domenica 2 febbraio 2014

Cerco un cuore (poesia)

 
  
Cerco un cuore.

Un cuore che non batte per far rumore.
Un cuore che non teme di apparire rosso.
Un cuore che sa di essere cuore.

Se dovessi trovarlo, 
gli racconterei senza parole il mio mondo.
Sono certo che lo scoprirei uguale al mio.

Con lui,
girerei l'universo in groppa alla fantasia,
conterei una per una le stelle del firmamento,

Passeggerei lungo gli arcobaleni.
Danzerei sulle cime schiumose delle onde marine.
Inseguirei farfalle e lucertole.
Dividerei il pezzo di pane che ci lega all'esser materia.  

Non dimenticherei di visitare
i cuori innamorati e quelli generosi,
poichè ci servirà accumulare ossigeno d'amore.

Piangerei insieme a lui,
per i cuori duri,
per i cuori che non sanno di esserlo.

Quando il vento non ci accarezzerà più,
lasceremo la terra con la sua zolla più preziosa.

Servirà a lenire la nostalgia per questo nostro meraviglioso mondo.


Analisi
Questa lirica è un inno alla ricerca di un'affinità elettiva profonda, un viaggio poetico che esplora la speranza di trovare un'anima gemella capaci di condividere la stessa sensibilità, la stessa capacità di meraviglia e la stessa compassione per il mondo.

1. La ricerca dell'essenza e la sintonia tacita (Strofe 1-2)
L'apertura è folgorante e definisce subito l'oggetto del desiderio: non un cuore qualsiasi, ma un'intenzione pura. Il "rumore" rappresenta l'ostentazione superficiale, mentre il "rosso" è il coraggio di mostrare la propria vulnerabilità e passione senza filtri. La connessione immaginata è così profonda da non richiedere il linguaggio verbale ("gli racconterei senza parole il mio mondo"): la vera comprensione, suggeriscono i versi, avviene per riconoscimento immediato e speculare.

2. L'evasione fantastica e la condivisione del quotidiano (Strofe 3-4)
Una volta ipotizzato l'incontro, la poesia si apre a una dimensione di volo poetico e fanciullesco. Il viaggio attraverso l'universo, gli arcobaleni e le onde marine richiama la capacità dei poeti di trasfigurare la realtà attraverso l'immaginazione. Al tempo stesso, l'immagine del "pezzo di pane che ci lega all'esser materia" riporta la lirica a una dimensione concreta e sacra: l'amore e l'amicizia vera non dimenticano la nostra fragilità umana, ma la rendono dolce attraverso la condivisione.

3. L'empatia universale e il nutrimento dell'anima (Strofe 5-6)
Il viaggio non è un'egoistica fuga a due, ma un'apertura verso l'altro. La ricerca dell' "ossigeno d'amore" presso i cuori generosi mostra la consapevolezza che il sentimento va nutrito e protetto. Straordinaria è la capacità di empatia verso "i cuori duri": non c'è giudizio o condanna, ma solo un pianto di pietà per chi ha perso la consapevolezza della propria umanità ("i cuori che non sanno di esserlo").

4. Il congedo e il legame con la terra (Strofe 7-8)
Il finale affronta con grazia il tema della mortalità ("quando il vento non ci accarezzerà più"). Il distacco dalla vita non è vissuto con terrore, ma come un naturale passaggio. L'idea di portare con sé "la zolla più preziosa" simboleggia l'eredità d'amore e di ricordi vissuti, un tesoro capace di conservare la bellezza dell'esistenza persino oltre il limite terrestre.

Note di stile:
La struttura si fa più fluida, quasi un racconto in versi o un monologo interiore. Il tono è candido, sognante e fortemente empatico, sorretto da verbi al condizionale e al futuro che danno al testo il respiro di una promessa o di un desiderio profondo.


Mandorli in fiore (poesia)


Guardando lassù,
occhi bianchi s'accendono.

Sono perle sospese al cielo azzurro,
oscillano a rami protesi,
coccolano il cuor sensibile.

L'anima s'eleva,
e al dimenticar del corpo,
vola a posarsi accanto.

Sussultano le delicate corolle a cotal ardire.

Docile s'appresta lo spirito mio a fugar timore.

Inebriarsi vorrebbe di quella delicata essenza,
qual natural prova dello splendor divino.

Allor, che gioia s'espande,
grato al Dio, volgo il pensiero.

Un così grande dono è misura d'amor.



Analisi
Questa lirica celebra il contatto estatico e contemplativo con la natura, trasformando la visione di un albero in fiore in un'esperienza di elevazione spirituale e gratitudine verso il divino.

1. Il risveglio dei sensi e l'incanto (Strofe 1-2)
L'incipit cattura lo sguardo dell'osservatore rivolto verso l'alto, dove gli "occhi bianchi" — metafora dei boccioli o dei fiori chiarissimi — si animano contro il cielo azzurro. La descrizione dei fiori come "perle sospese" su rami protesi trasmette un senso di delicatezza, armonia e sospensione. Questa bellezza visiva agisce direttamente sul "cuor sensibile", offrendo una sensazione immediata di conforto e dolcezza.

2. L'estasi dell'anima e il volo spirituale (Strofe 3-5)
Nelle strofe centrali la contemplazione trascende la dimensione puramente fisica. L'anima si stacca dal corpo ("al dimenticar del corpo") per volare ad adagiarsi accanto ai fiori. Questa unione quasi mistica crea un movimento poetico suggestivo: persino le "delicate corolle" provano un sussulto davanti all'ardore di questo volo. Lo spirito del poeta risponde a questa timidezza vegetale con docilità, dissipando ogni timore per lasciarsi avvolgere dal profumo e dalla purezza della fioritura.

3. La rivelazione divina e la gratitudine (Strofe 6-8)
La natura viene riconosciuta come "natural prova dello splendor divino": l'essenza delicata dei fiori si fa veicolo di una presenza superiore. Il percorso contemplativo culmina in un'esplosione di gioia intima che si traduce in una preghiera di ringraziamento. L'immagine finale chiude il testo su una nota di profonda serenità, riconoscendo nella bellezza del creato un segno tangibile e smisurato dell'amore di Dio.

Note di stile:
Il testo impiega un registro colto e lirico (s'accendono, cotal ardire, fugar timore, allor), ben orchestrato per restituire un'atmosfera sospesa e sognante. La progressione che va dal dettaglio visivo (i fiori-perle) all'esperienza sensoriale (l'essenza) fino all'illuminazione interiore dà alla poesia un ritmo calmo e ascendente, tipico della poesia contemplativa.



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