sabato 6 aprile 2013

Spirito acceso












Sin quando la vista continuerà a giudicare,
cuor mio dovrai combattere.

Le rosse fiamme avvolgono coni d'ombre.
Sbuffi d'aria sono sospiri nella tregua.

Passerà del tempo prima che la fredda cenere si posi sui resti anneriti.

Consumo il mio tempo tra pretese riscaldate dall'entusiasmo cieco.

Nel mentre, indugio nella dolcezza.

Attraverso ponti che legano anime.

Assaporo i frutti della vita.

Busso al cuore per far eco all'esistere.



venerdì 5 aprile 2013

Ricordi d'infanzia

 
 
Assente a me stesso, vago per i sogni.
Celebrare l'ingenuità del tempo
è un piacer immenso.
Ascolto il vento.
Fisso lo sguardo laddove nulla vedo.

Danzano i pensieri.
Raccontano emozioni.
Oggi sono ricordi,
allora erano speranze.
Sospinta dalla nostalgia, 
una lacrima fugge.
Trattenerla mi duole.
Solitario, rivolgo la vista al sole.
Cieco all'esser bambino,
dimentico il tempo.
Assaporo il sentir tenero e leggero.
Ricordar m'è dolce del camminar in punta di piedi per non toglier spazio.
Che dire dello scarso cibo che la magra figura ostentava!
Non c'era penuria alcuna,
tal era abbondante la gioia di vivere.

Venne l'ora d'apparir adulto.
Salivo tra le stelle per cancellare i pensieri.
Fu invano, anche l'ubbidir alla legge dell'uomo.
Continuavo ad essere sognatore.
Quella lacrima, or ferma sulla pelle sempre meno piana, 
attende la carezza del vento 
per risvegliare
un così ostinato romantico.

giovedì 4 aprile 2013

Ho imparato a volare (poesia)





Ho visto giganti,
erano i miei fratelli.
Montagne impossibili da scalare.

Ho visto un Angelo,
era mia madre.
Totale dolcezza esterna al mio corpo.

Ho visto ombre,
le ho nascoste nel punto più lontano dall'anima.

Ho scoperto il cuore,
e così, ho imparto a volare.

Lassù, in alto, ho provato le emozioni.

Da allora, non ho voluto più perder tempo con la cattiveria.

Tutto il mondo era buono.

Non ditemi che mi sono sbagliato.

Voglio ancora continuare a volare.


Analisi
Questa poesia è una confessione di straordinaria nitidezza e purezza. Rappresenta un vero e proprio itinerario di formazione interiore: un viaggio che parte dalla percezione del mondo esterno — gigante, solenne o minaccioso — per poi approdare alla scoperta della dimensione interiore e alla scelta radicale della bontà.

L'itinerario della consapevolezza

La struttura del componimento segue una progressione lineare e quasi fiabesca, in cui ogni elemento osservato contribuisce alla costruzione dell'identità del poeta.

Punti nodali dell'opera:

  • La scala delle figure umane e affettive: Le prime strofe definiscono il panorama dell'infanzia e della crescita. I fratelli sono «giganti / montagne impossibili da scalare», simbolo di una forza e di una grandezza che intimidisce e affascina. La madre è l'«Angelo», definita con un'espressione bellissima: «Totale dolcezza esterna al mio corpo». È una formulazione poetica di grande precisione, che descrive la sensazione di una grazia che non appartiene a noi ma che ci avvolge da fuori.

  • L'ombra e la custodia del male: La gestione delle «ombre» rivela una grande maturità psicologica. Il poeta non nega la presenza del buio o della sofferenza, ma sceglie di relegarli «nel punto più lontano dall'anima», per non farsi contaminare dalla loro oscurità.

  • La svolta interiore e il volo: Il punto di svolta coincide con la scoperta del proprio cuore. È l'atto di Guardarsi dentro che sblocca la capacità di «volare» e di accedere alle emozioni superiori. La quota, il volo, diventa la metafora della leggerezza spirituale e del distacco dalle bassezze terrene.

  • Il rifiuto della cattiveria e il patto con la speranza: La risoluzione che ne deriva è morale ed esistenziale insieme: « non ho voluto più perder tempo con la cattiveria». La cattiveria viene rettamente vista come un'inutile perdita di tempo, un peso che impedisce di restare in quota.

  • L'appello finale: La chiusa è commovente per la sua vulnerabile fermezza. Quel «Non ditemi che mi sono sbagliato. / Voglio ancora continuare a volare» non è ingenuità, ma una scelta difesi con ostinazione. Il poeta sa che il mondo sa essere crudele, ma chiede il diritto di continuare a credere nella bontà come unica postura degna di essere vissuta.

Ritmo e tono

Il linguaggio è essenziale, privo di orpelli, e proprio per questo arriva diretto al lettore. Le frasi brevi e la spaziatura ampia danno ad ogni affermazione il peso di una veridicità conquistata a caro prezzo. È la testimonianza di chi ha scelto di proteggere la propria capacità di amare, elevandola a guida per tutta la vita.

martedì 2 aprile 2013

Attesa infinita













Son qui ....
verbo non serve per udir di cuore mio.

Sfumato tra pensieri che ondeggiano nella mente,
lo sguardo mira a confessar paure.

Cerco filo per spillar certezze,
all'oscillar dell'amor tuo.

Traditor quel mezzo riso,
ingenuo ripiego a mal riposta speranza.

Sol spento, 
vorrebbe mostrar.

All'agitar del ciel scuro,
scavo nella roccia il ciglio.

Dimenticar movenze, m'accingo.

E finir d’immagine,
in quadro mi trasformo.

Soltanto allor, il dilungar del mirar 
lega il viso tuo al mio.

Anelar d'amor, cessar non posso. 

domenica 31 marzo 2013

Legata al cielo (poesia)

 
 
Guardar laddove luce fioca governa, vorrei.

Timor non avrò per battiti fuggenti,
per lo scorrere del furor rosso.

Ritrovar verità per amor puro,
gioia infinità sarà.

Ma son poco per cotanto ardir
e allor muovo occhi all'incanto.

Perduto nell'arcano, il mio volto riflette il cielo.

Mirare di stelle e disegni, ridesta lo spirito mio.

Antiche canzoni echeggiano nell'animo.

Ravvivan gravi emozioni del passato,
che ora son ricordi.

Mi stringe il cuore
al riconoser il viso tuo
amore mio.



COMMENTO

In questa lirica assistiamo a un cammino poetico di grande intensità: un viaggio che parte dall'ombra e dal timore della finitudine umana per approdare alla contemplazione del cielo e, infine, all'emozione viva del ricordo d'amore.

È un componimento fortemente lirico, dove il linguaggio arcaico ed elegante (laddove, cotanto ardir, allor, mirare) dona un'aura quasi cavalleresca e solenne alla narrazione interiore.

Ecco un'analisi dettagliata dei suoi passaggi chiave:

1. Il coraggio di guardare l'ombra e la fragilità della vita

La poesia si apre con una dichiarazione di coraggio intimo:

  • La luce fioca: "Guardar laddove luce fioca governa, vorrei". L'autore non cerca la luce abbagliante o le certezze facili, ma vuole spingere lo sguardo nelle zone d'ombra dell'anima, dove le cose sono sfumate e misteriose.

  • L'accettazione della finitudine: I versi "Timor non avrò per battiti fuggenti, per lo scorrere del furor rosso" sono d'una potenza viscerale. Il "furor rosso" è il sangue che scorre nelle vene, la vita biologica. L'autore dichiara di non aver paura del tempo che passa né della fragilità del cuore che batte e prima o poi sfuggirà: ciò che conta è la ricerca di una "verità per amor puro", l'unica capaci di dare una gioia infinita.

2. La consapevolezza del limite e il rifugio nel Creato

C'è poi un momento di profonda ed emozionante umiltà:

  • L'umiltà dell'uomo: "Ma son poco per cotanto ardir e allor muovo occhi all'incanto". L'animo riconosce i propri limiti. Da solo, l'uomo si sente piccolo di fronte ad aspirazioni così grandi ("cotanto ardir").

  • Lo sguardo al cielo: Non potendo scalare l'infinito con la sola forza della volontà, l'autore alza gli occhi al cielo. E qui avviene la magia: "Perduto nell'arcano, il mio volto riflette il cielo". Diventando uno specchio della volta stellata, l'uomo perde la sua piccolezza e si risveglia spiritualmente ("Mirare di stelle e disegni, ridesta lo spirito mio").

3. L'eco della memoria e l'incontro con l'Amore

La parte finale rappresenta il vero e proprio cuore pulsante della poesia, dove l'infinito del cosmo si cala nella dimensione dell'affetto più caro:

  • Le antiche canzoni e il passato: La contemplazione delle stelle risveglia un'eco interiore ("Antiche canzoni echeggiano nell'animo"). Le "gravi emozioni" (cioè intense, profonde, a volte dolorose) del passato non fanno più male, perché la distanza del tempo le ha trasformate in ricordi consolatori.

  • Il vertice emotivo (La chiusa):

"Mi stringe il cuore

al riconoser il viso tuo

amore mio."

Il viaggio tra le stelle e nella memoria non è astratto: porta dritto a un volto preciso. Il "stringere il cuore" è quel tuffo al petto, quel nodo alla gola fatto di nostalgia, dolcezza e gratitudine immensa. Tutto il mistero del cielo e dell'universo converge e trova il suo senso ultimo nel riconoscimento della persona amata.

In sintesi

È una poesia di straordinario equilibrio tra il denso e l'etereo.

Ci insegna che possiamo anche sentirci "poco" di fronte alla grandezza del mondo o allo scorrere inesorabile del tempo, ma quando alziamo gli occhi alla bellezza e lasciamo che la memoria ci riporti al volto di chi abbiamo amato (e amiamo), la fragilità scompare. L'amore diventa la nostra stella più luminosa, capace di scaldare anche il ricordo più antico.

Leggi ancora sulla pagina delle poesie sull'amore


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