mercoledì 6 luglio 2016

Intrappolare i desideri


 

Capita a tutti di racchiudere nel proprio animo un desiderio, di farlo rimanere sull’uscio della propria casa senza aprirgli la porta. Lo si osserva da dietro le tende della prudenza, lasciando che attenda al freddo, mentre dentro continuiamo a consumare la solita routine rassicurante.

Tanti saranno i motivi per questo blocco.

Paure inconfessate legate ad antichi insuccessi o frustrazioni irrigidiscono le decisioni e votano all’immobilità. 

Ci convinciamo che proteggerci dal fallimento equivalga a salvarci, senza accorgerci che stiamo solo murando viva la nostra stessa gioia. L'orgoglio erige barriere, la ragione calcola rischi improbabili, e intanto il presente sfugge tra le dita.

Il tempo è un medico condotto che bussa a porte con serrature arrugginite.

Non ha fretta, ma è inesorabile. Arriva senza preavviso, visita le nostre rinunce, conta le ferite mai curate e ci chiede conto di ogni battito rimandato. Allora, giunge il momento in cui queste pesanti porte rumorosamente si aprono.

Inevitabilmente, si ritrovano quegli antichi desideri invecchiati, senza brio, capaci soltanto di evocare rammarico. Ciò che un tempo era fuoco vivo e palpito febbrile si è trasformato in cenere fredda, in un'ombra sbiadita che ci guarda con gli occhi tristi delle occasioni perdute.

Al termine di un lungo film si conosce la trama. I titoli di coda scorrono lenti, svelando ogni snodo, ogni scelta, ogni traguardo o fallimento. Ma di fronte a quella pellicola ormai proiettata, sorge un interrogativo bruciante: quale sarebbe stata la trama, se fosse stata scritta da un desiderio?

Una vera vita vissuta!

Una storia fatta di deviazioni improvvise, di brividi sulla pelle, di coraggio sfacciato e di risate piene, priva della zavorra delle cose non dette. Una vita che non si limita a subire il tempo, ma lo abita con fiera presenza.

Probabilmente, è un’ottima chiave di lettura della vita, se si usassero meno verbi al condizionale a vantaggio di quelli al presente!

Meno "vorrei", "potrei", "sarebbe stato", e molti più "faccio", "scelgo", "sono". Il condizionale è la sintassi dell'attesa e del rinvio; il presente è l'unica grammatica in cui l'anima trova davvero respiro e consistenza.

Un ottimo stratagemma per intrappolare il desiderio nella realtà!

Perché un desiderio non chiede di essere perfetto o al riparo dagli sbagli: chiede soltanto di attraversare la soglia, di far tremare la pelle e di trasformarsi in vita.

martedì 5 luglio 2016

Quando a morire è una Lingua

 
 
Sul nostro pianeta si parlano circa 6.800 lingue. Ogni quindici giorni ne spariscono due e con esse muoiono antiche culture, usi, costumi, tradizioni, leggende, riti, medicine naturali.

Entro il 2100, il 90 per cento di tutti gli idiomi umani, sparirà per sempre. Le previsioni più ottimistiche dicono che soltanto la metà, sarà estinta. Quelle ormai irrimediabilmente perdute, secondo i calcoli dei linguisti, potrebbero essere tra quattro e nove mila.

Il 96% della popolazione mondiale utilizza soprattutto quattro lingue: il cinese mandarino, parlato da un miliardo di persone, come l’inglese, l’Hindi/Urdu (900 milioni) e lo spagnolo (450), seguito da russo, arabo, bengali, portoghese, giapponese, francese, tedesco, italiano. Il restante quattro per cento parla tutte le altre.

I ricercatori escludono dal rischio d’estinzione soltanto 600 lingue nel mondo, perché sono ancora insegnate ai bambini. In Canada e Stati Uniti, il 90% delle lingue native, non è appreso dalle nuove generazioni.

Su 300 lingue parlate sul territorio americano in età colombiana, soltanto dieci sono ancora utilizzate da gruppi superiori ai diecimila individui. In Australia si stanno estinguendo il 90% delle 250 lingue aborigene.

I quattro quinti degli idiomi sono usati da gruppi inferiori ai diecimila individui. Nell’area amazzonica peruviana soltanto cinque persone parlano ancora il Chamicuro.

Gli scienziati stimano che, in Africa su un patrimonio di 1.400 lingue 54 sono ormai estinte, 116 sono vicine all’estinzione, 250 sono minacciate e 600 in forte declino, ma in Sud Africa le lingue ufficiali sono solo l’inglese l’africaans.

In Asia meno di diecimila persone parlano circa la metà delle lingue autoctone. Nel ashmir il Brokshat è parlato da tremila persone, il burmese da 250, mentre nelle Filippine poche famiglie parlano ancora l’Arta. Il 90% degli idiomi umani non è presente su Internet.

I contenuti della Rete sono per il 68,4% in inglese; seguito dal giapponese con il 5,9%, dal tedesco con il 5,8% e dal cinese con il 3,9%. 

L’80% dei linguaggi esistenti non ha una forma scritta e la metà di essi è concentrata in otto paesi: Papua Nuova Guinea (832), Indonesia (731), Nigeria (515), India (400), Messico (295), Camerun (286), Australia (268) e Brasile (234).

Le regioni con la più alta biodiversità sono quelle più ricche anche dal punto di vista linguistico: le lingue parlate nelle isole, ad esempio, si sono sviluppate, come le specie viventi, in modo unico e completamente autonomo. Gli abitanti del piccolo Arcipelago di Vanuatu, nel Pacifico, parlano ben 110 lingue.

La perdita di lingue uniche, nella loro identità culturale e nei loro contenuti storici, (l’Igo, parlato da seimila persone nel Togo meridionale, molto probabilmente conserva tracce della migrazione africana occidentale) rende più difficile la nostra comprensione della diversità biologica.

I linguaggi utilizzati nelle foreste tropicali o sulle isole, sono notoriamente molto ricchi di vocaboli specifici per la descrizione della natura. Gli hawaiani chiamano i pesci con nomi che indicano il periodo di riproduzione, gli usi medicinali e i metodi per catturarli.

In Papua Nuova Guinea, le lingue locali comprendono centinaia di nomi diversi per ogni specie di volatile presente sulle isole, mentre il Pidgin, (un misto anglo-cinese diffuso in estremo oriente) ne comprende al massimo due.

Molti ricercatori studiano gli elementi strutturali della grammatica e del vocabolario, per capire se alcune regole fondamentali del linguaggio, abbiano valenza mondiale e se è possibile trovare un riscontro fisico nella struttura del cervello umano.

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