Al
segnar del passo
il
tempo affretta la mente.
Il
divenire, di certezze si spoglia.
Da
verità nude
traspaiono
piaceri e delusioni.
Inerte,
per natural volontà,
l'anima
attonita fissa lo sguardo oltre l'orizzonte.
Gelosa,
nasconde anche al verbo,
il
gentil desiderio.
Umil
fregio all'umana specie,
un
tacito privilegio s'accorda.
Mirar
di bellezza l'allegro ruscello.
Fresco
e ridente corre tra ciottoli rumorosi.
Fiori
festanti ondeggiano,
a
'sì tanto brio.
Il
sole caldo accende i colori,
che
il disegno dell'amore sia ancor più bello.
Analisi
Questa poesia si presenta come un cammino interiore che muove dalla consapevolezza della caducità del tempo e della perdita di certezze per approdare, infine, alla contemplazione della bellezza e della speranza. Il testo è diviso chiaramente in due momenti concettuali e visivi contrapposti ma complementari.
1. La consapevolezza del tempo e la spogliazione dell'illusione (Strofe 1-4)
I primi versi introducono il tema della vecchiaia, della maturità o del limite fisico («Al segnar del passo»). Quando il corpo o il cammino rallentano, il tempo interiore invece accelera:
- L'accelerazione della mente: «il tempo affretta la mente» cattura il paradosso per cui, quando il tempo residuo sembra stringersi, la coscienza diventa più rapida, lucida e pressante.
- La perdita delle certezze: Il divenire spoglia l'uomo dalle costruzioni artificiali e dai dogmi.
- Le verità nude: Quando le illusioni cadono, rimangono le «verità nude», le quali rivelano in modo imparziale sia i piaceri vissuti sia le delusioni accumulate.
2. La custodia dell'anima e il pudore del desiderio (Strofe 5-6)
Nel punto centrale della lirica, l'atteggiamento del poeta si fa contemplativo e quasi sacrale:
- Lo sguardo oltre l'orizzonte: L'anima appare «inerte, per natural volontà», ossia in uno stato di sospensione e di resa consapevole alla natura delle cose. Il suo sguardo "attonito" si dirige oltre il limite dell'orizzonte sensibile.
- Il desiderio taciuto: «Gelosa, nasconde anche al verbo, / il gentil desiderio»: vi è un pudore profondo nell'animo dell'autore. Il desiderio più intimo e gentile è così prezioso da non poter essere tradotto nemmeno in parole («il verbo»), rimanendo un segreto interiore custodito con cura.
3. La redenzione attraverso la bellezza e la natura (Strofe 7-10)
Il finale della poesia ribalta il tono cupo dell'inizio, offrendo un'apertura di rara freschezza e vitalità:
- Il tacito privilegio: La capacità di contemplare la bellezza non è un merito da esibire, ma un «umil fregio» e un privilegio concesso alla sensibilità umana.
- La natura festante: L'immagine del ruscello "fresco e ridente" che corre tra i ciottoli, insieme ai fiori che ondeggiano, richiama una gioia pura, dionisiaca e rigenerante.
- Il disegno dell'amore: La presenza del sole caldo che "accende i colori" trasforma il paesaggio naturale in una metafora dell'amore universale. Il mondo, nonostante le delusioni e il tempo che scorre, rimane un'opera d'arte destinata a essere ammirata.
Considerazione finale
I versi mostrano come l'inevitabile trascorrere del tempo non porti necessariamente al cinismo o alla disperazione. Se la mente accetta di spogliarsi delle false certezze e di custodire nel silenzio i desideri più nobili, l'anima conserva intatta la capacità di stupirsi di fronte alla vita e di riconoscere nel creato il "disegno dell'amore".