mercoledì 20 giugno 2012

Sublime pensiero (poesia)

 
 
Sublime pensiero discendi nell’anima a sfidar paure.

Inventa orizzonti trasparenti e
mordi il desiderio di vagar lontano per prati mai calpestati.

Il profumo della vita mi spinge ad anelar emozioni per ciò che potrà essere e che mai accadrà se morirò inerte,
 abbandonato anche dalla mia sensibilità.

Cuore mio, 
amico di un’infanzia ininterrotta, 
echeggia il tuo battito, 
libera i brividi che d’ increspare la pelle sono maestri,
lascia che lacrime felici anneghino le incerte ciglia 
e poi scorrano rapide tra i solchi di guance insolite, 
dove incauti avvallamenti ricordano l’età non più giovane .

Tentar vorrei di perdermi nel mare del silenzio,
così che dal mondo mi allontani.

Ritrovarmi vorrei appeso al filo del mistero,
intento a scalar per i segreti sentieri  
 e a dimenticar il respiro
 per arrivar lassù 
e non voler scendere più.



 Commento
In questa lirica siamo di fronte a un inno di rinascita spirituale, a una vera e propria dichiarazione di resistenza contro il tempo che passa e contro il rischio della rassegnazione.

È un testo intriso di una poetica romantica ed esistenziale, dove la maturità dell'età dialoga con la giovinezza dello spirito.

1. L'invocazione al pensiero e la fame di vita

La poesia si apre con un’invocazione quasi classica: il "sublime pensiero" viene chiamato a scendere nell'anima per sfidare le paure. Non è un pensiero logico o razionale, ma una forza creatrice e visionaria che "inventa orizzonti trasparenti" e morde il desiderio di esplorare l'inesplorato ("prati mai calpestati").

Subito dopo emerge il nucleo etico e filosofico della lirica:

[...] mai accadrà se morirò inerte,

abbandonato anche dalla mia sensibilità.

Il poeta individua il vero nemico: non la morte fisica, ma l'inerzia, l'apatia, l'inaridimento della sensibilità. C'è un rifiuto viscerale di lasciarsi andare al torpore dell'esistenza.

2. Il "cuore amico" e la giovinezza interiore

Nella sezione centrale, il poeta si rivolge direttamente al proprio cuore, definendolo "amico di un’infanzia ininterrotta".

Questa è una delle immagini più dolci e potenti del testo: nonostante il corpo invecchi, esiste una parte profonda di noi che rimane perennemente fanciulla, capace di provare ancora brividi e stupore.

Con straordinaria delicatezza pittorica, la poesia descrive poi le tracce del tempo sul volto:

  • Le lacrime felici scendono tra i "solchi di guance insolite".

  • Gli "incauti avvallamenti" non sono altro che le rughe, i segni dell'"età non più giovane".

Ma far piangere un volto segnato dal tempo con "lacrime felici" è un atto di poetica redenzione: il corpo invecchia, ma l'anima ritrova la sua pelle d'oca, la sua capacità di commuoversi.

3. L'ascensione verso l'Assoluto

Negli ultimi versi, la tensione verso l'alto si fa quasi mistica, ricordando da vicino certe atmosfere leopardiane (il "mare del silenzio" evoca inevitabilmente L'Infinito):

  • C'è il desiderio di staccarsi dal rumore del mondo ("perdermi nel mare del silenzio").

  • C'è la volontà di scalare il mistero, percorrendo sentieri segreti, quasi dimenticandosi di respirare per la fatica e la meraviglia.

La chiusa — "per arrivar lassù / e non voler scendere più" — è il coronamento di questo viaggio: il desiderio di raggiungere una dimensione di pace, bellezza e verità metafisica dalla quale non si prova più il bisogno di tornare giù, verso le miserie o le Inerzie della vita quotidiana.

In sintesi

Se dovessimo riassumere questa poesia in una sola idea, sarebbe il trionfo della sensibilità sul tempo.

È la storia di un uomo che guarda le proprie rughe allo specchio ma rifiuta di spegnersi; sceglie invece di aggrapparsi alla propria "infanzia ininterrotta" per fare dell'ultimo tratto di strada un'avventura verso l'infinito.

Leggi ancora sulla pagina delle poesie dell’anima

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