sabato 30 novembre 2013

Abbandonarsi al sentimento (poesia)




Perso nel tempo sfuggente alla coscienza,
nulla potette occupare la mia vista.

Nessuna direzione fu utile alla mia ragione.

Solo ora posso riferirvi di ciò che l’insolito mi sorprese.

Allora, tutto era racchiuso nel mistero,
 che nessuna parola potrebbe raccontare.

Indomito sentimento restio a qualunque riposo!

Avvicinati e respira profondamente!

Sentirai la mia anima attraversarti,
 assalendo il tuo cuore a ritmi di passione.

Non aver paura di sintonizzarti su quello strano canale 
che i più umili chiamano sensibilità.


Commento

In questo quinto testo assistiamo a una vera e propria epifania: il passaggio da uno stato di disorientamento e oscurità cognitiva alla rivelazione di una verità profonda, comunicabile soltanto attraverso il linguaggio del cuore.

È una lirica che parla di iniziazione emotiva e che si rivolge direttamente al lettore (o all'amato/a) con una forza quasi magnetica.

1. La cecità della ragione e l'inesprimibile

I primi versi descrivono una condizione di smarrimento totale:

  • Il tempo scorre via al di fuori della consapevolezza ("sfuggente alla coscienza").

  • Gli occhi non riescono a fissare nulla e la razionalità fallisce nel trovare una strada ("Nessuna direzione fu utile alla mia ragione").

È la classica notte oscura dell'anima, un momento in cui gli strumenti umani ordinari (la vista, la logica) smettono di funzionare di fronte al mistero. Un mistero così assoluto che, come spesso accade nella grande poesia mistica e romantica, "nessuna parola potrebbe raccontare".

2. Il risveglio e la forza del sentimento

Dalla paralisi della ragione emerge la svolta: un "Indomito sentimento restio a qualunque riposo".

È la vitalità pura della sensibilità che rifiuta di spegnersi. Il poeta non è più vittima del tempo o dell'assenza di direzione, ma viene travolto e rianimato da una forza interiore che non conosce tregua.

3. Il contatto profondo: un’invasione d’anima

Nella seconda metà della poesia la narrazione si trasforma in un invito intimo e imperioso:

Avvicinati e respira profondamente!

Sentirai la mia anima attraversarti,

assalendo il tuo cuore a ritmi di passione.

L'atto di "respirare profondamente" è la chiave per eliminare le distanze. Il poeta chiede all'altro di annullare le barriere difensive: l'anima non si limita a sfiorare l'altro, ma lo attraversa e ne "assale" il cuore. È un'immagine di travolgente intensità, dove la passione assume il ritmo di una marea o di un battito accelerato.

4. La chiusa: l'elogio della sensibilità

Gli ultimi tre versi racchiudono il manifesto poetico ed etico dell'intero testo:

  • L'invito a "non aver paura" di abbandonare le difese razionali.

  • La metafora moderna dello "strano canale" su cui sintonizzarsi per percepire ciò che è invisibile agli occhi.

  • La definizione bellissima di questo canale: "che i più umili chiamano sensibilità".

La sensibilità non è presentata come un segno di debolezza, ma come una facoltà superiore e rivoluzionaria, accessibile soprattutto a chi sa spogliarsi dell'orgoglio dell'intelletto (gli "umili").

In sintesi

Questa poesia è un invito al coraggio del sentire.

Ci dice che quando la ragione si perde nel buio e nel tempo, l'unica salvezza consiste nell'avere l'audacia di sintonizzarsi sulla frequenza della sensibilità. Solo così l'incontro con l'altro cessa di essere un mistero spaventoso per diventare una fusione di anime pura e appassionata.

Leggi ancora sulla pagina delle poesie del sentimento


giovedì 28 novembre 2013

Che cosa ne pensava Nietzsche sulla malinconia?



Mi chiedo spesso se dar ragione a Nietzsche. Egli era convinto che la legge dell'amore praticamente non esiste ed è un'invenzione degli uomini.

La sua teoria prevedeva una caotica, insulsa, irrazionale, legge non-legge, che affidava a una volontà misteriosa dei superpoteri. 

Questa super-natura, capace di ripresentare se stessa sotto infinite diverse forme e ossequiante a una forza impersonale, favoriva la prevaricazione del più forte sul più debole senza nessun motivo.

In questa ultra-pessimistica idea del creato, i poveretti, gli sfortunati, i menomati, devono essere sempre soccombenti e destinati a estinguersi a vantaggio degli arroganti, dei prescelti, dei perfetti, intesi come soggetti dominanti.

La morale e i valori umani, per Nietzsche sono invenzioni degli uomini, utili soltanto a giustificare le debolezze e le limitazioni di cui essi sono consapevoli. 

Questo concetto, duro da condividere, stralcia qualsiasi speranza per la quale nell'universo, la piccola, insignificante presenza umana abbia un ruolo.

Sebbene qualcuno abbia paragonato l’oppio alle religioni, per lenire il dolore dell’agnostico, l’amore potrebbe apparire come lo stordimento dell’uomo brillo. 

Assistere ad alcuni eventi che accadono su questo globo terrestre, ci induce a dargli ragione!!


Che cosa ne pensava Nietzsche sulla malinconia?

Per Friedrich Nietzsche la malinconia non è uno stato passivo da subire o curare, ma un luogo filosofico ed emotivo di straordinaria potenza e ambiguità. È al tempo stesso un terreno fertilissimo per la creazione e una trappola mortale per lo spirito.

Per comprendere il pensiero di Nietzsche sulla malinconia, occorre guardarla attraverso tre chiavi di lettura fondamentali:

1. La Malinconia Creativa (Lo "Spirito Dionisiaco")

Nella sua giovinezza e attraverso il concetto di Dionisiaco, Nietzsche non vede la malinconia come semplice tristezza, ma come la consapevolezza dolorosa e profonda del caos e della tragicità del mondo.

I grandi poeti, gli artisti e i filosofi hanno bisogno di questa ombra per creare. Senza la malinconia e il dolore, la gioia sarebbe superficiale. In Così parlò Zarathustra, il profeta stesso vive momenti di profonda solitudine e malinconia: sono i dolori del parto che precedono la nascita della "stella danzante", cioè della nuova creazione e dei nuovi valori.

"I pensieri più profondi sono anche quelli che amano di più la maschera della malinconia."

 leggi: come Nietzsche interpreta la creatività  

2. La Malinconia della Solitudine e dell'Altitudine

Nietzsche ha associato spesso la malinconia alla solitudine dei grandi spiriti (lo spirito libero, l'Oltreuomo). Chi sale molto in alto sulla montagna della conoscenza e della libertà si stacca dal "gregge" e vive in un clima rigido e freddo.

Questa malinconia è il prezzo da pagare per non conformarsi alle illusioni della massa:

  • È la nostalgia della comprensione altrui.

  • È la vertigine di guardare nell'abisso senza avere più le certezze della religione o della morale tradizionale.

3. Il Pericolo: Il Nihilismo e la "Pessima Malinconia"

C'è però un lato oscuro della malinconia che Nietzsche combatte ferocemente: la malinconia decadente e rinunciataria, quella che sfocia nel nihilismo (la sensazione che "nulla ha senso") e nel risentimento contro la vita.

Se la malinconia schiaccia l'uomo, facendolo ripiegare su se stesso o portandolo a disprezzare il corpo e il mondo terreno (come facevano, secondo lui, certe forme di ascetismo religioso), allora diventa una malattia dello spirito, un veleno da debellare.

La Ricetta di Nietzsche: La "Gaia Scienza"

Come si supera la malinconia distruttiva? Non con la consolazione, ma con la Gaia Scienza: la capacità di ridere, danzare e accettare la vita in tutti i suoi aspetti, compresi quelli cupi.

Per Nietzsche la forma più alta di grandezza umana è l'Amor Fati (l'amore per il proprio destino): non limitarsi a sopportare la malinconia e la sofferenza, ma amarle come ingredienti inevitabili e preziosi della propria esistenza.


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