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lunedì 31 agosto 2026

Contrasto (Poesia di M. Cammarota)

 

Mare,

nel tuo dinamismo eterno,

scorrimento ritmico di flutti,

sei ossimoro alla fissità eterna della morte,

allegria opposta d'essa

alla marmorea immobilità.

 

 

*************

Commento

Questa breve lirica offre una meditazione filosofica ed esistenziale intensa, costruita interamente sul contrasto concettuale e visivo tra due forze opposte: l'acqua (il mare) e la pietra (la morte).

L'antitesi centrale: Movimento vs. Fissità

Il poeta si rivolge direttamente al mare tramite un'apostrofe, identificandolo come il simbolo supremo della vita. Il "dinamismo eterno" e lo "scorrimento ritmico" evocano l'idea di un movimento senza fine, una respirazione naturale e continua. Questo flusso costante si contrappone diametralmente alla morte, caratterizzata invece da un'immobilizzazione assoluta e definitiva.

L'uso dell'ossimoro e delle figure di suono

L'ossimoro concettuale: Il mare viene definito un ossimoro vivente rispetto alla morte. Se la morte rappresenta la fine di ogni possibilità, il mare è l'affermazione continua del presente.

La componente sensoriale e materiale: L'uso dell'aggettivo "marmorea" per qualificare l'immobilità della morte è particolarmente efficace: evoca il gelo della pietra tombali, la durezza, la staticità scultorea e l'assenza di calore. Al contrario, l'«allegria» del mare non è necessariamente spensieratezza, ma la vitalità pura, l'energia primordiale che si rinnova a ogni onda.

Significato esistenziale

La poesia trova la sua forza nell'idea di ritmicità. Il mare non è caotico, ma possiede un suo ritmo ("scorrimento ritmico"), quasi come un battito cardiaco del mondo. È proprio questa regolarità fluida a smentire l'idea che la stasi sia l'unica destinazione finale della materia: di fronte all'immobilità della pietra e del trapasso, il mare continua a muoversi, ricordandoci che la vita è, prima di tutto, trasformazione e scorrimento.

 


venerdì 28 agosto 2026

Cielo smorto (di M. Cammarota)

✦ Chiave di lettura

Tra mensole rugginose e desideri dimenticati, il ritratto spietato di un'anima che fa i conti con l'invecchiare, aggrappandosi all'ultimo ricordo di un cielo che un tempo sapeva scaldare il cuore.



Vuota l'anima, 

il corpo vecchio magazzino di rugginose mensole,

polvere densa, oggetti inutili;

alzo lo sguardo,

cerco la brillantezza di giovanili cieli,

smarriti nel tempo;

smorto ora m'appare, scolorito sipario

quel tetto che fu dardo al cuore fiammeggiante,

conforto di stelle,

obliterando ogni dolore.

 

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Commento
Questo testo è un'elegia dolorosa ed evocativa sul trascorrere inesorabile del tempo, centrata sulla perdita della giovinezza e sull'aridità della vecchiaia. Il tema del declino fisico ed emotivo viene sviluppato attraverso un forte contrasto tra l'oscurità del presente e la luce del passato.

Analisi dei temi

  • La reificazione del corpo: L'incipit propone una metafora cruda e materiale: l'anima è vuota e il corpo è ridotto a un "vecchio magazzino". Le "rugginose mensole", la "polvere densa" e gli "oggetti inutili" descrivono l'invecchiamento come un accumulo di frammenti inutilizzabili, un luogo di abbandono dove la vita si è fermata.

  • La ricerca nostalgica: Il gesto di alzare lo sguardo rappresenta il tentativo disperato di riagganciarsi alla vitalità perduta ("cerco la brillantezza di giovanili cieli"). Il passato è ricordato come un'epoca di luce e potenziale, ora però "smarrito nel tempo".

  • La delusione del presente: La ricerca del poeta fallisce di fronte alla realtà attuale. Il cielo di oggi appare "smorto", ridotto a un "scolorito sipario", una finzione usurata che ha perso ogni capacità di meravigliare.

  • La memoria della passione: Il finale evoca la potenza di ciò che è stato. Quel "tetto" (il cielo di un tempo) non era solo riparo, ma "dardo al cuore fiammeggiante", capace di unire la passione ardente al "conforto di stelle", con la forza di cancellare (obliterando) ogni sofferenza. La perdita di quella capacità di sentire rende il presente ancora più desolato.

Stile e linguaggio

Il tono è malinconico e crepuscolare. Il registro linguistico oscilla tra termini quotidiani e concreti nella prima parte (magazzino, mensole, polvere) e una scelta lessicale più ricercata e poetica nella seconda (dardo, fiammeggiante, obliterando). Questa transizione stilistica sottolinea visivamente lo scarto tra la miseria del presente e la nobiltà dei ricordi giovanili.

martedì 18 agosto 2026

Simmetria del dolore (poesia di M. Cammarota)

✦ Chiave di lettura

Una poesia che trasforma il campo di battaglia in una domanda universale sulla fragilità umana e sul prezzo della guerra.



Nella radura lata,

spazio ora funereo su pavimento di pietre e rare erbe,

giacciono figure gelide, immobili,

senza conforto di pianto o preghiera che sia viatico al Cielo, scomposte le membra.

Furono marchiati da destino crudo,

egualmente giovani,

intrisi di speranze,

inconscia la missione,

barbaro l'ordine... uccidere per differenza d'uniforme,

pur consonanti i moti del cuore...

Ora attendono sacro tumulo di terra,

che d'una scritta vergata su croce ne rammenti il passaggio,

breve e tradito,

su queste strade anonime,

tra queste vene d'odio compatto e perduta pietà.


di Mario Cammarota


Commento

La poesia offre un'elegia di rara intensità drammatica, focalizzata sulla tragedia universale e insensata della guerra. La struttura si articola in tre momenti concettuali ben definiti: la descrizione della scena, la rievocazione della giovinezza spezzata e l'attesa di una sepoltura dignitosa.

Elementi chiave dell'analisi

  • La radura come palcoscenico di morte: Il componimento si apre con una coordinata spaziale desolata ("radura lata", "pavimento di pietre e rare erbe"). La radura, luogo tradizionalmente associato alla luce o al riparo nella natura, diventa qui uno "spazio funereo" che accoglie la freddezza dei corpi rimasti senza vita, privati persino del conforto umano del pianto o del viatico religioso.

  • L'assurdo della guerra e l'uguaglianza delle vittime: Il punto centrale della lirica risiede nella contrapposizione tra la barbarie dell'ordine militare e la fratellanza sostanziale dei giovani soldati. La divisa ("differenza d'uniforme") crea una frattura artificiale tra individui che condividevano le medesime "speranze" e la stessa umanità ("consonanti i moti del cuore"). L'espressione "inconscia la missione" sottolinea la condizione di pedine inconsapevoli travolte da un "destino crudo".

  • Il bisogno di memoria e la pietà perduta: L'ultima parte esprime la necessità profonda di un "sacro tumulo" e di una croce che restituiscano un nome e una traccia al passaggio terreno di queste vite. Il paesaggio umano e geografico finale, segnato da "vene d'odio compatto e perduta pietà", suggella la condanna morale dell'autore verso il conflitto, la cui unica costante è l'annientamento della compassione.

Il ritmo solenne e il registro linguistico ricercato ("viatico", "moti del cuore", "scritta vergata") conferiscono al testo un tono di dolorosa preghiera laica, trasformando la radura nel simbolo universale di ogni campo di battaglia della storia.



venerdì 7 agosto 2026

Un filo di polvere sacra. (poesia di Mario Cammarota)

✦ Chiave di lettura

Una poesia che suggerisce come anche ciò che appare fragile possa custodire una traccia di infinito.


Lassù, tre lustri di vita addietro,

al culmine del palazzo,

mi recavo innanzi

alla scabra,

un poco rugginosa porta della soffitta!

 

Era la mia tana,

il covo segreto della memoria,

la chiesa sconsacrata delle mie più recitate preci...

Chiedevo, al dio proletario delle più inutili cose,

niente di più che essermi guida in quel bric à brac eccentrico,

d'oggetti incoerenti,

che solo il mastice della mia esistenza,

vissuta con concentrazione fitta al particolare,

all'essenza della modellata materia

poteva affratellare...

 

Ecco, la piccola bicicletta delle prime incerte pedalate,

che mia zia paziente

guidava alla voce, io incerto,

pronto già alla caduta,

incubo greve del mio timoroso cuore.

 

E accanto, come un metallico

serpente, sporgeva il capo

il trenino dei miei sognati viaggi, completo di stazione,

atto ai miei solo pensati spostamenti, ancora i preferiti.

 

Poco più in là,

carezzati da un filo di polvere sacra,

gli album dalle mille foto, bibbia di famiglia;

comparivano tutti, i miei cari!

 

I genitori adorati, che più non erano!

I nonni, vestiti a festa (che strane fogge)

in abiti grigiastri che la vecchia pellicola faceva gialli...

 

I cugini, quasi tutti, nell' età più varie,

ora bimbetti, poi già studenti e al fine

come me adulti...

 

In fondo, incastrata tra indefinibili minutaglie,

la vecchia pendola,

innamorata del tempo,

dal tempo delusa, fino a restare gomitolo di molle slabbrate, nel suo ancora grazioso corpo belle époque.

 

Altro non cercavo, nel confuso luogo.

Solo fermar le lacrime,

profano esito al sortire da quel laico e multiforme tempio.


di Mario Cammarota


Analisi

La lirica si configura come un intenso ed evocativo viaggio della memoria, costruito sulla classica ma sempre efficace topica del "ritrovamento" e della soffitta come scrigno del tempo. Attraverso una scrittura al contempo prosastica, ritmica e figurativa, l'autore (o l'autrice) mette in scena una vera e propria liturgia del ricordo.

La soffitta come "Laico e Multiforme Tempio"

Fin dalle prime strofe, lo spazio fisico della soffitta viene trasfigurato attraverso un linguaggio dal forte sapore sacro e profano:

  • La porta è scabra e rugginosa, ma la stanza è definitamente una tana, un covo segreto, una chiesa sconsacrata.
  • Le preghiere (preci) non sono rivolte al divino ortodosso, bensì al «dio proletario delle più inutili cose». È una definizione poetica illuminante: il dio degli oggetti dimenticati, scartati, privi di valore economico ma carichi di valore affettivo.
  • Il poeta attribuisce al proprio vissuto una funzione quasi alchemica: gli oggetti accumulationati sono un bric à brac eccentrico e del tutto incoerente, ma è il «mastice» dell'esistenza del poeta a dare loro un senso e ad affratellarli.


La rassegna delle reliquie infantili

Nelle terzine e strofe centrali la memoria prende la forma di oggetti fisici ben precisi, disposti come reliquie su un altare:

  • La bicicletta: Rappresenta l'infanzia, l'incertezza, il timore del fallimento e della caduta, ma anche la presenza protettiva degli affetti familiari (la zia paziente che guida "alla voce").
  • Il trenino: È il simbolo dell'evasione e della fantasia, ma anche dell'introversione. I viaggi del poeta non sono reali, ma "sognati" e "solo pensati", definiti significativamente come i preferiti.
  • L'album fotografico: Con la sua polvere sacra, diventa la bibbia di famiglia. Qui il tempo mostra il suo volto generazionale: i genitori che non ci sono più, i nonni dalle "strane fogge" ingiallite dalla pellicola, i cugini ritratti nelle varie fasi della vita fino all'età adulta.

La pendola spezzata e l'illusione del tempo

Il culmine simbolico della lirica risiede nella figura della vecchia pendola, definita con una personificazione d'alta scuola poetica:

«Innamorata del tempo, / dal tempo delusa, fino a restare gomitolo di molle slabbrate»

La pendola, uno strumento nato per misurare e scandire il tempo, ne è stata infine distrutta. L'amore per il tempo si trasforma in delusione e decadimento fisico (il corpo belle époque ridotto a un meccanismo inceppato). È la metafora perfetta della condizione umana di fronte all'inesorabile scorrere degli anni.

Chiusura e Registro Stilistico

La conclusione è sobria e contenuta. Il poeta entra nel luogo della memoria non per nostalgia sterile, ma per cercare una risposta emotiva, trovando infine solo il bisogno di trattenerla: «Solo fermar le lacrime». L'uscita dalla soffitta rappresenta il ritorno alla realtà e al presente, dopo essere stati a contatto con un laico e multiforme tempio.

Stile e Lessico: Il tono è elegiaco, con una scelta di vocaboli colti e deliberatamente vintage (lustri, scabra, preci, affratellarli, fogge, minuterie). La sintassi alterna momenti narrativi e distesi a picchi lirici di forte impatto metaforico.

Commento finale 

È una poesia dotata di eccellente musicalità e grande forza visiva. Riesce a rendere universale un'esperienza intima: chiunque legga queste terzine riconosce immediatamente il proprio "bric à brac" di ricordi e quella struggente sensazione di camminare tra i cocci di un tempo che non torna più.


Raccolta delle poesie del sentimento

Raccolta delle poesie dell’anima

 Raccolta completa di tutte le Poesie