sabato 11 gennaio 2014

Il mio fiore (poesia)

contrario

Mi allontano dalla mente per accostarmi al cuore.

I battiti alzano il volume al mio silenzio.

Bagliori di emozioni illuminano la stanza della mia intimità.

Solitario, ma non con tristezza, accarezzo ricordi,
rivedo visi d'un tempo.

Ero piccino e portavo un fiore in quella mia stanza.

Lo annaffiavo tutti i giorni senza che nessuno lo sapesse.

Il mio fiore è ancora lì, bello e colorato.

Si nutre ancora del mio affetto.

Non è invecchiato come me.

Il mio fiore non teme di morire 
perchè sarà sempre con me.


Commento

Questa lirica è un delicato viaggio nella memoria e nella dimensione interiore, dove il distacco dal brusio del pensiero razionale permette di riscoprire un nucleo di purezza rimasto intatto fin dall'infanzia.

Il testo si articola attraverso alcuni temi fondamentali:

  • Lo spostamento di frequenza (dalla mente al cuore): Il componimento si apre con una vera e propria scelta di presenza interiore. Silenziare i pensieri logici permette di "alzare il volume" dei battiti emotivi, trasformando la solitudine non in isolamento triste, ma in uno spazio intimo, calmo e luminoso.

  • Il fiore segreto dell'infanzia: Il passaggio centrale introduce una potente metafora poetica. Il fiore accudito in segreto da bambino rappresenta la parte più autentica, innocente e vitale dell'anima del poeta. L'atto di annaffiarlo nascostamente rivela come la sensibilità e l'affettività siano state coltivate nel tempo come un tesoro privato.

  • L'atemporalità del sentimento: Il contrasto tra il corpo che invecchia e il fiore che rimane indefinitamente bello e colorato sottolinea la differenza tra il tempo fisico e quello dell'anima. Mentre il corpo subisce l'usura degli anni, la capacità di amare e le emozioni più pure non invecchiano né temono la fine, poiché custodite all'interno dell'essere.

È una poesia intrisa di dolcezza e nostalgia positiva, che invita a prendersi cura del proprio spazio interiore: un promemoria di come ciò che nutriamo con vero affetto rimanga immune al passare del tempo.


Leggi ancora sulla pagina delle poesie dell’anima


domenica 5 gennaio 2014

Chi sono io? Alcune frasi incisive di Jean-Paul Sartre


Sono io.

Ciò significa che non sono per quello che riesco a fare, né quello che sembro agl’altri.

Non posso nemmeno riferire la realtà a me stesso perché sarebbe comunque un rapportarsi.

IO non sono espressione di un confronto, e la mia realtà va intesa come presenza esistente a prescindere.

L’essere è in sé (Sartre).

IO sono me stesso e non come la coscienza che mi rimanda a me stesso.

IO non posso vedere me stesso in quanto sarei contaminato dal confronto.

IO sono pieno di me stesso.

IO non sono altro che me stesso
 perché non sarei più io,
 uscendo da me stesso.

****************

Ecco alcune delle massime più celebri e incisive di Jean-Paul Sartre, che racchiudono i pilastri del suo pensiero esistenzialista (la libertà, la responsabilità, la scelta e il rapporto con gli altri):

Sulla Libertà e la Scelta

«L'uomo è condannato a essere libero.»

(L'esistenzialismo è un umanismo)

Per Sartre la libertà non è un privilegio, ma una responsabilità inevitabile: anche quando scegliamo di non scegliere, stiamo comunque facendo una scelta.

«L'esistenza precede l'essenza.»

(L'esistenzialismo è un umanismo)

Non nasciamo con un destino o un "progetto" già scritto. Prima esistiamo nel mondo, e solo dopo definiamo chi siamo attraverso le nostre azioni e le nostre decisioni.

«Siamo le nostre scelte.»

L'identità di una persona non è fatta di intenzioni o desideri astratti, ma della somma concreta delle decisioni che prende ogni giorno.

Sul Rapporto con gli Altri

«L'inferno sono gli Altri.»

(A porte chiuse)

Spesso fraintesa come una frase di misantropia, significa in realtà che lo sguardo altrui ci giudica, ci definisce e ci "ingabbia", mostrandoci come siamo visti dall'esterno e limitando la nostra percezione di libertà.

Sull'Azione e l'Auto-inganno

«Non si fa ciò che si vuole e tuttavia si è responsabili di ciò che si è.»

(San Genet)

Anche quando il contesto o i limiti esterni ci condizionano, il modo in cui reagiamo a quelle circostanze resta sotto la nostra completa responsabilità.

«L'importante non è ciò che si fa di noi, ma ciò che noi facciamo di ciò che si fa di noi.»


Il manifesto del riscatto personale: non possiamo decidere da dove partiamo o cosa il mondo ci rovescia addosso, ma possiamo sempre decidere come trasformarlo ed evolvere.


Una breve biografia

Jean-Paul Sartre (1905–1980) è stato uno dei filosofi e scrittori più influenti del Novecento, figura simbolo dell'esistenzialismo ateo e intellettuale militante.

I punti chiave della sua vita e del suo pensiero:

  • Formazione ed Esistenzialismo: Nato a Parigi, studiò alla prestigiosa École Normale Supérieure, dove incontrò Simone de Beauvoir, compagna di vita e di dibattito intellettuale. Nel 1943 pubblicò la sua opera filosofica fondamentale, L'essere e il nulla, in cui teorizzò che nell'uomo "l'esistenza precede l'essenza": non esiste un destino predeterminato e l'essere umano è condannato a essere libero, responsabile di ogni sua scelta.

  • Opere letterarie e Teatro: Espresse la sua filosofia anche attraverso romanzi celebri come La nausea (1938) e testi teatrali come A porte chiuse (1944), celebre per la frase "l'inferno sono gli altri".

  • Impegno politico: Durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale fu una figura di spicco della sinistra radicale francese. Sostenne le lotte di decolonizzazione (come l'indipendenza dell'Algeria) e si avvicinò al marxismo, cercando di coniugarlo con il suo pensiero esistenzialista.

  • Il rifiuto del Nobel: Nel 1964 gli fu assegnato il Premio Nobel per la Letteratura, ma lo rifiutò coerentemente con la sua idea che un intellettuale non debba farsi trasformare in un'istituzione.

Sartre è morto a Parigi nel 1980, accompagnato al cimitero di Montparnasse da una folla di oltre cinquantamila persone. 

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