particolarmente efficace. Il pope appare «rigido» e «ieratico», quasi una figura fuori dal tempo. La sua presenza, insieme alle icone dorate e ai canti profondi dei fedeli, conferisce alla scena un carattere sacrale.
L'autore dimostra una notevole attenzione ai dettagli visivi e sonori: la croce argentea, le icone «striate d'ori», le voci di baritono creano un'atmosfera che richiama la liturgia orientale e il senso del mistero religioso.
Al centro della poesia si trova la figura del soldato morto. Vasily giace nella bara con il volto «terreo», coperto da un velo candido.
L'immagine della «decorazione di latta» è particolarmente significativa: la medaglia militare appare povera e insufficiente di fronte alla realtà della morte.
In questo dettaglio si avverte una velata critica all'enfasi eroica con cui spesso vengono giustificati i sacrifici della guerra.
Il momento più toccante è probabilmente quello dedicato ai genitori.
Essi «vanamente cercano lacrime», come se il dolore fosse ormai così profondo da aver oltrepassato persino la possibilità del pianto. La loro sofferenza viene accostata al gelo della Siberia: le lacrime sono «ghiacciate come laggiù / è gelida l'ingrata terra di Siberia».
La natura riflette e amplifica il dramma umano.

Uno dei nuclei concettuali della poesia emerge nei versi:

«Del figlio, come Cristo sacrificato alla follia
e alla umana prepotenza resterà memoria».

Il paragone con Cristo eleva la vicenda individuale a simbolo universale.

Vasily non è un eroe nel senso tradizionale del termine, ma una vittima innocente della «follia» e della «umana prepotenza», espressioni che sembrano riferirsi alla guerra e alle ambizioni di potere che la generano.

La morte del giovane assume così un valore quasi sacrificale.

Molto significativa è anche la contrapposizione tra la retorica pubblica e la realtà personale:
«Qualcuno lo dirà eroe, lui semplice, lui contadino».
L'autore sottolinea la distanza tra le parole ufficiali e la concreta identità del ragazzo. Vasily non appare come un guerriero glorioso, ma come un giovane contadino strappato alla sua vita quotidiana e «vanamente consegnato» alla morte. In questi versi si percepisce una profonda pietà umana e una visione sostanzialmente antimilitarista.
La conclusione introduce una nota di dolcezza e di speranza. La giovane fanciulla che curerà la tomba trasformandola in un «giardino fiorito» rappresenta la continuità della vita e dell'amore oltre la morte.
Anche la «lignea, tarlata croce» che veglia sul sepolcro è un'immagine umile ma carica di significato: non il monumento grandioso dell'eroe celebrato dalla storia, bensì il semplice segno della memoria custodita dagli affetti.
Dal punto di vista stilistico, la poesia utilizza un linguaggio elevato e talvolta arcaizzante («Iddio», «ieratico», «impetrare»), che si accorda bene con l'ambientazione religiosa.
Frequenti sono le immagini visive e i richiami simbolici. Il ritmo è narrativo ma al tempo stesso lirico, sostenuto da numerosi enjambement che accompagnano il fluire della meditazione.
Nel complesso, il testo è una commossa elegia funebre che trasforma la morte di un singolo soldato in una riflessione universale sul dolore dei genitori, sull'assurdità della guerra e sulla forza della memoria.
La vera grandezza di Vasily non risiede nell'eroismo militare, ma nella sua semplice umanità, che la poesia restituisce con intensa partecipazione emotiva.

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