sabato 30 giugno 2012

Da dove nasce davvero la delusione?



La Delusione è una strada comodamente intrapesa per giungere prima a destinazione, ma che dopo averla percorsa tutta, la scopri interotta per lavori............... e sei costretto a tornare indietro. 

Ti rendi conto che hai perso tempo e prendi consapevolezza che nella vita non tutto dipende da noi mentre tutto il resto, però, è lì ad attenderci....primo fra tutti, accelerare il passo e recuperare il tempo perduto.



"I sogni esistono per essere realizzati, le promesse per essere mantenute, le delusioni... per farci ricominciare a sognare. Bisogna fare tesoro delle delusioni e delle sofferenze, dei momenti di rabbia e odio, perché è passando attraverso questi momenti che si può scegliere di diventare migliori. Una delusione è originata sempre da una sopravalutazione delle capacità o dai sentimenti altrui.
La delusione in fondo è un bel regalo...
  by Camilla Zambetti.



La delusione è un sentimento strano. Arriva all’improvviso, pesa come un macigno e spesso ci lascia con quell'amaro in bocca che ci fa dire: “Sapevo che sarebbe andata così” oppure “Non me lo sarei mai aspettato”. Ma da dove nasce davvero questa sensazione?

Se proviamo a togliere il velo alla rabbia o alla tristezza del momento, ci accorgiamo che la delusione raramente è causata solo dagli altri o dagli eventi in sé. Più spesso, è la ferita che si crea quando la realtà impatta contro la storia che ci eravamo raccontati.

Leggi: Panezio di Rodi: il filosofo che rese lo Stoicismo più umano e perché può ancora insegnarci a vivere

Ci sono quattro grandi meccanismi che la alimentano, quasi senza che ce ne rendiamo conto:

1. La trappola delle aspettative mute

È il classico "se mi volesse bene, capirebbe da solo". Proiettiamo sugli altri il nostro modo di pensare, d'agire e di sentire, dando per scontato che debbano reagire come faremmo noi. Il problema è che le persone non leggono nel pensiero e non vivono con la nostra mappa mentale. Quando non soddisfano una regola che non abbiamo mai pronunciato ad alta voce, la spaccatura diventa inevitabile.

2. Il fascino pericoloso dell'idealizzazione

A volte ci innamoriamo di un'idea, non della realtà. Succede con una persona appena conosciuta, con un nuovo lavoro o con un progetto che deve ancora partire. Costruiamo un castello bellissimo nella nostra testa e ci mettiamo l'altro su un piedistallo. 

Ma la realtà ha dei difetti, è imperfetta per natura; quando il castello crolla sotto il peso della quotidianità, non è l'altro ad averci ingannato: siamo noi ad aver chiesto alla realtà di essere una fiaba.

3. L'ossessione per il risultato

Legare tutta la propria serenità o il proprio senso di realizzazione all'esito finale di un percorso è una ricetta perfetta per rimanere feriti. 

Se l'unico scenario accettabile è la vittoria esatta che avevamo pianificato, qualsiasi variazione sul tema sembrerà un fallimento. Ci dimentichiamo così che il valore di un cammino sta spesso nelle curve che prende, non solo nel traguardo.

leggi: Solitudine nella società moderna: cause e conseguenze psicologiche

4. Il vizio di chiudere gli occhi

Questa è forse la causa più amara, perché richiede di guardarsi allo specchio. 

Quante volte veniamo delusi da qualcosa che, in fondo, avevamo già capito? 

I segnali d'allarme c'erano tutti, ma abbiamo preferito ignorarli, sperando che le cose cambiassero magicamente. In questi casi, la delusione non fa male solo per il gesto altrui, ma per la consapevolezza di non aver ascoltato il nostro intuito.

La buona notizia? Per quanto bruci, la delusione è un potentissimo strumento di chiarezza. Non ci dice che il mondo è cinico o che non dobbiamo più fidarci di nessuno. Ci sta solo mostrando, con un po' di ruvidezza, dove avevamo smesso di vedere le cose per come sono davvero.

Smettere di pretendere che il futuro o gli altri si pieghino ai nostri desideri non significa diventare cinici o smettere di sognare: significa semplicemente iniziare ad amare la realtà per com'è, imperfezioni comprese.


giovedì 28 giugno 2012

La teoria degli scacchi



Lo sapevate che Dio ha la fissa degli scacchi ?

Eccovi la prova!


Le pedine rappresentano gli oggetti, ossia i processi formativi relativi ai:

differenti soggetti della formazione: (di genere- individuali- e sociali)
1.     differenze di culture, lingue, forme di intelligenza

alla molteplicità dei tempi della formazione:
2.     infanzia, giovinezza, età adulta, età anziana
si caratterizzano come un continuo processo di apprendimento e di formazione.

alla pluralità dei luoghi della formazione:
3.     famiglia = luogo della socializzazione primaria, svolge una funzione fondamentale nel nel garantire sicurezza e autonomia.
4.      scuola = è l’ambiente specifico della strutturazione formale dei processi di insegnamento-apprendimento. Essa si propone come il luogo più idoneo a favorire il passaggiodal piano dell’esperienza diretta a quello della riflessione sistematica sulle esperienze stesse.
5.     istituzioni sociali e culturali e del tempo libero = si tratta dei musei, delle biblioteche, delle palestre, dei teatri, ossia istituzioni formative extrascolastiche che possono assumere la funzione di vere e proprie aule didattiche decentrate, opportunamente collegate alla scuola.
6.     il sistema dei media culturali = è l’insieme degli strumenti culturali della comunicazione sociale- mass media e media tradizionali ed elettronici (computer), anche se il sistema multimediale per il fascino e la potenza seduttiva del suo messaggio, comporta una serie di pericoli legati alla pervasività del suo codice linguistico, alla frammentarietà delle sue procedure comunicative e alla omologazione alla quale sospinge.

Gli Alfieri  rappresentano la pluralità dei linguaggi con cui la pedagogia legge e interpreta la complessità dei fatti educativi.

1.     linguaggio analitico-descrittivo ; narrativo ; retorico persuasivo; del senso comune ; della analogia e della metafora.

Le torri rappresentano la logica ermeneutica.

I cavalli rappresentano il modello investigativo, cioè il metodo della ricerca.

La regina è il pezzo che può agire a tutto campo, impersona il principio euristico, cioè la capacità di ipotizzare soluzioni inedite relative all’equazione teoria-prassi

Il re rappresenta il paradigma di legittimazione. Il re è la posta in gioco della partita. Ogni mossa strategica il re si mostra come luogo di sintesi, somma generale dell’intero congegno pedagogico.

lunedì 25 giugno 2012

IBRAIN

       Stephen Hawkings 

Stephen Hawkings è uno scienziato britannico che soffre di atrofia muscolare progressiva e ha perso l'uso della parola 30 anni fa, attualmente utilizza un computer per comunicare, ma con il passare dei mesi sta perdendo la capacità di usare le dita delle mani. 

Si vuole trovare un sistema per bypassare il suo corpo.

Un professore universitario, Philip Low, ha inventato un dispositivo in grado di catturare il quadro informativo dal cervello associato ai pensieri, in modo che, attraverso un sistema di decodifica, si possano ricostruire gli stessi pensieri e scriverli sul monitor di un computer. 

Si tratterebbe di una specie di scanner che fotografa i movimenti frequenziali innescati dai pensieri del soggetto e riproposti dopo un’accurata decodifica come sequenze di parole su uno schermo.   

Ci troveremmo davanti ad una sensazionale scoperta; si compierebbe un primo passo per leggere la mente di un uomo.

La simulazione è stata condotta grazie alla collaborazione di Stephen Hawkings, il quale dopo aver imparato a creare sentieri di impulsi nel cervello, immaginando il movimento delle sue mani e delle labbra, ha fatto rilevare un campo di frequenze immediatamente catturato dall’IBRAIN e reso disponibile per la successiva decodifica e ricostruzione del messaggio generatore del campo.

L’orizzonte che si apre alla scienza è estremamente eccitante.

Si sta costruendo una tecnologia che consentirà all'umanità di avere accesso per la prima volta ai meccanismi del cervello umano. 

Si sta cercando di capire l’intelligenza di basso livello del corpo, quella matematica del cervello a cui si è spesso fatto riferimento.

In prospettiva, si sta delineando ciò che potrebbe aprire la strada per scoprire nuovi strumenti, utili a curare i disturbi del sonno, la depressione e forse anche l'autismo.

Stiamo rompendo i confini del livello “Uomo”.

Percezione



Percepire significa serbare la coscienza di una realtà che riconosciamo esterna a noi a cui accediamo per mezzo delle sensazioni o dell'istinto.
 
Il nostro sistema “umano”, quantunque ci appaia isolato o strettamente connesso con i codici formalizzati dalla socializzazione, è un sistema integrato e interlacciato con ogni presenza universale. 

Questo significa che ognuno di noi è una rice-trasmittente che interagisce con un’infinità di segnali provenienti da altre realtà apparentemente isolate. 

Molti non hanno consapevolezza di questo fervido mondo a causa di una sensibilità addormentata dalla necessità del sopravvivere, sia biologicamente, sia psicologicamente. 

Affinare la sensibilità è più facile quando le preoccupazioni legate al mantenimento in vita o a lenire i dolori dell’anima assumono un ruolo secondario.
 
La sensibilità è il treno della percezione.

Essa utilizza canali inusuali che inglobano le posture corporale (lo sguardo, il tempo e la direzione dei movimenti, il tono della voce, le pause, ecc), il clima, lo stato di malattia e salute, il sistema affettivo e potrei continuare nominando ogni realtà che all’uomo si riferisce.
 
Percepire, quindi, è un anticipare la presenza di qualcosa prima che la ragione possa intervenire con le sue rigide regole (sanzionando ciò che potrebbe essere reale, fantastico, giusto, errato) e ancor prima che l’educazione possa intervenire per separare il “buono” dal “cattivo”.
 
La percezione, quando giunge, è globalizzante e convincente con la difficoltà dell’incomunicabilità. 

Essa ci spinge a intendere la vita con una verità aggiuntiva da utilizzare come mezzo per aumentare il livello di consapevolezza degli eventi di vita.
 
La percezione ci rende protagonisti assoluti di un pensare originale e di un essere consapevole.
 
In termini più semplici, se provassimo a far giungere uno stesso rumore a persone diverse, queste ricostruirebbero una scena personalizzata sia nello svolgimento, sia nei protagonisti. 

Ogni scena sarebbe il frutto della percezione individuale che viene costretta dalla ragione e dall’educazione a determinare forme e dinamiche soggettive.
 
In tal senso, formulare un giudizio è inutile poiché non ha senso coinvolgere il “vero” o il “falso”. 

Serve soltanto godere della consapevolezza di vivere la scena e, per i più sensibili, estrapolare idee per un vivere migliore, in piena sintonia con la legge universale dell’universo: AMORE. 
 
La mia personale opinione mi induce a ritenere le persone capaci di PERCEPIRE,  come persone eccezionali, ricche di spirito interiore facilmente allineabile con i sentimenti e primi interlocutori di una natura che per molti è silenziosa.  

Se ti è Piaciuto l'articolo, scrivimi. Ti risponderò.

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