giovedì 2 maggio 2013

A spasso nei sogni





Muoversi laddove non si tocca, rende vano il dire.

Chiudo gli occhi per attraversar il vuoto.

Mille rivoli si scompigliano nella schiuma del pensare.

Dondolano ricordi appesi ad oggetti morti.

Riportano l'animo nella culla dell'essere,
 dove echeggiano sensazioni libere dalle forme.

E' inutile inseguire la logica se il cuore comanda.

Il possibile e l'irreale passeggiano insieme per le sfere dei sogni.

Non importa l'utile o il valore.

Non importa il significato.

Tutto è immerso nel piacere di viverle.

Elevo il tuo viso a pretesa di sentir l'amore.

Colgo, impaurite, le emozioni di una vita che la raccontano.




mercoledì 1 maggio 2013

Il leone e l’orsetta

Nel paradiso una folla di anime si accalcava per iscriversi alle liste delle nuove nascite, purtroppo, quella degli umani era completa, mentre quelle degli animali avevano ancora dei posti liberi.

Due anime Stilla e Goccia, volendo ritornare subito sulla Terra, decisero di accettare di rinascere nella forma animale.

Prima di decidere si scambiarono alcune riflessioni che riporto di seguito.

Goccia: Mi piacerebbe nascere leone così sarei in cima sulla catena alimentare e non avrei da preoccuparmi di nessuno, a parte l’uomo. 

Stilla: Vorrei farlo anch'io, ma mi dispiace tantissimo per il terrore che procurerei alle indifese predi.

Goccia: No, non devi preoccupartene! Non avrai coscienza del tuo operato; dovrai rispondere soltanto all'istinto.

Stilla: Bene! Allora, iscriviamoci a patto che potremmo riconoscerci quando saremo sulla terra. Io chiederò di nascere orso, così mi farò rispettare e potremmo cacciare insieme.

Al momento dell’iscrizione nella lista degli animali, Goccia riuscì a completare la procedura, mentre Stilla, ancora presa dalle sue incertezze, tardò fino al momento in cui la lista si completò e le iscrizioni furono chiuse.

Stilla dovette iscriversi nella lista delle nascite successive per ritrovare il suo amico.

Venne il momento in cui Stilla si ritrovò cucciolo d’orso libera e gioiosa di perdersi nei suoi giochi. 

Nonostante i continui ammonimenti di mamma orsa, ella spesso si allontanava dalla tana, vagabondando per il territorio circostante.

Su una sporgente rupe, fiero e minaccioso, girava lo sguardo di Goccia che da troppi giorni non mangiava. 

La vista panoramica gli fece scorgere da lontano l'orsetta Stilla e senza dar spazio alle esitazioni si lanciò in un forsennato inseguimento.

Stilla, vedendo la minaccia della sua vita venirgli incontro, cominciò a correre a perdifiato per raggiungere quanto prima possibile la sua tana.

La gracilità della piccola orsa e la considerevole distanza della tana, le suggerirono di raggiungere un luogo in cui potesse infilarsi ed evitare l’aggressione.

Pensò di muoversi in direzione di un torrente dove avrebbe avuto qualche possibilità in più di scovare un rifugio adatto.

La corsa ansimante era sostenuta dalla paura di essere raggiunta e questa, lentamente si stava trasformando in terrore poiché non vedeva nulla che la potesse nascondere o riparare.

Ormai il leone si trovava a pochi metri e l'unica via di fuga possibile che gli si presentava al cucciolo d'orso era un lungo tronco d’albero che si affacciava sul fiume come una canna da pesca.

Stilla, all'estremo delle sue forze, pensò: 

“Se mi spostassi fino alla punta di questo tronco, il leone non potrebbe seguirmi, poiché il suo peso lo farebbe cascare in acqua”.

Stilla sembrava che avesse ragione, ma non fece bene i conti con il suo peso che, sebbene fosse apparentemente sostenibile dal tronco, non era nei limiti per evitare la rottura e farla cascare disotto.

Caduto in acqua, Stilla fu travolta dalla corrente e trasportata verso le rapide.

Il leone con eleganti salti tra le rocce che emergevano dalle acque del torrente, si appostò in un punto di confluenza dei rivoli.

Di lì, l'orsetta sarebbe passato per forza.

La sfortuna volle che la corrente trasportasse Stilla proprio davanti all'affamato leone e mentre la poverina si avvicinava al suo destino, ricordò quel colloquio avuto in Paradiso con Goccia e gridò forte:

“Gocciaaaa...... Gocciaaaa....Gocciaaaa..., io sono Stilla! Ti ricordi di me?”.

Il leone s'irrigidì per un attimo dando segni di riconoscerla, quindi rispose:

“Stilla ti ho riconosciuta, ma non posso fare a meno di vederti come un pasto succulento, d'altronde dovevamo saperlo che siamo guidati dall'istinto. 
Dimentica chi eravamo nella vita precedente e se intendi sopravvivere, smettila di impietosirmi e segui l’istinto!”.

Detto ciò, il leone allungò una zampata che irrorò di sangue il viso di Stilla. 

Le strazianti urla di dolore che seguirono richiamarono l’attenzione di mamma orsa che casualmente si trovava lì, celata da un cespuglio mentre dormiva oziosamente riparata dal sole cocente.

La grossa mole dell’orso divenne fuscello al vento quando comprese il pericolo incombente sul suo piccolo e con inaudita rabbia, si diresse verso il leone, che dovette allontanarsi in tutta fretta prima di decidere dove cercare un'altra preda.

La natura non conosce cattiveria, pietà, comprensione, vendetta, cupidigia; 
essa esiste e diviene nell'armonia di un creato di cui noi umani cerchiamo ancora il costruttore.


martedì 30 aprile 2013

Ai confini del pensare (poesia)



Abbandono il pensar comune
al vibrar dell'anima.

Folleggia lo spirito per sentieri ameni.

Narrar d'impronta,
che il capo ancora volteggia,
è impresa assai dura.

Oscillanti alla fede incerta,
ombre di ragion pura 
allineano verità fugaci.

Cullar vorrebbero quell'antico sogno.

Attendo invano,
sull'alto monte l'apparir leggero
di quel velo d'amore.

Nel mentre,
segnar d'emozioni è l'arte mia.

Corri piccola stilla tra solchi di pelle logora.
Tempo fu del lungo celarti.

Sentir gelo per brividi bugiardi 
è coprir d'eterno il cuore mio.


Analisi
Questa lirica è un viaggio introspettivo che esplora il conflitto tra la razionalità convenzionale e la ricerca poetica, vissuta come slancio emotivo, disillusione e infine liberazione attraverso la scrittura.

La poesia si articola lungo alcuni nuclei tematici principali:

1. Il distacco dal conformismo e la vertigine dell'ispirazione
Nelle prime tre strofe, la voce poetica dichiara subito la propria scelta di campo: abbandonare il "pensar comune" per sintonizzarsi sulle vibrazioni interiori dell'anima. Lo spirito vaga libero ("folleggia") in una dimensione di apparente serenità, ma il processo creativo immediato ("Narrar d'impronta") si rivela complesso e destabilizzante, lasciando una sensazione di stordimento ("il capo ancora volteggia").

2. Il limite della ragione e la ricerca dell'assoluto
La parte centrale introduce una riflessione filosofica ed esistenziale. Le "ombre di ragion pura" — un chiaro richiamo al pensiero filosofico kantiano — producono soltanto certezze precarie ("verità fugaci") legate a una fede incerta. L'aspirazione verso un'ideale trascendente o salvifico ("l'apparir leggero / di quel velo d'amore") si consuma sulla cima di un "alto monte", simbolo classico di ascesi, ma si risolve in un'attesa vana.

3. La catarsi della poesia e il pianto svelato
Di fronte alla caduta dell'illusione, l'atto stesso di scrivere diventa l'unico rifugio reale: "segnar d'emozioni è l'arte mia". Qui la poesia si fa carne con l'immagine suggestiva della "piccola stilla" (una lacrima) che scorre sui "solchi di pelle logora". Cessa la necessità di nascondere la propria vulnerabilità; il dolore accumulato nel tempo trova finalmente una via d'uscita.

4. La chiusa stoica e difensiva
I versi finali suggellano la composizione con un'atmosfera quasi glaciale. I "brividi bugiardi" (illusioni o false promesse d'amore e speranza) insegnano a difendersi. Provare quel "gelo" diventa un meccanismo di protezione per corazzare e preservare il cuore dall'usura del tempo, proiettandolo in una dimensione di silenziosa eternità.

Stile e forma
Il testo adotta un verso libero dal ritmo riflessivo e musicale, caratterizzato da un lessico colto e un'impostazione classica (folleggia, ameni, stilla). La struttura procede per illuminazioni progressive, alternando momenti di slancio ideale a ripiegamenti intimi e malinconici.


domenica 28 aprile 2013

Convinzione d'amore


 
 
Coglier l'ombra che al viso tuo si erge,
è lesinar ragione al muto apparir.

Or son dolce or son duro,
dosar virtù m'alterno.

Ma se il fiato tuo
al mio s'accosta,
l'anima nuda vedrai. 

Vestir d'immagine non incanta.

Depositare magia è l'arte sua.

Udir dovrai per altre vie.

Brividi e battiti ne fa un gran uso,
che l'emozionar è norma.

Verbo non serve
fin che al cor tuo 
l'amor stringe. 

Se ti è Piaciuto l'articolo, scrivimi. Ti risponderò.

Nome

Email *

Messaggio *