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Analisi
Questa lirica offre un meditativo e malinconico bilancio di vita, giocato sul contrasto tra la spensieratezza della giovinezza e la gravità dell'età adulta, utilizzando un registro linguistico colto ed echeggiante la tradizione classica e risorgimentale.
La caducità dell'amore e il ricordo della giovinezza Il verso d'apertura racchiude il nucleo tematico dell'intera poesia: l'amore è stato affidato a un "caduco fior", simbolo per eccellenza di una bellezza fragile, destinata a sfiorire. Nei versi successivi, il ricordo ("Rimembrar") diventa un rifugio consolatorio:
La spensieratezza passata: L'evocazione di un tempo con il "capo leggero" e l'aria festosa ("aire gaudente") descrive una gioventù in cui la vita e i sentimenti fluivano con naturalezza ("Respirar costava poco").
L'energia giovanile: I "passi leggeri e fiato corto" ritraggono l'impeto e la fretta tipiche dell'età verde, vissute con la complicità dell'innocenza.
Il peso del presente e lo sberleffo della natura Con l'avverbio "Or", la poesia virata verso il presente. L'io lirico si riconosce pesante ("son grave"), gravato dal peso degli anni e da un atteggiamento giudizioso e posato ("di giudizio m'atteggio"). Tuttavia, sotto questa maschera di maturità, la natura umana o cosmica continua a sbeffeggiare le pretensioni dell'uomo ("natur scherzosa al ridacchiar si cela"), ricordando quanto le costruzioni della razionalità siano illusorie.
L'interrogativo finale sul senso della vita L'ultimo verso suggella il componimento con un forte valore simbolico: "Domanda ancor se l’amor vale al contar del cero". Il "cero" richiama il consumarsi del tempo e della vita (o della luce della ragione/fede). La domanda rimane aperta: ha senso donarsi all'amore di fronte all'inesorabile scorrere del tempo e al consumarsi della propria candela?
Cosa pensi della contrapposizione tra il peso dell'età adulta e la "natura scherzosa" che continua a ridacchiare nello sfondo?

