Funziona in modo molto strano e inimmaginabile.
Ci sono particolari proprietà del cervello che raramente vengono considerate e spesso ci portano ad azioni istintuali.
In primo luogo, la nostra mente non è profonda come supponiamo che sia.
Pertanto, tende a mostrarci una superficialità imbarazzante, anche quando cerchiamo di analizzare in dettaglio qualsiasi problema.
Il senso completo della frase si forma in tempo reale, utilizzando vecchie situazioni testate e nuove informazioni raccolte dall'ambiente, nello stesso tempo della elaborazione.
In secondo luogo, la nostra mente è molto dispersiva, più di quanto ci piace pensare.
Tutto ciò si tradurrà in qualcosa chiamato "opinione", che non fa differenza tra percezione e realtà.
La mente è piatta
L'espressione «la mente è piatta» può sembrare, a prima vista, quasi paradossale. Siamo abituati a pensare alla mente come a qualcosa di profondo, complesso e misterioso, capace di custodire ricordi, emozioni, desideri, paure e pensieri.
Dire che la mente è «piatta» significa invece mettere in discussione l'idea tradizionale secondo cui dentro di noi esisterebbe una sorta di spazio nascosto e profondo nel quale si troverebbero le vere cause dei nostri comportamenti.
L'espressione è particolarmente associata al filosofo e neuroscienziato Nick Chater, autore del libro The Mind Is Flat.
Secondo questa prospettiva, quando pensiamo di avere dentro di noi pensieri e desideri già formati, che dobbiamo semplicemente andare a scoprire, potremmo in realtà costruirli nel momento stesso in cui cerchiamo di spiegarli.
Immaginiamo, per esempio, che qualcuno ci chieda perché ci piace una determinata persona.
Potremmo rispondere che ci piace perché è intelligente, perché ci fa sentire bene o perché abbiamo qualcosa in comune.
Ma questo non significa necessariamente che dentro la nostra mente esistesse già una spiegazione completa, conservata da qualche parte e pronta per essere recuperata.
Potremmo aver costruito quella spiegazione proprio mentre cercavamo di rispondere alla domanda.
La mente, secondo questa interpretazione, non sarebbe quindi come una casa a più piani, con una parte superficiale e una serie di stanze nascoste nelle profondità.
Sarebbe piuttosto un sistema che costruisce continuamente interpretazioni, pensieri e significati a partire dalla situazione presente.
Questo non significa che la mente sia semplice.
Al contrario, la sua complessità rimane enorme. Significa però che la complessità non deve essere necessariamente immaginata come qualcosa di nascosto in una profondità interiore.
Molti dei nostri pensieri emergono dall'interazione tra ciò che percepiamo, ciò che ricordiamo, il linguaggio che utilizziamo e la situazione nella quale ci troviamo.
La teoria mette quindi in discussione anche una convinzione molto comune: quella secondo cui noi conosciamo perfettamente ciò che accade dentro la nostra mente.
Spesso pensiamo di sapere perché abbiamo fatto una determinata scelta, perché proviamo una certa emozione o perché preferiamo qualcosa.
Tuttavia, quando ci viene chiesto di spiegare le nostre decisioni, possiamo costruire una spiegazione plausibile senza essere necessariamente consapevoli di tutti i processi che hanno prodotto quella decisione.
Un esempio quotidiano può rendere l'idea più chiara. Entriamo in un negozio e scegliamo un determinato prodotto.
Se qualcuno ci domanda perché lo abbiamo scelto, probabilmente forniremo una ragione: era più bello, costava meno, conoscevamo quella marca oppure sembrava migliore.
Ma è possibile che la nostra scelta sia stata influenzata anche da moltissimi elementi che non abbiamo preso consapevolmente in considerazione.
La nostra mente può quindi costruire una spiegazione coerente dopo che la scelta è già stata compiuta.
L'idea della mente piatta porta così a una conseguenza filosoficamente interessante: forse non siamo semplicemente persone che scoprono continuamente ciò che hanno dentro, ma persone che costruiscono continuamente ciò che pensano di avere dentro.
Questo cambia anche il modo di concepire l'identità personale. Se pensieri, intenzioni e spiegazioni vengono continuamente costruiti nel rapporto con le circostanze, allora il nostro «io» potrebbe essere meno stabile di quanto immaginiamo.
Non significa che non esista una persona reale, ma che la nostra esperienza di essere sempre la stessa persona potrebbe essere molto più dinamica e flessibile.
La metafora della mente piatta non deve quindi essere interpretata letteralmente.
Non significa che il cervello sia semplice o che non esistano processi inconsci.
Significa piuttosto che dobbiamo essere prudenti quando immaginiamo la mente come un luogo nel quale esistono pensieri già pronti, desideri nascosti e spiegazioni definitive che attendono soltanto di essere portati alla luce.
In questa prospettiva, la mente assomiglia meno a una profondissima cantina piena di oggetti nascosti e più a una superficie sulla quale continuamente costruiamo significati.
E forse la domanda più interessante diventa proprio questa: quanto di ciò che pensiamo di essere era già dentro di noi e quanto, invece, lo stiamo costruendo proprio adesso?
