domenica 28 dicembre 2014

Amando (poesia)


 
Appendo le mie paure ad un cuore generoso.

Lego le mie idee alla passione di affondare pensieri.

Riscopro uno spazio tutto mio.

Tu non puoi entrarci!

Se pur vicino al mio corpo,
non celi il baratro di una vita diversa dalla mia.

Il tuo sorriso è un ponte su cui sostano e s'incontrano anime sole.

Il tuo abbraccio è parvenza del tuo mondo che risuona nel mio.

La tua voce è l'eco dei miei desideri.

Passeggiamo insieme nella precarietà di un esistere avaro di risposte.

Attendo il tuo tocco per illudermi di essere vivo.

Semino parole per provare la tua compagnia.

Devo riempirmi d'amore per continuare a provarti.
 


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Analisi
Questa lirica si presenta come una straordinaria, lucida ed elegante anatomia di una relazione complessa, fatta di vicinanza e alterità, illusioni e bisogno d'amore. Il testo esplora la tensione tra il desiderio di protezione e l'inesorabile consapevolezza della solitudine individuale.

1. Il rifugio, il limite e l'alterità (Strofe 1-5)

I primi versi delineano un perimetro di difesa e di affermazione del sé:

  • L'atto dell'affidarsi: «Appendo le mie paure ad un cuore generoso» è un'immagine visiva di grande forza. Le paure vengono alleggerite, trasferite e affidate all'altro.

  • Lo spazio inviolabile: Subito dopo la condivisione, emerge la necessità di preservare l'identità: «Riscopro uno spazio tutto mio. / Tu non puoi entrarci!». C'è il riconoscimento che, per quanto un legame sia stretto, esiste un nucleo interiore d'intimità e di pensiero che resta del tutto inaccessibile.

  • Il baratro della diversità: La vicinanza dei corpi non annulla la distanza delle anime. L'altro porta con sé un "baratro", la vertigine di un vissuto, di una storia e di una prospettiva irrimediabilmente diversa dalla propria.

2. Le illusioni del contatto (Strofe 6-8)

Nella parte centrale, il partner viene descritto attraverso metafore che ne sottolineano il ruolo di tramite e di specchio:

  • Il sorriso-ponte: Il sorriso dell'altro non è un porto sicuro per due, ma un luogo di passaggio, un "ponte su cui sostano e s'incontrano anime sole".

  • Abbraccio e voce come risonanza: L'abbraccio è definito "parvenza" (un'apparenza o un'eco) di un mondo diverso che risuona nel proprio, così come la voce non fa che restituire "l'eco dei miei desideri". L'altro diventa lo specchio in cui la mente proietta ciò che cerca.

3. La precarietà e il bisogno di esistere (Strofe 9-12)

La chiusura offre un crescendo emotivo di rara vulnerabilità psicologica:

  • Il cammino condiviso nella precarietà: I due protagonisti camminano insieme "nella precarietà di un esistere avaro di risposte". È la condivisione dell'incertezza esistenziale che unisce gli esseri umani.

  • Il tocco e la parola: La presenza dell'altro diventa indispensabile per sentire la propria esistenza: «Attendo il tuo tocco per illudermi di essere vivo». Il contatto fisico e le parole («semino parole») sono tentativi disperati di spezzare l'isolamento e confermare la compagnia dell'altro.

  • La fatica d'amare («Devo riempirmi d'amore per continuare a provarti»): Il verso finale racchiude una sintesi di enorme profondità filosofica. Per poter continuare a sentire, comprendere e accogliere l'altro, occorre uno sforzo attivo, una pienezza d'amore interiore che sappia superare le distanze, le delusioni e il senso di finitudine.

Considerazione finale

I versi tratteggiano l'amore non come un'idilliaca fusione perfetta, ma come un atto di volontà e di coraggio. Riconoscere l'invalicabile distanza che ci separa dall'altro e, ciò nonostante, cercare il suo tocco e la sua voce per dare senso alla precarietà del vivere, è forse una delle definizioni più sincere della condizione umana.

sabato 27 dicembre 2014

We cannot always do what is absolutely best


J
efferson believed firmly in the value of education. 

His whole idea of government depended on the ability of citizens to make intelligent decisions. 

Jefferson had been interested in education for most of his life. He had developed many ideas about the best way to educate the people. 

He believed that every citizen had the right to an education. But, he understood that all people do not have the same ability to learn.

Jefferson divided the people into two groups: those who labor and those who use their minds. 

He thought both should start with the same simple education -- learning to read and write and count. 

After these things were learned, he believed the two groups should be taught separately.

Those in the labor group, he thought, should learn how to be better farmers or how to make things with their hands. The other group should study science, or medicine or law.

We cannot always do what is absolutely best. Those with whom we act have different ideas. 

They have the right and power to act on their ideas. We make progress only one step at a time. 

To do our fellow men the most good, we must lead where we can, follow where we cannot. But we must still go with them, watching always for the moment we can help them move forward another step.

We propose a school system of three steps.

The first step would be elementary schools, where all children could learn reading, writing, arithmetic and geography. 

The second step would be colleges.
 Students would begin the study of science, or would study agriculture, or how to use their hands to make things. 


The third step would be a state university, where students of great ability could go to get the best of educations.

The university would produce the lawyers, doctors, professors, scientists and government leaders. 

Young men whose families had money would pay for their own educations.

 The state would pay the costs of a small number of bright students from poor families.


venerdì 26 dicembre 2014

Esseri umani: Betty Williams, la vedova generosa


 
Da quando Betty Williams ha perso suo marito 12 anni fa, il periodo di Natale è stato sempre un momento di solitudine e di grande nostalgia.
 
Senza figli e senza parenti stretti, Betty, 86 anni, insegnante in pensione, è rimasta sola.
 
E se durante l'anno la solitudine si “respinge” come meglio si può, per Natale affrontare l'idea di essere rimasti senza nessuno può diventare insostenibile. 
 
E così Betty, sapendo di non essere l'unica in questa condizione, ha deciso di affittare un pub per la vigilia a Ottery St. Mary, nel Devon, in Gran Bretagna, e pagare un ricco rinfresco a oltre cinquanta sconosciuti. 
 
Betty Williams, la vedova generosa. Un conto di oltre mille sterline per una scelta tra zuppa di verdura e cocktail di frutti mare, seguito dal tradizionale arrosto, pere in camicia e budino. 
 
La cena è stata accompagnata da una band che ha intrattenuto gli ospiti con i classici di Natale. 
«Sono stata così impaziente e sono contenta che finalmente il momento sia arrivato – ha raccontato Betty – So di essere anziana ma la mia mente ragiona ancora e ho pensato che sarebbe stato emozionante condividere questa serata con altri membri della mia comunità che vivono in solitudine».

Qualche mese fa Betty ha incontrato il sindaco della cittadina, Glyn Dobson, 72 anni, per aiutarla a convincere le persone sole a partecipare al suo party di Natale. 
 
Detto fatto: cinquanta commensali si sono presentati alla festa organizzata da Betty. «Sono così contenta per aver convinto tante persone a venire – ha raccontato - Guardo come si divertono e mi si riempie il cuore di gioia». 
 
L'iniziativa di Betty ha già fatto il giro del mondo e sono già arrivati fondi che saranno utilizzati per il Natale del prossimo anno. 
 
May Kennedy, 90 anni, assistente in pensione in una scuola materna, ha raccontato: «Vivo qui da 33 anni e non ho mai visto tanta generosità prima. 
 
Conosco Betty di vista ed è stata gentile a invitarmi. La mia famiglia vive lontana e sarei rimasto solo per tutte le festività». 
 
Ma quest'anno Betty ha reso possibile un piccolo miracolo: per questo Natale a Ottery St. Mary nessuno è rimasto da solo.

venerdì 21 novembre 2014

I due uccellini




Un ramo oscillava al vento. 
Nascosto tra le foglie, un nido proteggeva un uccellino. Non pigolava ma aveva paura del vento. 
Amava il sole perché era caldo e luminoso.
Trascorreva le giornate cercando di veder oltre le foglie.
Un giorno, un'ombra apparve! 
Era un uccelletto un po' più grande. 
Era bello, tutto colorato.
Svolazzava di ramo in ramo perché gli piaceva conoscere il mondo che lo circondava.
Durante uno dei suoi frenetici voli, si posò sul ramo dove quell’uccellino timoroso attendeva di crescere.
Fu un attimo e si piacquero.
I due uccellini sembravano conoscersi da molto tempo.
Iniziarono a cinguettare insieme. 
Poi seguirono lunghi racconti. 
Si scambiarono segreti ed insegnamenti.
Non passò molto tempo, quando cominciarono a saltellare insieme. Erano passi di danza e piccoli voli.
Sicuramente volevano volare insieme, liberi nell’aria primaverile.
Si dividevano tutto anche le piccole prede che catturavano giocando insieme.
Le nuvole erano lontane e la pioggia alla fine arriva.Un nido tutto per loro, serviva.
Occorrevano ali grandi per costruirlo e poi bisognava anche scegliere il più bell’albero della zona.
L’amore mette le ali e le fa crescere se non si guarda in basso.

Si sa! Il tempo non aspetta nessuno.

E la primavera non dura molto.
  

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