
venerdì 14 agosto 2015
Le migliori definizioni di intelligenza

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Troppo basso per il tuo cielo (poesia)
sono piccolo per la tua chioma.
Avvicina quelle nuvole,
sono alte anche per il mio albero.
Anche tu Luna,
bella e luminosa,
sei lontana dal mio cuore.
A chi racconto delle mie ansie?
Con chi condivido le mie gioie?
Quali mani stringo per non aver paura del buio?
Voglio il tuo cielo.
Voglio la tua pace.
Voglio il tuo amore.
Tutte racchiuse di generosità.
Non ti curare della loro umidità.
Qualche volta ho pianto.
Forse è troppo poco
e io sono troppo basso per tue stelle.
Proverò a sollevarmi.
La mia anima è leggera.
Di più non so fare.
Sei tu a decidere quando potrò elevarmi da terra.
Analisi
In questa lirica il dialogo con la natura e con il cosmo si trasforma in una preghiera laica di ascensione e vulnerabilità, dove l'io lirico si confronta con l'immensità del mondo avvertendo tutta la propria piccolezza, ma proponendo un baratto profondamente umano: la fragilità in cambio della grazia.
1. La distanza e la misura del limite (Stanze 1-3)
La poesia si apre con un'invocazione rivolta a entità imponenti (l'albero, le nuvole, la Luna), contrassegnata da una chiara percezione di sproporzione dimensionale e spaziale:
L'albero e la chioma: La richiesta ("Fletti i tuoi rami") nasce dalla consapevolezza di non essere abbastanza "grandi" o pronti per accogliere l'intera vastità dell'altro o della natura.
Le nuvole e la Luna: La distanza non è solo fisica, ma emotiva ("sei lontana dal mio cuore"). Gli elementi del cielo, pur bellissimi, appaiono inizialmente inaccessibili e distanti.
2. La solitudine e la ricerca di un'ancora (Stanze 4-6)
La sezione centrale è dominata da una serie di domande esistenziali incalzanti che svelano il bisogno primario dell'essere umano: la condivisione e la protezione.
A chi racconto delle mie ansie?
Con chi condivido le mie gioie?
Quali mani stringo per non aver paura del buio?
Questi tre interrogativi sintetizzano la triade dei bisogni emotivi: lo sfogo del dolore, la condivisione della felicità e il sostegno fisico/affettivo contro l'ignoto ("il buio"). La risposta a questa solitudine si trasforma in una triplice dichiarazione d'intento: "Voglio il tuo cielo. Voglio la tua pace. Voglio il tuo amore."
3. Il baratto sacro: lacrime in cambio di pace (Stanze 7-8)
Nel momento in cui l'io lirico formula la sua richiesta, offre l'unica valuta di scambio in suo possesso: le proprie emozioni.
L'umidità delle lacrime: C'è una delicatezza straordinaria nell'avvertimento "Non ti curare della loro umidità. / Qualche volta ho pianto." Le emozioni offerte non sono perfette né patinate; portano il segno della sofferenza vissuta. Ma è proprio questa "umidità" a renderle autentiche e "racchiuse di generosità".
4. La spinta verso l'alto e l'abbandono (Stanze 9-12)
La chiusa elabora un ribaltamento rispetto alla stasi iniziale:
La leggerezza dell'anima: Sebbene il corpo o lo status umano siano "troppo bassi" per raggiungere le stelle, l'anima possiede una qualità specifica per compensare il limite: la leggerezza. È la stessa leggerezza che permette di tentare l'elevazione.
L'atto di affidamento: L'ultimo verso ("Sei tu a decidere quando potrò elevarmi da terra") sigilla la poesia con un gesto di resa fiduciosa. Dopo aver dichiarato i propri desideri e offerto le proprie emozioni, l'io lirico riconosce di non poter forzare il tempo dell'elevazione, lasciando l'iniziativa all'entità amata o al destino.
Aspetti stilistici
Sintassi essenziale e piana: Le frasi sono brevi, quasi nude, prive di artifizi retorici complessi. Questa essenzialità riflette perfettamente l'atteggiamento di umiltà e trasparenza di chi parla.
Simbologia verticale: L'intero testo è costruito su un asse verticale che va dal basso (la piccolezza dell'io, le lacrime, la terra) verso l'alto (i rami, le nuvole, la Luna, le stelle, il cielo).
Tono: Prevalentemente intimo, confidenziale e venato di una dolce vulnerabilità che non scade mai nella commiserazione, grazie alla consapevolezza del valore della propria anima.