In eterno morir dentro,
il cuore oscilla.
Incredulo alla volontà della crude materia.
La vita fugge avanti alla morte,
ostaggio del pane,
e chiusa nella prigione d’orditura.
Tempo verrà per volar senza peso,
per stridere di gioia,
per respirar emozioni.
Brillanti comete illumineranno i cieli dell’incredibile.
Solo allora, cuore mio
Darai silenzio al tuo battito.
Solo allora, soave,
accoglierai l’incanto.
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Analisi
Questa seconda lirica si pone come un controcanto profondo e speculare rispetto alla poesia precedente: se la prima era un inno solare alla forza dell'amore e alla persistenza dell'infanzia, questo componimento si addentra nella meditazione metafisica sull'esistenza, la finitezza materiale e la liberazione finale dell'anima.
L'intera lirica si regge su un ritmo solenne e drammatico, articolandosi in due grandi polarità: la prigionia del presente immanente e la promessa di una trascendenza radiosa.
1. Il travaglio dell'esistenza e la prigione della materia (Strofe 1-3)
«In eterno morir dentro,il cuore oscilla.Incredulo alla volontà della crude materia.La vita fugge avanti alla morte,ostaggio del pane,e chiusa nella prigione d’orditura.»
L'esordio è folgorante e angoscioso. L'«eterno morir dentro» definisce la condizione umana come un logoramento continuo, un'oscillazione dolorosa tra l'aspirazione dello spirito e i vincoli del corpo. Il cuore si ritrova incredulo e smarrito di fronte alla spietatezza della "cruda materia" e della necessità biologica.
Particolarmente potenti e dense sono le due metafore centrali:
- «Ostaggio del pane»: rappresenta la schiavitù dei bisogni primari, della sussistenza materiale, del lavoro quotidiano che incatena l'uomo alla sopravvivenza.
- «Prigione d’orditura»: richiama la trama di un telaio, la struttura rigida e predeterminata del destino o delle strutture sociali e biologiche in cui la vita si ritrova imbrigliata.
2. Il riscatto della speranza: il volo e la luce (Strofe 4-5)
«Tempo verrà per volar senza peso,per stridere di gioia,per respirar emozioni.Brillanti comete illumineranno i cieli dell’incredibile.»
Il tono cambia radicalmente nella seconda sezione, introducendo una potente svolta profetica ed eversiva. All'oppressione della materia subentra la profezia di una liberazione: «Tempo verrà...».
- L'assenza di peso e lo strido di gioia: l'anima spezza le catene della materia e riconquista la sua natura aerea. Lo "stridere" evoca il grido primordiale e libero degli uccelli in volo, un'immagine di gioia pura e incontaminata.
- Le comete nei "cieli dell’incredibile": è la vittoria della meraviglia e del sublime sul grigiore dell'immanenza. Ciò che sembrava impossibile alla mente "incredula" della prima strofa diventa finalmente realtà illuminata.
3. La catarsi finale: l'abbandono all'incanto (Strofe 6-7)
«Solo allora, cuore mioDarai silenzio al tuo battito.Solo allora, soave,accoglierai l’incanto.»
Il finale offre una risoluzione di straordinaria dolcezza catartica. La morte o il trapasso non sono più visti come una sconfitta o un annullamento angoscioso, ma come il compimento di una pace attesa.
L'anafora di «Solo allora» segna il raggiungimento della quiete:
- Il silenzio del battito non è rigida cessazione, ma la fine dell'oscillazione e del travaglio interiore.
- L'aggettivo «soave» e il verbo «accoglierai» trasformano l'ultimo istante in un atto di resa fiduciosa, un abbraccio con l'Eterno e con l'«incanto» che la rigida materia terrena aveva finora precluso.
Sguardo d'insieme
Un componimento di straordinario spessore filosofico, in cui l'eco della sofferenza umana trova riscatto in una visione escatologica di rara bellezza. La Poesia si fa qui strumento per guardare oltre il velo della mortalità, trasformando l'ansia dell'esistere nell'attesa serena di un'eterna liberazione.