Immaginiamo per un momento che esista un luogo al di fuori dello spazio e del tempo. Un piccolo bar cosmico sospeso tra galassie lontane e buchi neri. Ai tavolini siedono filosofi, matematici e scienziati di ogni epoca. A un certo punto entrano due clienti illustri: Isaac Newton e Albert Einstein.
Si accomodano uno di fronte all'altro.
Newton ordina un tè. Einstein un caffè.
Dopo qualche istante di silenzio, Newton rompe il ghiaccio:
«Allora, sei tu quello che ha complicato tutto?»
Einstein sorride.
«E tu sei quello che ha fatto credere al mondo che l'universo fosse un enorme orologio.»
Comincia così una delle discussioni più affascinanti della storia del pensiero umano.
L'universo come una macchina perfetta
Newton osservava il mondo con gli occhi di chi era convinto che dietro ogni fenomeno si nascondesse un ordine rigoroso.
Una mela cade? Esiste una legge.
La Luna gira attorno alla Terra? Esiste una legge.
I pianeti seguono le loro orbite? Ancora una legge.
Per Newton il cosmo era una gigantesca macchina governata da principi matematici universali. Se si conoscessero tutte le condizioni iniziali, almeno in teoria, si potrebbe prevedere qualsiasi evento futuro.
Una visione che non influenzò soltanto la fisica, ma anche la filosofia.
L'universo newtoniano è rassicurante. Tutto ha una causa. Tutto può essere spiegato. Tutto può essere calcolato.
È il sogno dell'Illuminismo: la ragione che illumina ogni angolo della realtà.
Einstein e il sospetto che la realtà sia più strana
Einstein ascolta con attenzione.
Poi appoggia la tazzina sul tavolo.
«Isaac, il problema è che l'universo non legge i nostri manuali.»
Per lui la realtà è molto più enigmatica.
Lo spazio non è un contenitore immobile.
Il tempo non scorre allo stesso modo per tutti.
La gravità non è una forza invisibile che tira gli oggetti.
Tutto ciò che Newton considerava stabile diventa improvvisamente flessibile.
Lo spazio si curva.
Il tempo rallenta.
La materia modifica la geometria dell'universo.
A questo punto Newton scuote la testa.
«Vuoi dire che due persone possono misurare tempi diversi?»
«Esattamente.»
«E hanno entrambe ragione?»
«Esattamente.»
Newton prende un lungo sorso di tè.
«Non mi piace.»
Una questione filosofica
Dietro questa disputa scientifica si nasconde una domanda molto più profonda.
Che cos'è davvero la realtà?
Newton rappresenta il desiderio umano di trovare ordine e stabilità.
Einstein rappresenta invece la consapevolezza che la realtà potrebbe essere molto più complessa delle nostre intuizioni.
Da un lato abbiamo il bisogno di certezze.
Dall'altro la scoperta che le certezze possono sempre essere messe in discussione.
In questo senso Einstein non distrugge Newton.
Lo supera.
Ma soltanto perché Newton aveva costruito le fondamenta.
Ogni rivoluzione scientifica nasce infatti da una tradizione precedente.
Perfino i giganti hanno bisogno delle spalle di altri giganti.
La mela che cambiò il mondo
A questo punto arriva il cameriere del bar cosmico con un piatto di mele.
Newton ne prende una e sorride soddisfatto.
«Vedi? Questa mela cade per effetto della gravità.»
Einstein prende la stessa mela.
La osserva.
La gira tra le mani.
Poi risponde:
«Oppure segue semplicemente la geometria dello spazio-tempo.»
«Sempre a complicare le cose.»
«Sempre a semplificarle troppo.»
La mela, nel frattempo, cade dal tavolo.
Entrambi la guardano.
Entrambi la spiegano in modo diverso.
Entrambi hanno ragione.
Ed è forse questa la parte più straordinaria della scienza.
La lezione che ci lasciano
Quando pensiamo a Newton ed Einstein tendiamo a immaginarli come avversari.
In realtà rappresentano due atteggiamenti complementari verso la conoscenza.
Newton ci insegna che il mondo può essere compreso.
Einstein ci ricorda che ciò che comprendiamo oggi potrebbe essere superato domani.
Il primo ci dona la fiducia nella ragione.
Il secondo ci insegna l'umiltà.
E forse è proprio qui che la fisica incontra la filosofia.
Ogni teoria è una finestra aperta sulla realtà, ma nessuna finestra coincide con il paesaggio intero.
Newton aprì una finestra enorme.
Einstein ne aprì un'altra ancora più ampia.
E noi continuiamo a guardare attraverso entrambe, cercando di capire chi siamo in questo immenso universo.
Forse la vera grandezza della scienza non consiste nel possedere risposte definitive, ma nel formulare domande sempre migliori.
E mentre Newton continua a misurare le orbite dei pianeti e Einstein a piegare lo spazio-tempo, noi restiamo seduti al tavolo accanto, ad ascoltare una conversazione che, in fondo, non finirà mai.
Nota umoristica
Einstein, Newton e Pascal giocano a nascondino insieme.
È il turno di Einstein di contare, quindi chiude gli occhi e inizia a farlo.
Pascal scappa immediatamente e si nasconde.
Newton, invece, non lo fa.
Stranamente, disegna con molta calma un quadrato sul terreno, di 1 metro per lato, e lo disegna proprio di fronte al posto in cui Einstein sta contando.
Poi ci mette un passo al centro.
Proprio in quel momento, Einstein arriva a 10, apre gli occhi e individua immediatamente Newton e quindi dice: "Ti ho trovato!"
Newton sorride e dice con calma:
"Non hai trovato me, hai trovato Newton per metro quadrato. Quindi hai trovato Pascal".
Spiegazione (per i non tecnici)
Un newton (N) in un metro quadrato (m²) equivale a un pascal (Pa), ovvero 1 Pa = 1 N/m².
Il pascal è l'unità di misura della pressione internazionale.
Il newton è un'unità di misura della forza.
