sabato 11 novembre 2023

Il Colloquio Passivo: Quando Parlare Diventa un Duello di Eghi

 

 Introduzione

Chi non si è mai ritrovato incastrato in una conversazione che, anziché essere un dialogo, somigliava piuttosto a un duello di egocentrismi? Questo scritto esplora con arguzia il fenomeno del cosiddetto "colloquio passivo", una farsa quotidiana in cui le persone non parlano con l'altro, ma sopra l'altro, in attesa solo che l'interlocutore prenda fiato per sottrargli la parola e mettersi al centro della scena.

Con uno stile brillante e ritmato, l'autore smonta questa dinimica di vuoto sfogo verbale e ne ribalta la prospettiva, contrapponendovi un'elegante metafora mutuata dall'elettronica. Come due punti a potenziale diverso generano una corrente continua e inesauribile quando uniti da un conduttore, così un incontro autentico tra due menti curiose dà vita a uno scambio dinamico e arricchente, capace di far circolare idee ed energie in modo indefinito.

La riflessione affronta temi centrali delle relazioni interpersonali:

  • La patologia del soliloquio incrociato: Il "colloquio passivo" vissuto come gara a chi parla più forte per sopraffare l'altro.

  • La metafora del circuito elettrico: La differenza di esperienza e prospettiva vista come differenza di potenziale che genera "corrente" e vita.

  • La differenza tra consumare e valorizzare il tempo: Dalla stanchezza di un'inutile perdita di tempo al brindisi finale per la bellezza di uno scambio sincero.

Un'analisi lucida e godibile che ci invita a riflettere sul modo in cui comunichiamo e a riscoprire la magia dell'ascolto e della stima reciproca.


Il Colloquio Passivo: Quando Parlare Diventa un Duello di Eghi

Vi è capitato di partecipare a un colloquio passivo?
Forse è una delle forme di colloqui più usuali.
Nel colloquio passivo si parla di se stessi continuamente.  
L’unica variazione che si nota, sta nello scambio dei ruoli tra chi ascolta (in pausa meditativa) e chi parla (in sindrome di egocentrismo).
Lo scambio avviene spesso sfruttando le pause accidentali o le difficoltà espositive di chi detiene il testimone del colloquio. 
Spesso, lo scambio è difficoltoso. Ci sono dei momenti in cui il ruolo di “parlatore” è duplicato. 
Vince (continuando a parlare) chi riesce ad assumere un tono di voce più alto e deciso. 
Sono commoventi i momenti in cui la voce perdente continua nei suoi tentativi di imporsi.

Alla fine del colloquio i duellanti si allontanano chiedendosi: “Ma di che cosa abbiamo parlato?”.
È stata un’inutile perdita di tempo che ha lasciato come effetti positivi lo sfogo verbale e una decisa voglia di bere (specialmente in estate!).

Il colloquio dovrebbe essere un momento magico in cui due esperienze diverse s’incontrano e colgono l’opportunità di arricchirsi e deliziarsi della vita.
 
L’elettronica dà un meraviglioso esempio.
Due punti a potenziale diverso non vedono l’ora che un filo di rame possa unirli. Se dovesse succedere, si scatenerebbe una corsa di elettroni, forsennata.
Tutti correrebbero verso i fratelli protoni, pronti a unirsi a loro per riversare e ricevere la quantità di carica di cui hanno fortemente bisogno. 
La loro corsa è tanto più forte, quanto più alta è la differenza di tensione che esiste tra di loro. 
È facile intuire che se uno dei due è una fonte inesauribile di energia, il traffico di elettroni continuerà in modo indefinito. Diciamo che tra i due punti c’è corrente continua!

Un colloquio interessante si sviluppa tra persone che possono dare qualcosa in termini d’idee, poiché entrambe si arricchiscono dell’esperienza dell’altro. 
Ognuno è capace di tirar fuori il meglio dell’altro. 
L’interesse e l’attenzione sono elementi sempre presenti nel colloquio. La fine del colloquio porta la consapevolezza di aver trascorso un “bel” tempo. I due si lasciano con una stima reciproca accresciuta.

La voglia di bere verrà per brindare alla bellezza della vita! 
 

venerdì 10 novembre 2023

Pensieri in movimento

 
 

Ci sono momenti in cui il chiasso della vita vegetativa di tutti giorni, si attenua. 
Scende un silenzio interiore che favorisce il pensare. 
In queste occasioni, la mente è difficile collocarla.
Appare incerta su cosa concentrarsi. 
Dopo un’instabilità che ha il sapore di un equilibrio d’animo smarrito, si posa su piccole immagini e abbozza pensieri.
Quei pensieri che, come cari amici, vogliono consolarti, quasi a darti qualcosa. 
Leggeri, inutili, a volte, pretendono solo di farti compagnia. 
Essi sono con noi, ma vengono da noi come se fossero estranei. Vogliono plagiarci perché sanno ciò che desideriamo e soprattutto, ciò che amiamo.
Questi amici sanno anche che abbiamo molti nemici.
Chi non ha preconcetti, manie o fissazioni?
La personalità umana è un mare di sentimenti arginati da pensieri più o meno profondi. 
Nei suoi alti fondali giacciono al buio, paure, sofferenze e qualche nave di speranza naufragata. I nostri meravigliosi pensieri si affastellano nella mente e creano il prototipo di ciò che vorremmo. 
Si assemblano in un numero vertiginoso, se il nostro desiderio e forte. 
Spesso inducono in nostalgia e richiamano quello spirito di rivalsa che ci sorprende in scatti improvvisi. In alcuni casi ci prospettano un’anteprima di ciò che potrebbero raccomandarci.
Le scene che costruiscono ci appaiono reali fino al punto che presumiamo di agire subito secondo una replica di quello che è stato pensato.
Purtroppo, la realtà si determina con altre componenti che tengono conto di svariati fattori, molti di questi, fuori dalla nostra portata.
Soltanto alla fine si capisce che la nostra vita va avanti per approssimazioni successive.
La razionalità rimane tale fino a quando non esce dalla nostra mente.

mercoledì 8 novembre 2023

L'interpretazione «nietzschiana» della creatività

  

 

Se vogliamo essere creativi, dobbiamo abbandonare il terreno sicuro delle convenzioni e del pensar comune. La maggior libertà si paga con le ostilità dei conformisti.

L’inettitudine di coloro che consumano energie ad ostacolare la novità, si serve di merce di scarsissima qualità per giustificare l’incapacità e la rigidità di una mente chiusa.

La paura del nuovo espone il proprio essere a confronti e lo impegna in nuove battaglie solitarie. 
La stasi, l’amorfismo, l’ignoto, il vuoto di desideri, sono sinonimi di un’unica realtà: la morte del pensiero.

Nietzsche, nel suo estremo pessimismo, mostrava uno scoraggiamento di fondo, un senso di impotenza per ciò che sentiva appartenere all’essere umano ma che rimaneva chiuso nel buio di un’etica di comodo.
Egli era convito che la libertà più alta fosse quella discendente dal vincere i vincoli della morale.
Capite bene, che è difficile pensare ad una società senza prigione se ammettessimo l’esistenza del peccato come limitazione delle nostre prerogative.

La fuga nel futuro e il placebo della speranza, rappresentano lo stucco di facciata di un muro che per definizione separa, sostiene e protegge l'anima debole.

Per Nietzsche, la creatività non è un semplice esercizio stilistico e la libertà non è un idillio: la creazione è un atto tragico, un’autocombustione e una guerra dichiarata alla mediocrità.

Se potesse chiosare e continuare direttamente il tuo inciso, lo farebbe probabilmente così:

L'interpretazione «nietzschiana» dell'inciso di apertura.

"Se vogliamo essere creativi, dobbiamo abbandonare il terreno sicuro delle convenzioni e del pensar comune. La maggior libertà si paga con le ostilità dei conformisti.

E sia! Chi vuole creare deve prima distruggere, e chi vuole distruggere deve diventare un incendiarie di vecchie certezze.

Non cercate l'approvazione del gregge: il conformista non vi perdonerà mai di avergli mostrato che le sue catene sono una sua scelta. La vertigine dell'abisso è il prezzo del volo. Abitate le vostre vette, anche a costo del gelo e della solitudine.

Perché la creatività non è una bonaccia consolatoria, ma spirito dionisiaco: è la capacità di danzare sulle proprie rovine e plasmare, dal caos che si ha dentro, una stella danzante."*

Perché Nietzsche l'avrebbe pensata così? (I punti chiave)

  • Il Creatore come Distruttore (Così parlò Zarathustra): Nietzsche sostiene che per fondare nuovi valori e nuove forme di bellezza bisogna innanzitutto infrangere le "vecchie tavole" della legge e del senso comune. La creazione richiede una certa dovere morale di spietatezza verso il passato.

  • La Psicologia del "Gregge": I conformisti non odiano il creativo perché ha torto, ma perché la sua libertà ne evidenzia la servitù volontaria. Per Nietzsche, la reazione del gregge (l'ostilità) è la prova del nove che si è sulla strada giusta.

  • Il Caos Interiore: È celeberrima la sua frase: "Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per produrre una stella danzante". La sicurezza e l'ordine delle convenzioni producono solo sterilità; il pericolo ed il rischio producono la grande arte e la grande vita.

lunedì 6 novembre 2023

Sapere di Amare


Ti amo?  No! Forse.... Non sono sicuro di poterlo dire.  Devo prima scoprire se amo me stesso.  Se dovessi scoprirlo correrei da te per abbracciarti. Saprei come amarti veramente! 

Archimede disse: "Dammi una leva e ti solleverò il mondo!"

Il riferimento dà senso ad un contesto.
Quale riferimento migliore ESISTE per l'amore?

Non fare agli altri ciò che non faresti mai a te stesso.

Quale privilegio migliore esiste nel fare agl'altri ciò che faresti a te stesso? Amare è una attività che deve trascendere la tempesta del sentimento. 
Amare è l'attività delle personalità mature,  rivolta all'altro spontaneamente e che mira ad un bene condiviso.
Occorre un'intera vita e forse di più..... per imparare ad amare.
Se dovessi essere precoce in questa disciplina ... sii certo che ti faranno santo!

La frase «Se so che cosa è l'amore, è grazie a te» possiede una semplicità che nasconde una profonda ricchezza filosofica. Non è una semplice dichiarazione affettiva: è il riconoscimento che alcune delle verità più importanti della vita non si apprendono nei libri, ma attraverso l'incontro con un'altra persona.

L'amore, infatti, non è un concetto che possa essere definito una volta per tutte. Filosofi, poeti e teologi ne hanno dato infinite descrizioni, ma nessuna riesce a esaurirne il significato. L'amore si comprende pienamente solo quando diventa esperienza vissuta. Chi pronuncia questa frase sta dicendo: prima conoscevo la parola "amore"; dopo averti incontrato, ne conosco la realtà.

Vi è qui un'intuizione che richiama il pensiero di Aristotele, secondo il quale non tutto il sapere nasce dalla teoria. Alcune conoscenze si acquisiscono soltanto attraverso l'esperienza. Nessuno può spiegare davvero che cosa significhi amare a chi non ha mai amato, così come nessuna descrizione del mare può sostituire il contatto con le sue onde.

La frase contiene anche una sottile dimensione di gratitudine. Non attribuisce all'altro il merito di aver creato l'amore, ma quello di averlo rivelato. È come se l'altro avesse aperto una finestra su una parte dell'esistenza che fino a quel momento era rimasta nascosta. In questo senso, l'amore diventa una forma di conoscenza reciproca: conosciamo l'altro, ma, attraverso l'altro, impariamo a conoscere anche noi stessi.

Esiste poi una lettura ancora più profonda. Dire «è grazie a te» significa riconoscere che la nostra identità non si costruisce mai in totale solitudine. 

Siamo plasmati dagli incontri che facciamo, dalle persone che ci cambiano, dalle relazioni che ci insegnano a guardare il mondo con occhi nuovi. 

Nessuno diventa pienamente se stesso senza l'incontro con un "tu". È un'intuizione che attraversa tutta la filosofia del dialogo, da Martin Buber a Emmanuel Lévinas: l'io prende coscienza di sé proprio nel rapporto con l'altro.

Naturalmente questa frase non vale soltanto per l'amore romantico. Potrebbe essere rivolta a un genitore, a un figlio, a un amico, perfino a un maestro. Ogni persona che ci insegna ad amare amplia il nostro modo di abitare il mondo. L'amore, infatti, non è soltanto un sentimento: è un modo di vedere. Chi ama autenticamente scopre il valore dell'altro, impara la pazienza, il dono, la responsabilità e persino la fragilità.

Per questo motivo la frase conserva una straordinaria forza. In poche parole racchiude un'intera filosofia della relazione: le verità decisive della vita non si conquistano da soli, ma ci vengono donate attraverso l'incontro con qualcuno che, spesso senza saperlo, cambia il nostro modo di esistere.

leggi: La relazione come origine del significato

In definitiva, «Se so che cosa è l'amore, è grazie a te» non celebra soltanto la persona amata. 

Celebra il potere trasformativo dell'incontro umano. Significa riconoscere che l'amore non è qualcosa che possediamo fin dall'inizio, ma una realtà che ci educa, ci plasma e ci rende più pienamente uomini. 

È una confessione di gratitudine, ma anche un atto di umiltà: ammettere che le esperienze più grandi della vita non sono una conquista dell'io, bensì un dono che nasce dalla presenza di un "tu".

Se ti è Piaciuto l'articolo, scrivimi. Ti risponderò.

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