mercoledì 17 ottobre 2012

Sono io (poesia)

 
 
Canto la vita

Canto l’amore

Soffusa la melodia nasconde il conforto

Nell’incanto, ignaro, essa mi avvolge

Si agita disarmonia 
nelle valli solitarie di un’anima senza casa

Indifeso 
il sentiero si apre al viandante distratto

Richiami chimere promettono illusioni

Sono ciò che penso 

Sono ciò che non vedo

Fantasma nel mio corpo

Riflesso nei miei sentimenti 

Sono servo delle emozioni

bozza  ai tuoi occhi.



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Analisi
La poesia propone una densa riflessione introspettiva sulla condizione umana, costruita sull'antitesi tra l'aspirazione all'armonia e la fragilità strutturale dell'io.

Dall'incanto iniziale al disincanto dell'anima

L'apertura si presenta con il tono solenne di una celebrazione lirica:

Canto la vita
Canto l’amore
Soffusa la melodia nasconde il conforto
Nell’incanto, ignaro, essa mi avvolge

L'atto del cantare evoca un tentativo di conciliazione con l'esistenza. Tuttavia, la melodia è solo un velo "soffuso" che cela una ricerca di conforto momentanea: l'incanto avvolge il poeta finché questi resta "ignaro", suggerendo che la bellezza sia una parentesi fragile destinata a cedere il passo alla consapevolezza.

Il viaggio interiore e l'insidia delle illusioni

La seconda strofa sposta l'asse verso una dimensione paesaggistica ed esistenziale:

Si agita disarmonia
nelle valli solitarie di un’anima senza casa
Indifeso
il sentiero si apre al viandante distratto
Richiami chimere promettono illusioni

L'interno della psiche diventa un territorio impervio, fatto di "valli solitarie" e smarrimento ("un'anima senza casa"). Il "viandante distratto", privo di difese, cammina lungo un percorso esposto alle seduzioni del desiderio e dell'autoinganno. Le "chimere" rappresentano la tentazione di aggrapparsi a certezze fittizie per sfuggire al vuoto interiore.

La frammentazione dell'identità e il finale

La sezione conclusiva tocca il nucleo ontologico della composizione:

Sono ciò che penso
Sono ciò che non vedo
Fantasma nel mio corpo
Riflesso nei miei sentimenti
Sono servo delle emozioni
bozza ai tuoi occhi.

Qui l'identità si scinde: il poeta si riconosce pensiero, ma anche ombra di se stesso ("ciò che non vedo", "fantasma nel mio corpo"). Vi è una lucida resa di fronte al potere degli affetti, in cui l'io ammette la propria subordinazione alle dinamiche emotive ("servo delle emozioni").

L'ultimo verso, di grande forza espressiva, introduce l'alterità: essere una "bozza ai tuoi occhi" definisce la sensazione di un'incompiutezza strutturale. L'essere umano si scopre un'opera imperfetta e in divenire, la cui forma definitiva resta sospesa di fronte allo sguardo dell'altro.


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