mercoledì 9 settembre 2026

La Quarta Via di G.I. Gurdjieff: il risveglio dell'uomo che vive nel sonno

✦ Chiave di lettura

E se il vero ostacolo alla nostra crescita fosse il fatto che viviamo gran parte della vita in modo automatico? Con la Quarta Via, G.I. Gurdjieff propone un percorso di risveglio che non richiede di fuggire dal mondo, ma di imparare a essere presenti proprio nella quotidianità.

 

Esiste un modo per trasformare sé stessi senza fuggire dal mondo?

Secondo Georges Ivanovič Gurdjieff (1866-1949) la risposta è sì. Ma non si tratta di ritirarsi in un monastero, né di dedicare la vita soltanto alla meditazione o all'ascesi. 

La vera trasformazione, sosteneva, deve avvenire nel mezzo della vita quotidiana: mentre lavoriamo, litighiamo, amiamo, ci distraiamo e affrontiamo le nostre abitudini.

Questa idea prende il nome di Quarta Via, un percorso di sviluppo interiore che rompe con le tradizioni spirituali classiche e propone una domanda tanto semplice quanto inquietante: e se gran parte della nostra vita fosse vissuta in uno stato di sonno?

Per Gurdjieff, il problema fondamentale dell'essere umano non è l'ignoranza, ma l'automatismo. 

Crediamo di scegliere, pensare e agire liberamente, mentre in realtà siamo trascinati da impulsi, emozioni e meccanismi inconsapevoli.

La Quarta Via nasce proprio come un metodo per svegliarsi.

Chi era Gurdjieff?

Nato nel Caucaso, probabilmente nell'attuale Armenia, Gurdjieff fu una figura difficile da classificare. Filosofo, maestro spirituale, musicista e instancabile viaggiatore, raccontò di aver trascorso anni esplorando l'Asia centrale, il Medio Oriente e antiche confraternite esoteriche alla ricerca di conoscenze dimenticate.

È impossibile distinguere completamente ciò che appartiene alla sua biografia storica da ciò che egli stesso costruì come narrazione simbolica. Ma questo fa parte del suo fascino: più che presentarsi come un professore, Gurdjieff voleva essere un provocatore della coscienza.

Tra le sue opere più importanti troviamo:

  • Incontri con uomini straordinari

  • Racconti di Belzebù a suo nipote

  • gli insegnamenti raccolti dai suoi allievi, soprattutto P.D. Ouspensky.

Fu proprio Ouspensky, autore de La ricerca del miracoloso, a rendere accessibili molte delle idee della Quarta Via.



L'uomo dorme

L'affermazione più famosa di Gurdjieff è anche la più sconcertante:

"L'uomo vive nel sonno."

Naturalmente non intende il sonno fisico. Parla di uno stato psicologico nel quale agiamo senza vera consapevolezza.

Pensiamo di essere un individuo unitario, ma secondo lui siamo una moltitudine di "io" che si alternano continuamente.

Al mattino un "io" vuole iniziare una dieta.

A pranzo un altro "io" ordina un dolce.

La sera un terzo promette che domani ricomincerà.

Non esiste un centro stabile che governi tutto questo.

L'idea anticipa, in modo sorprendente, alcune intuizioni della psicologia moderna sui processi automatici e sulla molteplicità delle motivazioni interne.

Per Gurdjieff il primo passo non consiste nel cambiare, ma nel vedere questa frammentazione.


Le tre vie tradizionali

Prima di spiegare la Quarta Via, Gurdjieff descrive tre antichi percorsi spirituali.


La via del fachiro 

Il fachiro lavora soprattutto sul corpo.

Attraverso disciplina estrema, dolore volontario e controllo fisico sviluppa una straordinaria forza di volontà.

Il limite?

Rischia di trascurare mente ed emozioni.


La Via del Monaco

Il monaco coltiva il cuore.

Lavora sulla fede, sull'obbedienza e sulle emozioni superiori.

Il rischio è quello di dipendere da una struttura religiosa e di sviluppare poco l'intelligenza critica.


La Via dello Yogi

Lo yogi sviluppa la mente.

Meditazione, concentrazione e conoscenza diventano gli strumenti della trasformazione.

Ma anche qui può mancare l'integrazione con la vita concreta.

leggi: la filosofia della luce

Perché serve una quarta via?

Gurdjieff osserva che quasi nessuno può permettersi di diventare fachiro, monaco o yogi.

Abbiamo una famiglia.

Un lavoro.

Responsabilità.

La Quarta Via nasce proprio per questo.

Non richiede di abbandonare il mondo.

Trasforma il mondo stesso nel luogo della pratica.

Ogni conversazione.

Ogni difficoltà.

Ogni errore.

Diventa materiale di lavoro interiore.

È forse questo l'aspetto più moderno del suo insegnamento.



I tre centri dell'essere umano

Secondo Gurdjieff siamo costituiti da tre grandi centri.

Il centro intellettuale

È il dominio dei pensieri.

Analizza.

Confronta.

Giudica.

Il centro emozionale

Qui nascono sentimenti, paure, entusiasmi e desideri.

Il centro motorio-istintivo

Controlla movimenti, abitudini e funzioni automatiche del corpo.

Il problema nasce quando un centro invade il lavoro dell'altro.

Ad esempio:

  • pensiamo troppo invece di agire;

  • reagiamo emotivamente dove servirebbe lucidità;

  • viviamo per pura abitudine.

La crescita consiste nel rendere questi centri più armonici.


Il ricordo di sé

Tra tutti gli insegnamenti di Gurdjieff, questo è probabilmente il più celebre.

Lo chiamava self-remembering, cioè "ricordo di sé".

Che cosa significa?

Immagina di bere un caffè.

Normalmente tutta l'attenzione è sul caffè.

Oppure sul telefono.

Oppure sui pensieri.

Nel ricordo di sé accade qualcosa di diverso.

Mentre osservi il caffè...

...ricordi contemporaneamente di essere presente.

Diventi consapevole di te mentre vivi l'esperienza.

Sembra semplice.

In realtà è difficilissimo.

Secondo Gurdjieff riusciamo a mantenerlo solo per pochi secondi.

Poi ci perdiamo di nuovo.

Ed è proprio questa scoperta a rivelare quanto siamo automatici.


L'osservazione di sé

Prima del cambiamento viene l'osservazione.

Gurdjieff insiste su un principio fondamentale.

Non bisogna giudicarsi. Bisogna osservare.

Quando proviamo rabbia, normalmente ci identifichiamo con essa.

Oppure cerchiamo di reprimerla.

L'osservazione propone una terza possibilità.

Vedere.

Sentire.

Riconoscere.

Senza identificarsi completamente.

Questa pratica ricorda, per certi aspetti, la moderna mindfulness, anche se il suo contesto teorico è molto diverso.


Le emozioni negative

Gurdjieff aveva una posizione radicale.

Le emozioni negative, diceva, sono spesso inutili.

Non perché non esistano.

Ma perché vengono alimentate meccanicamente.

Offesa.

Invidia.

Risentimento.

Paura immaginaria.

Molte di queste reazioni si autoalimentano.

Il lavoro interiore consiste nel vedere il momento esatto in cui nasce l'identificazione.

È lì che compare uno spazio di libertà.


Il lavoro cosciente e la sofferenza volontaria

Due concetti possono sembrare provocatori.

Lavoro cosciente

È lo sforzo fatto deliberatamente per restare presenti.

Non è il lavoro professionale.

È il lavoro sulla propria attenzione.

Sofferenza volontaria

Non significa cercare il dolore.

Significa rinunciare alle reazioni automatiche.

Ad esempio:

  • non rispondere immediatamente a una provocazione;

  • interrompere un'abitudine compulsiva;

  • sopportare il disagio di osservare sé stessi senza scuse.

Per Gurdjieff questa è una sofferenza creativa.


Le danze sacre



Uno degli aspetti più affascinanti del suo insegnamento sono i Movimenti.

Si tratta di coreografie estremamente precise.

Non sono semplici danze.

Ogni gesto richiede:

  • attenzione;

  • coordinazione;

  • memoria;

  • presenza simultanea di corpo, mente ed emozione.

L'obiettivo è impedire all'automatismo di prendere il controllo.

Ancora oggi vengono praticate nei gruppi che seguono il suo insegnamento.


La Quarta Via e la psicologia contemporanea

Pur appartenendo a un contesto esoterico, molte intuizioni di Gurdjieff dialogano sorprendentemente con idee moderne.

La psicologia cognitiva distingue tra processi automatici e processi controllati.

Le neuroscienze mostrano quanto il cervello operi spesso in modalità automatica.

La mindfulness insegna l'attenzione al momento presente.

Naturalmente le differenze sono importanti.

Gurdjieff parlava di un risveglio ontologico.

Non solo di benessere psicologico.

Il suo obiettivo era la nascita di un essere umano più cosciente.



Le critiche

Il pensiero di Gurdjieff non è privo di controversie.

Gli storici hanno discusso:

  • la veridicità dei suoi viaggi;

  • il carattere talvolta autoritario del suo metodo;

  • il linguaggio volutamente enigmatico dei suoi testi.

Alcuni lo considerano un grande maestro spirituale.

Altri lo vedono come un brillante costruttore di miti.

In ogni caso, la sua influenza è stata enorme.

Ha ispirato psicologi, artisti, musicisti e ricercatori spirituali del Novecento.


Perché la Quarta Via è ancora attuale?

Viviamo nell'epoca delle notifiche.

Della distrazione permanente.

Del multitasking.

Paradossalmente, la domanda di Gurdjieff sembra oggi ancora più attuale.

Quanto della nostra giornata viviamo davvero?

Quando scorriamo automaticamente il telefono...

Quando rispondiamo senza ascoltare...

Quando ripetiamo sempre gli stessi schemi...

Siamo svegli?

O stiamo semplicemente reagendo?

La Quarta Via non promette illuminazioni immediate.

Propone qualcosa di più concreto.

Un esercizio.

Un esperimento quotidiano.

Fermarsi.

Ricordarsi di sé.

Accorgersi che si è presenti.

Per pochi secondi.

Poi ricominciare.

Forse il risveglio, suggerisce Gurdjieff, non è un evento straordinario.

È una pratica che inizia proprio nel momento più ordinario della giornata.


Opere di G.I. Gurdjieff

  • G.I. Gurdjieff, Racconti di Belzebù a suo nipote, Astrolabio Ubaldini.

  • G.I. Gurdjieff, Incontri con uomini straordinari, Astrolabio Ubaldini.

  • G.I. Gurdjieff, La vita è reale solo quando "Io sono", Astrolabio Ubaldini.

Opere di P.D. Ouspensky

  • P.D. Ouspensky, La ricerca del miracoloso. Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio Ubaldini.

  • P.D. Ouspensky, Il quarto cammino, Astrolabio Ubaldini.

Studi critici

  • James Moore, Gurdjieff: The Anatomy of a Myth, Element Books.

  • Jacob Needleman, The Wisdom of Love, Arkana.

  • Sophia Wellbeloved, Gurdjieff: The Key Concepts, Routledge.