sabato 9 marzo 2024

I neuroni specchio


Esiste uno spettacolare meccanismo biologico umano dal quale ricavare deduzioni argute e ottenere quelle prove inconfutabili sulla stupidità della natura.

Alcuni ricercatori italiani (guarda il caso!), studiando l’attività cerebrale di un macaco, hanno scoperto i neuroni specchio. Questi hanno la responsabilità di far assumere comportamenti imitanti e in particolar modo, quelli che con la sopravvivenza hanno una connessione più stretta.

Vi è capitato di vedere qualcuno mangiare un gustoso gelato?

Bene! Se vi concentrate sul movimento che permette al fortunato, di portare il gelato alla bocca e poi vedere la sua lingua indugiare sulla dolce superficie del gelato, certamente e istintivamente, il vostro braccio accuserà qualche contrazione e il vostro palato preparerà l’ambiente operativo per accogliere la gustosa poltiglia che non arriverà mai.

Vi giustificherete con la solita acquolina in bocca e, con mano al portafoglio, correreste subito dal gelataio.

In questo caso siete stati abbindolati dai neuroni specchio. Questi neuroni conservano un imperativo genetico: Alimentati, se non vuoi morire!

È ancora più incredibile pensare che essi estendano la loro politica anche nell’ambito sociale. Forse sanno anche loro che non si vive di solo pane! Puoi sperimentare su tè stesso il lavoro dei neuroni specchio.

Se la tua anima non si è troppo indurita, al punto di ignorare i neuroni, vedendo accarezzare o baciare un bambino proverai lo stimolo a imitare il protagonista dell’azione.

I furbetti dei ragazzi già conoscono l’esperienza dello stimolo all’imitazione quando vanno in giro per discoteche o per cinema che creano certe atmosfere … (cinema-terapia).

Avrete capito subito che la sopravvivenza e la riproduzione sono le bandiere sventolate dai neuroni specchio. Bastano solo queste considerazioni per comprendere la dimensione e l’importanza della problematica.

La storia dell’uomo “libero” potrebbe apparire risibile. La storia dell’umanità diventerebbe quella delle relazioni. La storia dell’universo sarebbe il solco di un divenire frutto della volontà di potenza, magicamente e crudelmente, espressa dal sovrumano Nietzsche.

Volendo essere fieri e ottimisti a tutti i costi, vorrei soffermarmi su un particolare aspetto di questa questione. L'osservazione diretta dei neuroni specchio è più difficile nell'uomo che non nelle scimmie.

Mentre in quest’ultime si possono osservare i singoli neuroni, nell'uomo si possono osservare le attivazioni solo attraverso variazioni nel flusso sanguigno dovute ad esse.

Ho l’impressione che la natura voglia nascondersi agli occhi dell’uomo, quasi come nel codice genetico di questi neuroni, ci fosse un nascosto dettame:

“Attenzione, non sminuire il senso di grandezza dell’uomo, poiché anche questo è vitale alla salute fisico-mentale e quindi, alla sua sopravvivenza e riproduzione!”.

Chi non crede ancora a una sublime regia dovrà aspettare molto per avere un’altra prova. Da domani vi consiglierò di portare con voi la neuro immagine preferita, pronta per far scattare questi neuroni a nostro comando.

Vi assicuro che questa può essere considerata come una vendetta trasversale sulla natura, come forma di rivalsa a una libertà dell’uomo trasfigurata.



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giovedì 7 marzo 2024

La proteina P53

 

Si sta studiando un meccanismo in grado di bloccare la proliferazione delle cellule tumorali. Il principio dell’intervento è simile al gioco della pignatta. 

C’è sempre qualcuno che a occhi bendati tenta con un bastone di rompere la pignatta e godere del suo contenuto. 

Per gli scienziati, la proteina p53 è un’ambita pignatta. Questa, tartassata continuamente dal bastone delle sperimentazioni, ha fornito un importante tassello alla comprensione della complessa mappa del funzionamento che mira a individuare una barriera antitumorale

Come per il gioco della pignatta, il tipo d’intervento è per tentativi. Si vuole, insomma, che la materia apra il suo scrigno dei segreti per far fluire ciò che l’anima, in un disegno più complesso, già è abituata a orchestrare.

L’uomo è una miscela di spirito e materia. L’anima è la “logica” direttrice di ogni interazione con l’esterno. L’anima si manifesta solo con il raggiungimento di un equilibrio funzionale biologico.

Stiamo parlando di un mondo completamento nuovo non riconosciuto dalla scienza perché non si concilia con la razionalità della dimostrazione e della ripetibilità.

Di sicuro in pentola qualcosa bolle e poiché sollevare il coperchio, è rischioso, ci si ferma a sentire il ballo del coperchio che casualmente lascia sfuggire spifferi di vapore, improvvisi e immediatamente svaniti.

Se ammettiamo che esiste un nesso tra corpo e anima e che entrambi sono realtà macroscopiche, dobbiamo ammettere che in una scala più piccola, la relazione, sebbene in forma più semplice, continui ad esistere.

La presenza di una scala gerarchica impone che l’interazione diventi sempre più elementare e priva di una causa intelligente.

Per esempio, un timoniere pone la barra a dritta solo per eseguire l’ordine del capitano e non si chiede la motivazione per la quale lo sta facendo. Il capitano ha impartito l’ordine solo perché ha avuto un messaggio via radio per la tempesta in arrivo. 

Chi ordina lo fa per una necessità; chi esegue lo fa per un obbligo. Chi ordina e chi esegue, ignorano la realtà del momento e danno fiducia a un dato di livello superiore. La consistenza del dato proveniente dai livelli superiori assicura il governo della nave durante il viaggio.

L’anima serena alberga in un corpo sano, pronta a scomparire quando una minaccia incombe.

Essa abbandona la nave nella burrasca, lasciando all’equipaggio il compito e lo sforzo di mantenerla a galla.

La stima verso il capitano e le istruzioni ricevute a tempo debito, rappresentano la forza con cui l’equipaggio si adopera per portare la nave fuori dalla tempesta. Durante la concitazione della battaglia si rivelerà il funzionamento dell’automatismo memorizzato. Per questi casi la ragione è lenta.

La proteina p53 è arruolata sulla nave dell’esistenza. Porta con sé il segreto conferitogli dal capitano. Non è certo che aprirà il suo scrigno, ma sicuramente eseguirà fino alla morte i suoi ordini.

 

mercoledì 6 marzo 2024

La stranezza dell'arte


 

Durante le mie solite passeggiate tento di svuotare la mente e occupare l’anima. Questa mia abitudine fa sì che incontrando conoscenti “dimentico” il saluto fino ad apparire ai loro occhi sgarbato o addirittura vanitoso.

Un giorno incontrai Antonio e conoscendomi, si impose alla mia attenzione.

“Andrea, sei sempre con la testa fra le nuvole!”

“Scusami, Antonio, godevo di questa bella giornata.”

“Allora, accompagnami al bar. Devo darti una bella notizia.” Lo disse in modo beffardo.

“Va bene! Sono curioso di sapere cosa ti sei inventato!”

Appena fummo seduti comodi all’aperto con il sole primaverile che lambiva i nostri visi, l’amico cominciò a raccontare:

“Ho comprato un quadro e gli ho dato il titolo: La valanga di neve sulla città!”

Incuriosito per lo strano titolo, domandai: “Chi è l’autore?”

Antonio voleva stupirmi: “Non ci crederai, ma è della tua amica Silvia! Guarda la foto della stanza in cui l’ho esposto …”

“Sei incredibile Antonio! Mi hai sempre detto che non comprendi il suo stile e poi ne appendi un suo quadro nel salotto!”

Antonio rise e aggiunse: “Beh, non interpretarlo non significa che non mi piace!”

Mi resi conto che le mie idee sull’arte avevano condizionato i gusti del mio amico. Cercai di dare un seguito a quei pensieri.

“Antonio, sai che cosa sono gli OOPART?”

“Mi chiedi troppo! Forse un termine dialettale?” domandò.

“È un nome dato ad antichi manufatti; fossili impossibili, creati con tecnologie fuori dal tempo, manufatti anacronistici. In altre parole, se la storia del mondo che conosciamo è corretta questi reperti non dovrebbero esistere.

Ecco! Un quadro Di Silvia Senna in casa tua potrebbe essere un OOPART!”

Seguì una mia risata che non voleva essere un modo di prendere in giro il mio amico, ma una manifestazione di affetto e apprezzamento della sua iniziativa.

“Dai! Vuoi prendermi in giro?” Domandò, pur sapendo che scherzavo.

“Però mi hai incuriosito … parlami di questi strani oggetti.”

“Secondo lo schema quadridimensionale della nostra cultura, questi fossili non esistono. Se proviamo per gioco ad ammettere una quinta dimensione, qualche idea straordinaria potrebbe aiutarci a fornire una spiegazione.

“Quale sarebbe la quinta dimensione?” domandò con interesse.

"Sappiamo che due oggetti uguali nelle dimensioni geometriche, osservati in istanti diversi, potremmo differenziali come vecchio e nuovo, mentre, se invece sono diversi nelle dimensioni geometriche, ma osservati nello stesso momento, potremmo differenziali in più lungo, più alto, più largo, a seconda della dimensione diversificata.

Gli oggetti OOPART potrebbero essere “visti” in uno spazio a cinque dimensioni e occupare un posto nobile nella storia dell’uomo.”

“La quinta dimensione è quella dell’anima!  È piacevole pensare che circa 200 mila anni fa un umanoide forgiando un oggetto per i suoi bambini, si sia lasciato trasportare dalla sua anima in un mondo dove a guidare la sua mano non fosse solo lo stato delle sue conoscenze, ma un mondo interiore senza tempo.”

“Andrea, tu sei solito mettere anima in ogni cosa … da persona concreta che sono mi dà un senso di fantasia, ma devo confessare che mi piace terribilmente.”

Questa volta ridemmo insieme.

Se ti è Piaciuto l'articolo, scrivimi. Ti risponderò.

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