martedì 19 marzo 2013

Desiderio spento (poesia)


 
 
Cuor piange per sentimento mai vivo.

Allor, ragion pratica comandò.

Silente l’animo mio, amor non pretese.

Volle il tuo desio per ridestar speranza.

Orfano di sì grande bandiera, or vago per sentimento monco.

Deboli forze sospingono l’ardor mai provato.

Cielo basso fa di me gigante.

Solitario per timida stoffa, confino l’ambire.

Tempo corre per consegnarti un bacio.

Perdona l’ardita lacrima al gravar sul viso tuo.

Ostinata s’illude,
ripagar vorrebbe del mancato dono
all’antico bambino.


Commento

Questa poesia racchiude un conflitto interiore intenso e malinconico, incentrato sul tema dell'amore inespresso, della rinuncia razionale e del peso dei rimpianti.


Temi chiave e analisi dei versi

  • La repressione dei sentimenti e il dominio della ragione

    I primi tre versi sintetizzano la genesi del dolore: «Cuor piange per sentimento mai vivo. / Allor, ragion pratica comandò. / Silente l’animo mio, amor non pretese.»

    Il poeta descrive una scelta sofferta: l'amore non è mai sbocciato pienamente perché la ragione ("ragion pratica", di chiarissima eco kantiana) ha preso il sopravvento, soffocando la spinta emotiva e imponendo il silenzio all'anima.

  • L'illusione, il desiderio dell'altro e l'incompiutezza

    Attraverso il desiderio dell'altra persona («Volle il tuo desio per ridestar speranza»), l'autore cerca una scintilla per riattivare i propri sentimenti. Tuttavia, privo di questa guida ideale («Orfano di sì grande bandiera»), il poeta si ritrova a vagare con un "sentimento monco", incompleto, nutrito da forze deboli che cercano di alimentare un ardore mai vissuto fino in fondo.

  • La solitudine e la percezione di sé

    L'espressione «Cielo basso fa di me gigante» offre un'immagine suggestiva: l'oppressione dell'ambiente o del destino schiaccia lo spazio verso l'alto, facendo percepire la propria presenza come ingombrante o fuori posto. Subito dopo, la riserva caratteriale («Solitario per timida stoffa, confino l’ambire») chiarisce come l'indole schiva porti il poeta a frenare le proprie ambizioni affettive.

  • La resa finale e il riscatto emotivo

    Il finale introduce un senso di urgenza e di toccante delicatezza: «Tempo corre per consegnarti un bacio. / Perdona l’ardita lacrima al gravar sul viso tuo.»

    Nonostante la compostezza e il freno della ragione, un gesto d'affetto o un pianto romantico rompe le barriere. La lacrima è "ostinata" e "s'illude": rappresenta il tentativo tardivo di compensare quell'amore o quel dono d'affetto negato al sé del passato («all'antico bambino»), segnato fin dall'infanzia o da tempo remoto da una mancanza affettiva.

Stile e tono

Il tono della composizione è elegiaco e introspettivo. L'uso di un registro linguistico colto e solenne (termini come allor, ardor, ambire, la struttura inversiva di molti versi) accentua il senso di distanza temporale e la gravità del dramma interiore, trasformando un'esperienza personale in una meditazione universale sulla rinuncia e sulla vulnerabilità.

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domenica 17 marzo 2013

Paolo e Antonio


 
Un padre sul letto di morte chiama a sé i suoi due figli gemelli per renderli consapevoli di aver redatto il testamento nel pieno delle sue facoltà mentali.

I due ragazzi, essendo stati affidati a due famiglie diverse, avevano maturato due stili di vita diversi, sostenuti da due filosofie educative opposte. 

Il primo, Antonio, era ormai un uomo semplice e generoso; spesso non curava i propri interessi per aiutare gli altri. 

La sua riservatezza era spesso confusa come timidezza e incapacità di affrontare la vita a muso duro. 

Antonio amava leggere ed era facile trovarlo solitario ammirando tramonti o osservando piante e animali liberi in natura.

Paolo, invece, appariva agli occhi dei più, vivace, intraprendente e sempre al centro di ogni evento che lo riguardava. 

La vita agiata che gli era stata permessa era responsabile dei convincimenti per cui studiare era inutile e arrivare primi, anche a discapito di altri, era fondamentale per dar senso alla vita.

Per via di questi due caratteri così diversi, i due fratelli si vedevano raramente.

Alla morte del padre si ritrovarono dal notaio per la lettura del testamento.

Con somma meraviglia dei testimoni che assistettero alla lettura del testamento, si seppe che il padre avesse lasciato ogni suo avere al figlio Paolo, mentre ad Antonio lasciò soltanto una lettera scritta di suo pugno in cui si leggeva:

Caro figlio mio, ho dovuto lasciare tutto a Paolo perché la sua famiglia adottiva verrà con me in cielo. 

Presto, la sua vita avrà una svolta e allora potrà contare soltanto sul patrimonio che io lascio.


Tu, Paolo, sei stato fortunato hai una famiglia che stravede per te; 
hai una saggezza che vale mille volte ciò che ho lasciato a Paolo. 

Inoltre il tuo cuore è d’oro. 

Non diventerai mai ricco perché il tuo pensiero non volge a far profitti e non perdi occasione per dividere quel poco che hai con gli altri.  

 Io andrò in Paradiso sapendo di raccontare tutto questo al Signore e nasconderò la lacrima se mi chiederà di Paolo”.  

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