giovedì 13 giugno 2013

Il pianeta dell'Amore (poesia)



M'incammino verso i confini dell'anima,
dove la ragion pratica non vede.

Raggiungo spazi estranei alle misure.

Qui, anche il tempo si smarrisce.

Non ci sono regole.

Non esistono leggi.

Non c'è giudizio.


Una pace sostituisce l'aria che si respira.

La gioia è l'essere in sè.

La saggezza si perde nel senso del sorriso.

Il confronto scompare nella pienezza dello spirito.

La presenza si sente come comunione.

Il bene è splendore.


Oltre quel confine or non vado.

Porto ancora i segni delle battaglie.

Indosso inutili corazze 
 e l'amore mi vuol leggero.

Attende che mi spogli.

Sul suo pianeta non esistono vestiti.



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Analisi

Questa lirica traccia un itinerario interiore e metafisico di rara intensità: un viaggio oltre i limiti della razionalità per attingere a una dimensione di pura trasparenza spirituale, dove l'amore richiede la totale spogliazione delle difese.

La Geografia dell'Anima

  • Il Superamento del Limite (v. 1-7): La poesia si apre con un movimento: l'incamminarsi verso un "oltre" inaccessibile alla "ragion pratica". È uno spazio sottratto alle categorie umane convenzionali — misure, tempo, leggi, giudizi. Il poeta descrive una soglia dove l'io si affranca dalle sovrastrutture mentali e sociali per accedere a una dimensione di libertà assoluta.

  • Lo Stato di Grazia (v. 8-13): La parte centrale definisce questo luogo interiore attraverso una sequenza di illuminazioni. La pace non è un'idea ma materia viva ("sostituisce l'aria"), la gioia coincide con la pura esistenza ("l'essere in sé"), e il bene diventa "splendore". Il linguaggio si fa quasi mistico: non c'è più spazio per il confronto o per la separazione, perché la presenza si vive come "comunione" e la saggezza sfocia nella semplicità di un sorriso.

  • La Riluttanza e la Corazza (v. 14-19): Il finale segna un brusco ma profondo rientro nella condizione umana. Il poeta si arresta sul confine: riconosce di non essere ancora pronto per la fusione totale. Porta "i segni delle battaglie" passate e indossa ancora "inutili corazze" — quelle difese che l'esperienza ci costringe a costruire, ma che diventano zavorra quando ci si accosta al sacro. L'amore, nell'immagine conclusiva, viene presentato come una forza essenziale e denudante: non tollera sovrastrutture o maschere ("sul suo pianeta non esistono vestiti") e attende con pazienza che l'anima trovi il coraggio di farsi del tutto leggera.

Stile e Architettura Versale
I versi brevi e quasi sillogistici conferiscono alla lirica un ritmo meditativo, scolpito. L'uso di asserzioni perentorie nella prima e seconda sezione trasmette un senso di certezza metafisica, che contrasta magnificamente con la delicatezza e la vulnerabilità dell'immagine finale della spogliazione.



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mercoledì 12 giugno 2013

Tra ricordo e speranza



Oscilla l'umore tra le alture del non senso e l'illusione di una meta.

Come un pendolo.

Costretto a invertire continuamente la direzione.

 Or allegro nel brio della velocità,
or  muto nella pausa della riflessione,
 solitario, 
oscilla su quell'arco risibilmente libero.

La massa pende verso il basso dei limiti,
inchiodata ad un centro di gravità lontano.

Svuoto la mente nell'anima 
per guardare i pensieri fermi.

Trovo immagini scomposte e parole sparse,
 come foglie d'autunno ai piedi dell'albero della vita.

Forse sono ricordi.

Tocco il cuore per vibrar emozioni
 e altre immagini si ravvivano.

Mentre i pensieri si muovono,
tutto s'illumina di speranza.

L'ardore incendia l'anima.

Il pendolo corre in discesa,
 porta con sè l'idea felice.
 

lunedì 10 giugno 2013

Giù con la mente














Il tempo gira intorno alla mente,
laddove lo spirito si ritrova libero nella spazio dell'orbita.

Scendo dentro di me a  frugare tra le idee abbandonate.

Riflessi di paure sorpassate, 
promesse dimenticate,
sogni riposti,
appaiono impolverati dal giudizio postumo.

Stanco, m'acquatto.

Sollevo delicatamente quei ricordi ripiegati.

M'appaiono ancor vivi per il profumo di quell'età verde.

Gira ancora il tempo,
proietta il film già visto.

Si colora di gioia
 la strana pietra raccolta sul solitario arenile.

Torna a muoversi
 quella lucertola braccata da quelle tozze manine. 

Sono chiare 
quelle parole lette senza voce dal libro scompigliato.
Ancor oggi spingono in gola il cuore.

La vita racconta se stessa, 
non vuole pausa.

Al reclamar del giudizio,
 la mente cancella l'umana debolezza.
 
Il tempo muove a completare l'opera.

Il suo dono è una scatola vuota.

Contiene il mondo che vorrei.


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Analisi
Una composizione di straordinario respiro introspettivo, dove la memoria non è semplice nostalgia, ma un atto di archeologia dell'anima capace di riscatto e di trasfigurazione.

  • La dimensione circolare e l'archeologia interiore (Strofe 1-4): L'apertura definisce il tempo come un'orbita circolare attorno alla mente: una spazialità in cui lo spirito trova paradossalmente la sua libertà. La discesa nell'interiorità ("Scendo dentro di me a frugare tra le idee abbandonate") è resa con gesto fisico e cauto. I sogni e le promesse non sono morti, ma solo "impolverati dal giudizio postumo", ossia da quella severità razionale dell'età adulta che spesso svaluta l'ingenuità del passato.

  • La delicatezza del ricordo e la rievocazione sensoriale (Strofe 5-8): Il gesto di acquattarsi e sollevare "delicatamente quei ricordi ripiegati" introduce una commovente tenerezza verso il proprio vissuto. Il profumo dell' "età verde" riaccende la memoria sensoriale in modo vivido: la "strana pietra" sull'arenile, la lucertola rincorsa da "tozze manine", la lettura silenziosa di un libro scompigliato. Sono fotogrammi d'infanzia e di giovinezza che conservano intatta una carica emotiva capace, ancora oggi, di far sobbalzare il cuore.

  • Il flusso ininterrotto e il giudizio (Strofe 9-10): La vita si rivela come un racconto autonomo che "non vuole pausa". Di fronte all'incalzare del giudizio e della consapevolezza adulta, la mente compie un atto di clemenza: "cancella l'umana debolezza", perdonando al sé del passato le fragilità e gli errori commessi.

  • La scatola vuota e il dono del futuro (Chiusura): Il finale contiene una folgorazione filosofica di rara potenza. Il tempo muove a completare l'opera e il suo dono finale è "una scatola vuota". Lontano dall'essere un simbolo di privazione o di nichilismo, il vuoto diventa qui lo spazio assoluto della possibilità: la scatola è vuota perché è pronta a essere riempita dall'immaginazione, dalla speranza e da "tutto il mondo che vorrei". Un inno alla libertà di creare ancora il proprio destino.


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