venerdì 25 agosto 2023

La Bontà come Necessità Ontologica: Oltre il Calcolo e la Ricompensa

 

 

Il detto comune secondo cui "a essere troppo buoni ci si rimette sempre" viene spesso invocato come un saggio ammonimento di stampo cinico. 

Ci si racconta che la generosità eccessiva sia una forma di ingenuità, un debito contratto con l'ingratitudine altrui. 

Tuttavia, un'attenta analisi di questo assunto ci conduce a un ribaltamento radicale: non è affatto vero che nella bontà ci si rimetta. 

Semmai, si occupano posizioni scomode, si subisce l'attrito di un mondo strutturato sull'interesse, ma la bontà autentica non subisce perdite perché non è una transazione economica.

Esaminare la natura della bontà significa innanzitutto spogliarla dell'abito della scelta calcolata. 

Essere buoni non è una decisione presa a tavolino, un'opzione tra le tante che il libero arbitrio pondera soppesando i pro e i contro. 

Quando ci si sforza di mostrarsi buoni, si sta semplicemente manifestando il desiderio di esserlo: si tratta di un'aspirazione, di un movimento di tensione verso un ideale etico che avvertiamo come mancante. 

Ma quando la bontà è reale, profonda, radicata nell'essere, la dinamica cambia radicalmente. 

Essa si configura come una sorta di "dipendenza positiva", un'intossicazione benefica che satura l'individuo di una grazia irrefrenabile. 

Si è buoni nello stesso modo in cui si respira: non per una deliberata ordinanza della volontà, ma per un'esigenza vitale insopprimibile.


La Spontaneità del Santo e l'Inconsapevolezza della Grazia

In cima a questa gerarchia ideale si collocano i "buoni inconsapevoli", figure che comunemente definiamo santi, i quali – per una singolare ironia della sorte – ignorano completamente la propria santità. Il santo non compie miracoli attraverso un atto di volontà burocratica o una risposta condizionata alle preghiere. 

Se dovesse scegliere di fare un miracolo sulla base di una spinta esterna, entrerebbe nel regno del calcolo e della causalità terrena. 

Ma il santo vive in uno stato di beatitudine interiore tale da rendere la sua percezione della realtà radicalmente altra.

Egli non vede il peccato o la malvagità come entità assolute da combattere con lo sforzo, ma scorge negli altri nient'altro che una bontà latente, spesso negata o dimenticata. 

Il santo semplicemente ama. 

Un'efficace metafora: "Daresti da bere a chi credi che abbia bevuto tanto? Verseresti acqua in un bicchiere, se credi di vederlo pieno fino all'orlo?". 

Il santo non agisce per colmare una lacuna utilitaristica, ma perché trabocca di un amore che non conosce riserve.

Questa concezione trova un eco profondo nel pensiero di Baruch Spinoza. 

Nella sua opera fondamentale, l'Ethica, Spinoza sostiene che l'uomo veramente saggio e virtuoso non agisce per timore della punizione o per la speranza di una ricompensa ultraterrena, ma trova nella virtù stessa la sua massima ricompensa. 

Per Spinoza, l'amore intellettuale di Dio e l'amore per il prossimo non sono comandi estrinseci imposti all'individuo, ma derivano dalla comprensione necessaria del reale. Il saggio spinoziano non sceglie di essere buono nel senso comune del libero arbitrio fortuito, ma lo è per necessità logica ed etica: la sua mente è talmente intrisa di chiarezza e di gioia attiva che la malvagità gli risulta ontologicamente estranea. 

Il santo inconsapevole di cui parliamo è, in fondo, l'incarnazione di questo saggio spinoziano: la sua bontà è la fioritura naturale di una pienezza interiore che non avverte alcuna fatica.

Oltre la Morale del Dovere: Il Critico Ritorno di Immanuel Kant

Se Spinoza ci offre la chiave per comprendere la bontà come pienezza e necessità ontologica, un confronto illuminante – e per certi versi antitetico – si può istituire con il pensiero di Immanuel Kant. 

Per il filosofo di Königsberg, la moralità autentica risiede proprio nel dovere e nella scelta consapevole. Nella Fondazione della metafisica dei costumi, Kant descrive il celebre esempio del "filantropo freddo": colui che, pur non provando alcuna simpatia naturale per il prossimo e gravato da dolori personali che spengono ogni empatia, compie comunque azioni buone unicamente per rispetto del dovere morale. 

Per Kant, solo quest'azione possiede un vero valore morale, poiché compiuta per puro rispetto della legge, sgombra da inclinazioni sensibili o da slanci emotivi spontanei.

La prospettiva delineata nel testo si colloca agli antipodi di quella kantiana, pur toccandone i confini più alti. 

Se per Kant la bontà guidata dall'inclinazione naturale o dalla "droga positiva" della grazia rischia di perdere la sua purezza rigorista, qui la bontà autentica viene invece elevata proprio nel momento in cui perde il carattere di dovere faticoso. 

Chi è veramente buono non prova alcuna fatica per mostrarsi tale; non sperimenta il conflitto lacerante tra il dovere e il desiderio tipico della morale kantiana. 

La bontà, in questo senso superiore, non ha neppure l'opzione di scegliere di non esserlo, perché l'alternativa (la malvagità o l'indifferenza) non appartiene al suo orizzonte di possibilità interiore. 

È una libertà che si è fatta natura, un superamento della costrizione morale in favore di una grazia ritrovata.

La Bontà come Capacità Interpersonale e Benessere Psicologico

Riprendendo la nota di chiusura del testo, è fondamentale ribadire che la bontà non si esaurisce nella semplice generosità episodica, nella premurosità di facciata o nella gentilezza formale dettata dal galateo sociale. 

La bontà è un valore psicologico profondo, una capacità interpersonale complessa che ridisegna il tessuto relazionale dell'essere umano. 

Mentre la gentilezza può essere una maschera sociale e la generosità un calcolo di reciprocità (un "do ut des" mascherato), la bontà agisce come un generatore di benessere sistemico, sia per chi la riceve sia, soprattutto, per chi la pratica.

Questo ci riconduce a una visione esistenzialista della libertà, simile a quella elaborata da Jean-Paul Sartre, sebbene rovesciata nel segno. Sartre affermava che l'uomo è "condannato ad essere libero", gravato dal peso angosciante di dover costantemente scegliere e definire se stesso attraverso le proprie azioni. 

Tuttavia, nel dominio della bontà radicale descritta dal nostro testo, la condanna della scelta svanisce. 

Quando un individuo raggiunge uno stadio di integrità interiore tale per cui la bontà diventa la sua unica cifra stilistica, l'angoscia della scelta si dissolve in una pacificata necessità. 

Non si tratta di una limitazione della libertà, ma del suo compimento supremo: la libertà non è più il libero arbitrio di scegliere tra il bene e il male, ma la coincidenza perfetta tra il proprio volere profondo e l'essere nel bene.

Conclusione: Il Paradosso della Scomodità

In definitiva, ribaltare il senso comune significa accettare il paradosso: chi è veramente buono non ci rimette nulla, perché non ha investito nel mercato delle aspettative sociali. 

Certo, si espone a posizioni scomode, perché un mondo cinico e calcolatore guarda con sospetto o con insofferenza chi non rispetta le regole dello scambio utilitaristico. 

Il buono autentico disarma le logiche del profitto emotivo e materiale. Ma nella sua inconsapevolezza beata, simile a quella del saggio spinoziano che gode della sua stessa perfezione etica, egli vive in una dimensione inattaccabile.

La bontà non chiede nulla in cambio perché possiede già tutto ciò di cui ha bisogno.

E mentre il mondo continua affannosamente a scegliere, a pesare i meriti e a pretendere ricompense, il vero buono continua semplicemente a versare acqua nei bicchieri della vita, incurante del fatto che siano già colmi, guidato unicamente dalla forza invincibile e silenziosa del proprio amore.

continua a leggere sul tema

oppure

consulta l'atlante delle grandi menti

Nessun commento:

Posta un commento

Esprimi il tuo pensiero

🔎

Esplora gli articoli per argomento

Scegli prima la CATEGORIA e poi Seleziona la SOTTOCATEGORIA

Seleziona una sottocategoria per visualizzare gli ultimi cinque articoli.
📰

Dal blog Filosofia e Tecnologia

L'ultima pubblicazione

Caricamento...
📰

Dal blog Benessere Naturale

L'ultima pubblicazione

Caricamento dell'articolo...