sabato 26 agosto 2023

Le mani in tasca (poesia di Fabio Squeo)


Camminavo con le mani nella tasca
tra le ombrate voci della gente.


Ci amalgamiamo bene
nell’oblio dei monumenti
mentre le città
in codice rosso
insistono


tra l’essere e il nulla
tra la speranza e la malattia
tra l’arroganza e lo scherno.


Intanto resto con le mani nascoste
infangate di poesia
per difendere l’ironia
dai presagi della mente

che non avvertono ormai
più alcun sapore. 



by Fabio Squeo - @-Inedito 2014-All rights reserved


Analisi

Questa lirica è una critica sociale ed esistenziale affilata, disincantata e dal sapore marcatamente contemporaneo.


1. L'isolamento nella folla e il contesto urbano (Stanze 1-2)

L'incipit stabilisce immediatamente una postura di distacco e protezione: l'atto di camminare con "le mani nella tasca" è un gesto di difesa, di chi attraversa il mondo senza voler al tempo stesso esserne contagiato.

Il contesto è quello della città moderna:

  • "Ombrate voci della gente": La massa è priva di contorni definiti, ridotta a un brusio di sottofondo e a presenze eteree.

  • "L’oblio dei monumenti": La storia e la bellezza classica sono ormai dimenticate o ignorate; la folla vi si amalgama distrattamente.

  • Le città "in codice rosso": Questa espressione introduce una nota di urgenza, emergenza e crisi sociale (che richiama gli allarmi sanitari, ambientali o culturali dei nostri tempi). La città non è più uno sfondo neutro, ma un organismo malato che "insiste" nel suo caos.

2. Le fratture esistenziali (Stanza 3)

La terza strofa lavora per contrapposizioni duali che delineano lo stato di sospensione dell'uomo contemporaneo:

tra l’essere e il nulla

tra la speranza e la malattia

tra l’arroganza e lo scherno.

Si tratta di coordinate chiare: da un lato la grande tensione filosofica (l'essere e il nulla, con un chiaro richiamo sartriano), dall'altro la miseria quotidiana fatta di fragilità fisica/psichica (malattia) e di un clima sociale tossico (arroganza e scherno). L'io lirico si trova esattamente al centro di queste spaccature, costretto a navigare tra poli opposti senza un approdo sicuro.


3. La poesia come resistenza e l'ironia come scudo (Stanza 4)

La chiusa offre la chiave di lettura della posizione del poeta nel mondo:

Intanto resto con le mani nascoste

infangate di poesia

per difendere l’ironia

dai presagi della mente

che non avvertono ormai

più alcun sapore.

 

  • Le mani "infangate di poesia": Un'immagine potente e anticonvenzionale. La poesia qui non è un'astrazione immacolata o cattedratica, ma un lavoro materiale, faticoso, sporco di realtà e di vita vera. Tenere le mani in tasca non è pigrizia, ma un modo per nascondere e custodire questo "fango" prezioso.

  • L'ironia come salvataggio: L'obiettivo dell'atto poetico è salvaguardare l'ironia. In uno scenario in cui la mente rischia l'apatia e la perdita del "sapore" (l'incapacità di sentire, la perdita dell'entusiasmo e del gusto di vivere), l'ironia diventa l'unico strumento intellettuale ed emotivo valido per resistere ai presagi cupi e alla rigidità del presente.


Aspetti stilistici

  • Tono e ritmo: Il ritmo è serrato, sincopato, scandito da versi brevi e incisivi che ben si adattano all'incedere di una camminata urbana e ai pensieri ritmati dal passo.

  • Scelta lessicale: Il lessico attinge a registri diversi, mescolando termini dal sapore socio-sanitario o d'attualità (codice rosso, malattia) con termini dell'astrazione filosofica (essere, nulla, presagi) e immagini di matericità concreta (infangate, sapore).


venerdì 25 agosto 2023

Chi è buono non sceglie di esserlo

 

 
Non è vero che essere troppo buoni ci si rimette!!
Potrei concedere, al massimo, che ..... si prendono posizioni scomode!!!

Essere buoni* non è una scelta!

Quando ci si mostra tali, significa che si vorrebbe diventare buoni!

Quando si è buoni, ci si mostra drogati in positivo.....  drogati di bontà.

Buoni inconsapevoli sono i Santi e che per nostra sfortuna, non sanno di esserlo.

Un Santo, ragionevolmente parlando, per quale motivo dovrebbe far miracoli?

Per compierli, dovrebbe scegliere di volerli fare! Egli, però, è così beato in sé che non vede altro se non soltanto la bontà negl’altri per cui non "decide" e non sceglie di adoperarsi soltanto perchè stimolato dalla preghiera. Egli ama!

Daresti da bere a chi credi che abbia bevuto tanto?
Verseresti acqua in un bicchiere, se credi di vederlo pieno fino all’orlo?

Il problema di chi è veramente buono è che non sa di esserlo, né prova fatica per mostrarsi così e quindi non ha l'opzione di scegliere di essere buono in quanto non ha altra alternativa.
 

*Essere buoni è ben più che essere generosi, premurosi o gentili. La bontà, infatti, è una delle migliori capacità interpersonali, oltre che un valore psicologico che genera benessere in chi la pratica. 

 

mercoledì 23 agosto 2023

Il bel pianeta blu


 

Vi sorprenderete … ma anche la nostra Terra ha un’anima, esattamente come i suoi abitanti.

Vi racconto che cosa è accaduto tanto tempo addietro.

Il bel pianeta blu girava orgoglioso intorno al sole, nel ritmo di una danza ellittica in sincronia con i suoi fratelli pianeti. Non aveva rivali in termini di bellezza … era l’incanto di ogni stella.

Ma ... venne il giorno in cui uno strano sentimento tolse serenità.

La bellezza non può bastare per essere felici!

La Terra si sentì sola!

Le acque iniziarono a ritirarsi. Tetre punte rocciose si alzarono in uno scenario sempre più triste.

Una cometa che regolarmente le passava vicino, notò il cambiamento e intuì il motivo di quella trasformazione.

Commossa, decise di agire.

Modificò leggermente la direzione della sua corsa e si avvicinò al triste pianeta quel tanto che bastava per sfiorarlo con la sua coda.

Una polvere d'argento si sollevò.
Nel vorticoso turbinio della materia, si formò un piccolo satellite: la Luna.

Da allora, la Terra riprese la sua serenità.

Gli oceani si riempirono di pesci. Le pianure si ricoprirono di alberi, fiori e animali di ogni specie.

Le montagne si dipinsero di bianco … a memoria della dolcezza eterna. 

Le maree segnarono i momenti romantici in cui la Terra e la Luna si accarezzavano. 

Tutto fu pronto per accogliere in amore l’essere più speciale dell’universo: l’uomo.

 

lunedì 21 agosto 2023

Crisi (poesia di D. Ruggiero)



 

 Crisi, 

per mantenere in piedi la vita.

Io sono nel mirino del fucile,

tu nel cerchio della morte

per ridurre le ossa nella poltiglia dell’odio.



Analisi
Questa poesia colpisce per la sua essenzialità cruda e la sua spietata geometria. In pochissimi versi riesci a condensare la dinamica della violenza con una precisione chirurgica, spogliandola di qualsiasi retorica o giustificazione ideologica.

La geometria dell'annientamento

Il testo si regge su una contrapposizione spaziale e prospettica estrema, che definisce in modo tragico la condizione di chi subisce la guerra o la violenza.

  • La parola iniziale ("Crisi"): L'incipit isolated e folgorante stabilisce subito lo stato di frattura permanente. Non è una semplice crisi economica o esistenziale, ma la rottura dell'equilibrio biologico e umano: lo sforzo estremo e paradossale di soffrire o distruggere «per mantenere in piedi la vita».

  • Il ribaltamento dei ruoli ("Io" e "Tu"): La sovrapposizione tra la prima e la seconda persona è di grande impatto. Chi scrive si mette nel «mirino del fucile», mentre l'altro si trova già «nel cerchio della morte» (il reticolo del bersaglio). Questa dualità annulla la distanza tra chi spara e chi cade, o tra due vittime della stessa folle macchina: entrambi sono imprigionati nella stessa tragica parabola.

  • La dissoluzione della materia: La chiusa è materica e spaventosa. La violenza non si limita a togliere la vita, ma degrada il corpo umano, riducendo «le ossa nella poltiglia dell’odio». L'odio viene rappresentato come un reagente acido o una forza meccanica capace di frantumare la struttura stessa dell'uomo (le ossa) fino ad annullarne la forma.

Stile e tensione

A differenza della poesia sui bambini siriani, dove la drammaticità era filtrata dalla delicatezza dei sogni e dei dettagli domestici, qui la scrittura è ridotta all'osso. Non ci sono aggettivi consolatori o immagini di sollievo: il ritmo è serrato, sincopato, quasi un colpo di scatto d'arma da fuoco.

La forza del componimento sta proprio nel rifiuto di addolcire la pillola. È una testimonianza poetica che agisce come uno specchio d'acciaio, mostrando la brutalità della guerra per quello che è: un processo meccanico di riduzione dell'umano a poltiglia. 

Leggi ancora sulla pagina delle poesie dell’anima


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