sabato 19 ottobre 2013

Dipingere la vita con i sentimenti (poesia)




Il tempo dell’apparir è lontano.

Le lotte del collezionar materia sono dissolte nel ricordo.
Silenzio e sollievo avvolge la mia anima.
Mi nutro di impalpabile e sorrisi.
Indugio negli inviti del cuore.

Sorprendo me stesso nell’incanto.

Non più comando le emozioni.
Non più punisco il tremore della voce.

Lascio scorrere l’inopportuna lacrima che di me fa bambino.

Leggero mi sollevo sugli inutili affanni,
sui meschini intendimenti,
sulle trame ingannatrici
sulla vana gloria..

Nascondo alle faticose parole,
alla durezza degli spavaldi,
 alla superficialità degl'insensibili,
un mondo di dolcezze
disegnate con i colori più soffusi.

Ho imparato a dipingere la mia vita con i pennelli dell’amore.


Commento

Questa poesia è un bellissimo inno alla maturità interiore, alla resa pacifica e alla riconquista della grazia. Racconta il passaggio fondamentale da una vita spesa ad "apparire", accumulare e controllare, a un’esistenza vissuta con leggerezza, autenticità e profonda dolcezza.

Ecco una lettura dettagliata dei temi centrali e delle immagini più evocative del testo:

1. Il distacco dalle illusioni esterne (Le prime due strofe)

La poesia si apre con una presa di distanza dal passato:

  • "Il tempo dell’apparir è lontano": è l'addio alla necessità di mostrare un'immagine fittizia di sé al mondo.

  • "Le lotte del collezionar materia": la frenesia del possesso fisico e del successo materiale si è finalmente dissolta.

Al posto della frenesia subentrano il silenzio e il sollievo. L'anima smette di inseguire il superfluo e comincia a "nutrirsi di impalpabile", riscoprendo il valore delle piccole cose: un sorriso, un'emozione inaspettata, la capacità di lasciarsi ancora incantare dalla vita.

2. La liberazione dal controllo e l'abbraccio della vulnerabilità (La terza strofa)

Questo è forse il punto di svolta più intimo e potente della lirica:

Non più comando le emozioni.

Non più punisco il tremore della voce.

Lascio scorrere l’inopportuna lacrima che di me fa bambino.

Qui la maturità non si traduce in rigidità o cinismo, ma nel coraggio di essere fragili. Smettere di punire la propria voce che trema o di ricacciare indietro una lacrima significa fare pace con la propria umanità. La "lacrima inopportuna" restituisce la purezza dell'infanzia, abbattendo le maschere dell'adulto costretto a mostrarsi forte.

3. L'elevazione sopra il "rumore" del mondo (La quarta e quinta strofa)

Il poeta compie un gesto di elevazione spirituale ed emotiva:

  • Il volo leggero: Svolazza al di sopra di ciò che avvelena la quotidianità: gli affanni inutili, i calcoli meschini, le trame ingannevoli e la "vana gloria" (un’eco quasi manzoniana che definisce l'inutilità del trionfo terreno).

  • La custodia del sacro: Il mondo interiore viene protetto. Non viene regalato a chi usa "faticose parole", alla durezza di chi si mostra spavaldo o alla superficialità degli insensibili. C’è la scelta consapevole di custodire la propria delicatezza, rivelandola solo a chi sa comprenderla.

4. La sintesi finale: L'arte di vivere

Ho imparato a dipingere la mia vita con i pennelli dell’amore.

La chiusa trasforma la vita stessa in un'opera d'arte. Dopo aver abbandonato la materia, il controllo e l'ambizione, rimane solo il tratto essenziale: l'amore come unico strumento narrativo ed esistenziale. I colori usati sono soffusi, non strillati, a testimonianza di una serenità ritrovata che non ha più bisogno di gridare per esistere.

In sintesi

È un testo luminoso e pacificante, che parla di una vittoria intima: non quella ottenuta prevalendo sugli altri, ma quella raggiunta smettendo di combattere contro se stessi.

Leggi ancora sulla pagina delle poesie del sentimento


venerdì 18 ottobre 2013

Trauma (poesia)











La solitudine acceca la ragione allo scoprir del rosso.

Buio intorno,
l'impotenza cinge il pensiero.

Allora, chino il capo, 
prono al fato o al caso...
e cerco un Dio.

Il silenzio, sacro in quel momento,
non da risposte.
Rimanda a me stesso l'assillo.

E nel vuoto del pensare,
allungo il respiro.

Da lontano, in un corpo che è comparsa, 
s'ode il cuore amico.

Dispensa l'emozione di un Paradiso che attende. 
 
Capisco perchè non piango.


Commento

In questa lirica prevalgono l'immobilità, il silenzio e una cupa, profonda introspezione.

È un testo denso, dove la desolazione iniziale lascia spazio a un’improvvisa illuminazione interiore.

1. La vertigine del dolore e la resa

La poesia si apre con una premessa potente: "La solitudine acceca la ragione allo scoprir del rosso".

Il rosso è il colore della ferita, della passione sanguigna o della rabbia, ed è così violento da accecare la razionalità. Da questo shock visivo ed emotivo si piomba immediatamente nel buio.

L’impotenza non genera più una reazione furiosa, ma la paralisi:

  • Il capo si china.

  • Il corpo si fa "prono".

  • Ci si arrende indifferentemente "al fato o al caso".

La ricerca di Dio non nasce qui da una spinta vitale, ma come estrema risorsa dell'uomo messo all'angolo.

2. Il silenzio speculare: l'assenza di risposte

La ricerca del Sacro si scontra subito con un muro: il silenzio.

Questo silenzio viene definito "sacro", ma è anche spietato. Non elargisce consolazioni né certezze dogmatiche, ma agisce come uno specchio: "Rimanda a me stesso l'assillo".

Dio (o il metafisico) non risolve l'enigma per noi; ce lo restituisce, costringendoci a guardare dentro l'abisso della nostra mente.

3. L'ampliamento del respiro nel vuoto

Nel momento di massimo vuoto mentivo, succede qualcosa di fisiologico e spirituale insieme: "allungo il respiro".

È l'atto di lasciar andare, di fare spazio. Solo quando la mente smette di pretendere risposte e si svuota, l'orecchio interiore diventa capace di percepire ciò che prima era coperto dal "rumore" della solitudine.

4. Il "cuore amico" e la rivelazione finale

La svolta della poesia arriva negli ultimi quattro versi, con un'immagine di straordinaria suggestione:

Da lontano, in un corpo che è comparsa,

s'ode il cuore amico.

Il corpo umano (forse il proprio, forse quello dell'altro) viene percepito come una semplice "comparsa", un involucro provvisorio. Ma dentro questa fragilità terrena batte il "cuore amico".

È questo battito — questo legame profondo con l'altro o con la propria anima autentica — a dispensare l'emozione del "Paradiso che attende". Il sacro non sta nel cielo silenzioso, ma nella connessione profonda che si stabilisce nel dolore.

5. La chiusa: una consapevolezza che prosciuga le lacrime

Il verso finale, isolato e lapidario — "Capisco perchè non piango" — è di una bellezza disarmante.

Non c'è pianto perché non c’è più disperazione né autocommiserazione. C'è stata una presa di coscienza: il dolore non è vano e la solitudine non ha l'ultima parola. La certezza di quel "Paradiso" (inteso come salvezza emotiva o ricongiungimento) trasforma il dolore in una quieta e dignitosa certezza.

In sintesi

Se la poesia precedente era un inno alla ricerca attiva, questo testo è una meditazione sulla resa e sull'ascolto. Racconta come, toccato il fondo del vuoto e del silenzio, l'essere umano riesca a ritrovare la speranza non in un Dio astratto, ma nella presenza viva e salvifica degli affetti (il cuore amico).

Leggi ancora sulla pagina delle poesie dell’anima

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