sabato 20 gennaio 2024

La mamma è sempre speciale

 

Eppure continui a vivere in me.

Quando tu eri in vita, parlavo con te con il mio sguardo ... porta di uscita d’indicibili sentimenti. Le tue parole erano poche e avevano pochi ornamenti, ma erano essenziali. Non pretendevi di sapere tutto, ma c’era qualcosa nel tuo cuore che ti guidava e ai miei piccoli occhi sembravi infinita.

Sono sempre stato certo che ero costantemente nei tuoi pensieri. Ero un vigilato speciale. Ero io chi ti procurava tanto lavoro e tante ansie. 

Nonostante tutto, eri felice comunque. Nascondevi la tua fatica e i tuoi problemi. 

Mi prospettavi un mondo molto più amico e tranquillo di quello che brulicava accanto a me.

I tuoi tentennamenti sul rimproverarmi o no, a volte mi facevano sorridere; erano anche stimoli per migliorarmi. 

Per te, io non ho mai avuto difetti. Tu vedevi solo pregi! Le mie marachelle erano indisposizioni momentanee da non tenere in considerazione.

Volevo conquistarti con i miei successi. Purtroppo sono stati pochi rispetto a quelli che avrei voluto orgogliosamente mostrarti.

Oggi che sei dall’altra parte, queste parole servono più a me che a te.

Ti sono grato per quanto amore mi hai dato. Grazie a te, posso donarlo a chi mi è vicino. Grazie a te, ho un’anima che fa battere il mio cuore e che lascia scorrere la lacrima della commozione. Grazie a te, ho un motivo in più per apprezzare questo meraviglioso mondo. La mia mamma è stata speciale!

Le mamme sono speciali, conservano in sé la magia che ciascun figlio conosce bene.

 


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giovedì 18 gennaio 2024

Ricominciare

 

Quando ci accorgiamo che stiamo procedendo male o almeno non secondo le nostre aspettative, è spontaneo fermarsi e ricominciare di nuovo. Si é perso tempo nel capire di avere preso la direzione sbagliata! Abbiamo valutato male o le informazioni necessarie per decidere erano approssimate. La catena delle decisioni assunte ha prodotto un mostro. In un mare di incertezze una scelta sembra ferma. Ricominciare!

Ricominciare significa “tornare all’inizio del percorso”, cambiare i criteri e le priorità per decidere.

Ricominciare non è facile per tutti. Il processo di fossilizzazione ci insegue togliendoci memoria del passato. Il metabolismo biologico (invecchiamento) ci irrigidisce inquinando e rallentando le decisioni.

Il processo di comunicazione si sviluppa su canali che subiscono la crittografia del tempo che passa (non ci si capisce più).

Tutto sembra congiurare contro l’idea di ricominciare.

I segnali che ci chiedono di ricominciare sono forti e chiari, come quelli forniti a un automobilista che vuol ripartire col freno a mano tirato. 

Abbiamo molti esempi di coloro che, immersi fino al collo nelle sabbie mobili e con l’unico braccio libero per avvinghiarsi a qualunque cosa, gridano forsennatamente aiuto.

Vi siete chiesti perché molti sono intrattabili e inspiegabilmente cattivi?

Vi siete chiesti perché un barbone sporca ovunque?

Vi siete chiesti perché un insegnante che va in pensione, ammonisce i colleghi a misurare il proprio successo sul più somaro della sua classe?

Vi siete chiesti perché Madre Teresa di Calcutta abbracciava amorevolmente una deforme, maleodorante creatura?

La risposta è sempre la stessa: “Il mondo interiore protesta e chiede di ricominciare”.


martedì 16 gennaio 2024

Fuori dal ghetto

 

Qualsiasi manifestazione di una espressione umana non è libera dai condizionamenti delle necessità dell'anima.

L'artista esprime, tramite la sua sensibilità, ciò che con le parole sarebbe impossibile mostrare, a causa dei proibizionismi imposti dalla moralità o dagli schemi educativi assimilati irrazionalmente.
Nascosta sotto le coperte del "Non dico", l'anima si libera ed esprime tutta la sua genuina essenza.  

L'opera umana diventa allora arte e il messaggio ivi contenuto, si imbeve di nobiltà con il ritorno all'essenza universale. L'intero messaggio si veste con i colori e i significati misurati della sensibilità dell'osservatore.

Può capitare che in alcuni casi la sintonia sentimentale costruisca un ponte tra l'artista e l'osservatore, allora si instaura una comunicazione a due, vera e fortemente emotiva. 
In questa fase, il giudizio è assente mentre impera il piacere della comunione degli spiriti e lo sguardo fa fatica a staccarsi dall'opera.

Costringiamo l'anima a vivere nel ghetto della materialità e quando qualcuna fugge ... la scopriamo in un artista, in un poeta, in un romantico, in uno scrittore guidato dalla magia del sentimento.
   

domenica 14 gennaio 2024

Lo dirò a Dio (poesia)


 

 

 

 

 



Lo dirò a Dio
 perchè mi fai male.

Lo dirò a Dio 
perchè hai fatto male anche alla mia mamma.

Lo dirò a Dio per la tua cattiveria.

Sarà Lui a mandarti all'inferno.

Ora, voglio dormire.

Mi risveglierò in Paradiso
dove tu non ci sarai.



Analisi
Questa poesia è un'opera di un'intensità drammatica e straziante, che colpisce come un pugno al cuore per la sua essenzialità, la sua cruda veridicità e la sua immensa carica tragica.

Attraverso la voce incolpevole e limpidissima di un bambino (o di una creatura fragile e indifesa), il testo mette in scena l'esperienza dell'invisibile sofferenza domestica e della violenza, trasformando la preghiera e l'invocazione in un atto estremo di dignità e di riscatto.

L'intera lirica si sviluppa lungo coordinate emotive devastanti e sublimi al tempo stesso:

1. Il candore dell'infanzia di fronte al male (Strofe 1-3)

«Lo dirò a Dio / perchè mi fai male.
Lo dirò a Dio / perchè hai fatto male anche alla mia mamma.
Lo dirò a Dio per la tua cattiveria.»

L'esordio si fonda su una frase tipica del linguaggio infantile: «Lo dirò a Dio», che ricalca l'innocente «lo dico al maestro» o «lo dico a papà». Qui, tuttavia, di fronte alla violenza e all'assenza di una figura protettiva terrena, l'unico interlocutore possibile e supremo diventa Dio.

  • L'empatia del dolore: Il piccolo protagonista non soffre solo per il male subito in prima persona («mi fai male»), ma porta su di sé la ferita ancora più grande della violenza inflitta alla figura più cara («hai fatto male anche alla mia mamma»).

  • L'assoluta chiarezza morale: L'infanzia non usa perifrasi o giustificazioni; definisce la brutalità con la sua sola parola legittima: cattiveria.

2. La giustizia divina e il giudizio (Strofa 4)

«Sarà Lui a mandarti all'inferno.»

In questo singolo verso non c'è odio vendicativo nel senso adulto del termine, ma la richiesta pura di giustizia cosmica. L'orco o il carnefice, che sulla Terra detiene un potere cieco e schiacciante sui più deboli, viene ridimensionato di fronte al giudizio supremo. Il bambino affida la punizione a Dio, rinunciando alla violenza e riaffermando l'esistenza di un ordine morale dove il male non resta impunito.

3. Il sonno, la resa e la liberazione finale (Strofe 5-6)

«Ora, voglio dormire.
Mi risveglierò in Paradiso / dove tu non ci sarai.»

È nel finale che la poesia raggiunge l'apice del suo pathos e della sua commozione:

  • «Ora, voglio dormire»: È il gesto di chi è stremato dal dolore, di chi non ha più le forze per subire o per lottare. Il sonno evoca la pace, ma suggerisce anche, con tragica e sommessa delicatezza, il trapasso o la fuga da una realtà insopportabile.

  • Il Paradiso come assenza del carnefice: La definizione del Paradiso formulata dal bambino è di una poesia struggente: non è descritto con angeli o cieli dorati, ma semplicemente come il luogo «dove tu non ci sarai». La salvezza coincide con la definitiva e terna separazione dal male e dalla paura.

Sguardo d'insieme

Un componimento scarno, spogliato di ogni orpello retorico, dove ogni parola pesa come pietra. Con una brevità folgorante, la poesia riesce a dare voce alle vittime silenziose, trasformando la fragilità in una denuncia d'infinita potenza etica ed emotiva.

Se ti è Piaciuto l'articolo, scrivimi. Ti risponderò.

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