martedì 30 aprile 2013

Ai confini del pensare (poesia)



Abbandono il pensar comune
al vibrar dell'anima.

Folleggia lo spirito per sentieri ameni.

Narrar d'impronta,
che il capo ancora volteggia,
è impresa assai dura.

Oscillanti alla fede incerta,
ombre di ragion pura 
allineano verità fugaci.

Cullar vorrebbero quell'antico sogno.

Attendo invano,
sull'alto monte l'apparir leggero
di quel velo d'amore.

Nel mentre,
segnar d'emozioni è l'arte mia.

Corri piccola stilla tra solchi di pelle logora.
Tempo fu del lungo celarti.

Sentir gelo per brividi bugiardi 
è coprir d'eterno il cuore mio.


Analisi
Questa lirica è un viaggio introspettivo che esplora il conflitto tra la razionalità convenzionale e la ricerca poetica, vissuta come slancio emotivo, disillusione e infine liberazione attraverso la scrittura.

La poesia si articola lungo alcuni nuclei tematici principali:

1. Il distacco dal conformismo e la vertigine dell'ispirazione
Nelle prime tre strofe, la voce poetica dichiara subito la propria scelta di campo: abbandonare il "pensar comune" per sintonizzarsi sulle vibrazioni interiori dell'anima. Lo spirito vaga libero ("folleggia") in una dimensione di apparente serenità, ma il processo creativo immediato ("Narrar d'impronta") si rivela complesso e destabilizzante, lasciando una sensazione di stordimento ("il capo ancora volteggia").

2. Il limite della ragione e la ricerca dell'assoluto
La parte centrale introduce una riflessione filosofica ed esistenziale. Le "ombre di ragion pura" — un chiaro richiamo al pensiero filosofico kantiano — producono soltanto certezze precarie ("verità fugaci") legate a una fede incerta. L'aspirazione verso un'ideale trascendente o salvifico ("l'apparir leggero / di quel velo d'amore") si consuma sulla cima di un "alto monte", simbolo classico di ascesi, ma si risolve in un'attesa vana.

3. La catarsi della poesia e il pianto svelato
Di fronte alla caduta dell'illusione, l'atto stesso di scrivere diventa l'unico rifugio reale: "segnar d'emozioni è l'arte mia". Qui la poesia si fa carne con l'immagine suggestiva della "piccola stilla" (una lacrima) che scorre sui "solchi di pelle logora". Cessa la necessità di nascondere la propria vulnerabilità; il dolore accumulato nel tempo trova finalmente una via d'uscita.

4. La chiusa stoica e difensiva
I versi finali suggellano la composizione con un'atmosfera quasi glaciale. I "brividi bugiardi" (illusioni o false promesse d'amore e speranza) insegnano a difendersi. Provare quel "gelo" diventa un meccanismo di protezione per corazzare e preservare il cuore dall'usura del tempo, proiettandolo in una dimensione di silenziosa eternità.

Stile e forma
Il testo adotta un verso libero dal ritmo riflessivo e musicale, caratterizzato da un lessico colto e un'impostazione classica (folleggia, ameni, stilla). La struttura procede per illuminazioni progressive, alternando momenti di slancio ideale a ripiegamenti intimi e malinconici.


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