mercoledì 14 dicembre 2016

Anima sola (poesia)


È dolce sentir di tuono nel cor solo.
L'amor bussa all'uscio or chiuso.
Ricorda ancora l'aria allegra....
e  l'ora lunga al sorriso mai stanco.

Mani ferme stringono emozioni mai dome.
Il pensier caldo ancor amore infonde.

Attendo il dì ....
'sì che lontano i miei occhi corron
che più luce non sia
e allor dormir nel tuo abbraccio
sarà il dono più alto del Dio del ciel. 



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Analisi
Una lirica intimista e trepidante che canta l'irruzione improvvisa dell'amore in un'anima che credeva di essersi ormai chiusa, trasformando l'attesa del tempo che resta nel desiderio di una pace sublime.

I nuclei concettuali del componimento si articolano in tre momenti principali:

  • Il risveglio del sentimento (Prima strofa): Il "sentir di tuono" evoca la scossa elettrica e improvvisa di una passione imprevista, definita "dolce" perché rompe la solitudine. L'amore torna a bussare a una porta oramai serrata, portando con sé il ricordo della giovinezza: un'aria festosa e le lunghe ore passate a sorridere senza mai stancarsi.

  • La forza della maturità (Seconda strofa): Il sentimento non è passeggero ma radicato. Le "mani ferme" simboleggiano la consapevolezza e la maturità di chi sa custodire e governare le proprie "emozioni mai dome". Il pensiero, mantenuto "caldo" dalla passione, continua ad alimentare il fuoco dell'amore.

  • La speranza del compimento ultimo (Terza strofa): Il finale volge lo sguardo verso il futuro ("Attendo il dì..."). Lo sguardo si spinge lontano, fino al momento in cui la luce terrena si spegnerà. La morte o la fine del cammino non sono viste con terrore, ma come il luogo dell'ultimo ricongiungimento: abbandonarsi e "dormir" nell'abbraccio dell'amato sarà il dono più grande concesso dalla grazia divina.

Stile e Registro
La poesia adotta un linguaggio raffinato, caratterizzato da forme arcaizzanti ed eleganti (cor, uscio, 'sì che, ), che donano al componimento un'aura solenne e sospesa nel tempo. I punti di sospensione accentuano il senso di trepidazione dell'attesa, rendendo il verso simile a un respiro trattenuto di fronte alla bellezza di un amore ritrovato.

lunedì 12 dicembre 2016

Non ci sei più (poesia)


Non ci sei più.

Sospesa sul filo del ricordo, la tua immagine oscilla.
Lontana ormai dai tuoi giovani sorrisi.

Non furono parole a sollevare mute emozioni....
soltanto piccoli e brevi sguardi raccontavano di te.

Semplicità e sincerità si muovevano nei tuoi occhi.
La gioia abitava nell'aria che respiravi.
 
Raccolgo nella mia mano 
quella piccola piuma perduta dal tuo cuore.
La custodirò per riportarla da te.

Per pochi attimi il mio cuore alzerà i suoi ritmi..
come un applauso...
 a te che dignitosamente hai vissuto. 
 

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Analisi
Questa poesia è un elegia intensa e pudica sulla memoria, il lutto e l'eredità morale lasciata da una persona amata che non c'è più.

Il testo costruisce un ponte tra la nostalgia del passato e il rispetto sacro per la vita vissuta:

  • L'assenza e il ricordo (Strofe 1-2): Il verso d'apertura ("Non ci sei più") colpisce per la sua nuda e irrimediabile perentorietà. L'immagine della figura sospesa "sul filo del ricordo" trasmette un senso di fragilità e distanza, mentre il pensiero corre alla giovinezza perduta e ai sorrisi di un tempo.

  • L'elogio della semplicità (Strofe 3-4): Il ritratto della persona scomparsa non si affida a grandi gesti o parole magniloquenti, ma al silenzio: "piccoli e brevi sguardi" capaci di muovere emozioni profonde. La bellezza della sua anima emerge dalla trasparenza dello sguardo, dove la sincerità e una gioia naturale facevano da contorno alla sua esistenza.

  • Il custode dell'anima (Strofa 5): La metafora della "piccola piuma perduta dal tuo cuore" è di eccezionale delicatezza. Rappresenta un frammento di quella purezza, un bene prezioso che l'autore raccoglie con cura, promettendo di custodirlo fino a quando non potrà riaffidarlo a chi l'ha lasciato.

  • L'omaggio e l'applauso interiore (Strofa 6): La conclusione trasforma la tristezza in una celebrazione intima. L'accelerazione del battito cardiaco non è panico, ma si fa "applauso", un tributo d'onore sommesso e dignitoso a chi ha saputo vivere con compostezza, integrità e grazia.

lunedì 31 ottobre 2016

Padroni della propria felicità (poesia)


 
Mi deprimo quando nuvole di grigio si addensano sul mio orizzonte.

Poi, penso alle cose accadute ieri.

Non intendo il giorno prima!

Nemmeno quelli di un mese fa.

Intendo tutti i giorni passati in cui ho avuto la possibilità di imparare e crescere.

Penso alle fatalità che potevano uccidermi.

Penso alle occasioni di cui ho approfittato.

Ricordo le tante situazioni difficili che il passato mi ha presentato, 
ma che in qualche modo ho sopportato e superato.

Da sempre, il futuro mi sembrava promettente.

Tutto questo, ora, mi ricorda 
che sono un uomo capace e libero.

Il successo e la felicità sono dipesi soltanto da me stesso.


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I get discouraged now when there are clouds of gray,
until I think about the things that happened Yesterday.

I do not mean the day before or those of month ago, 
but all the yesterdays in which I had the chance to grow.

I think of opportunities that I allowed to die, 
and those I took advantage of before they passed me by.

And I remember that the past presented quite a plight 
but somehow I endure it and the future seemed all right.

And I remind myself that I am capable and free, 
and my success and happiness are really up to me.

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Analisi
Questa poesia si sviluppa come un vero e proprio percorso di resilienza e riappropriazione di sé, in cui l'oscurità del presente viene superata attraverso una presa di coscienza lucida del proprio vissuto. il focus punta sull'autonomia interiore e sulla forza dell'individuo di fronte alle avversità della vita.

1. Temi Principali e Chiavi di Lectura

  • Il contrasto tra momento presente e prospettiva storica: Il testo si apre con una sensazione di sconforto ("nuvole di grigio"), un'immagine classica per indicare i momenti di sconforto o incertezza. Tuttavia, la svolta avviene quasi subito grazie a un atto di riflessione: l'io poetico sceglie di non farsi schiacciare dall'oggi, ampliando lo sguardo a tutto il proprio passato.

  • Il "ieri" come bagaglio di vita e formazione: Il poeta precisa con enfasi che il suo "ieri" non è la cronaca recente, ma la somma di tutte le esperienze vissute. Il passato non viene visto con nostalgia o rammarico, ma come una palestra in cui ogni difficoltà è diventata un'opportunità di apprendimento e crescita.

  • La consapevolezza della propria forza e fragilità: La lirica tocca punti di forte impatto emotivo quando richiama "le fatalità che potevano uccidermi" e le "situazioni difficili... sopportate e superate". Riconoscere i pericoli scampati e le prove superate trasforma la vulnerabilità passata in una prova tangibile della propria tenacia.

  • L'affermazione di libertà e autodeterminazione: Il punto d'arrivo è un'esplicita dichiarazione di valore e indipendenza ("sono un uomo capace e libero"). Nel finale, il poeta riprende in mano il proprio destino: il successo e la felicità non sono concessioni esterne né frutti del caso, ma il risultato diretto delle proprie scelte e azioni.

2. Analisi Stilistica e Formale

  • Struttura a Chiasmo Emotivo (Dalla penombra alla luce): Il componimento segue una parabola ascendente: parte dall'abbattimento iniziale ("Mi deprimo") per approdare a un verso finale solido e affermativo ("dipesi soltanto da me stesso").

  • Linguaggio Diretto e Discorsivo: Il tono è intimo, riflessivo e piano. L'assenza di metafore complesse o vocaboli arcaici rende il messaggio immediato, quasi come se si trattasse di un dialogo interiore o di una pagina di diario d'auto-incoraggiamento.

  • Ritmo e Pause Strategiche: L'uso di versi brevi e di precisazioni perentorie ("Non intendo il giorno prima!", "Nemmeno quelli di un mese fa.") serve a scandire il pensiero con decisione, catturando l'attenzione del lettore e guidandolo verso il nucleo del discorso.

Nel complesso, è una lirica dal forte valore motivazionale ed esistenziale: un promemoria sulla capacità dell'essere umano di ritrovare la propria rotta anche quando il cielo sopra di sé si fa scuro.