La delusione in fondo è un bel regalo..." by Camilla Zambetti.
La delusione è un sentimento strano. Arriva all’improvviso, pesa come un macigno e spesso ci lascia con quell'amaro in bocca che ci fa dire: “Sapevo che sarebbe andata così” oppure “Non me lo sarei mai aspettato”. Ma da dove nasce davvero questa sensazione?
Se proviamo a togliere il velo alla rabbia o alla tristezza del momento, ci accorgiamo che la delusione raramente è causata solo dagli altri o dagli eventi in sé. Più spesso, è la ferita che si crea quando la realtà impatta contro la storia che ci eravamo raccontati.
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Ci sono quattro grandi meccanismi che la alimentano, quasi senza che ce ne rendiamo conto:
1. La trappola delle aspettative mute
È il classico "se mi volesse bene, capirebbe da solo". Proiettiamo sugli altri il nostro modo di pensare, d'agire e di sentire, dando per scontato che debbano reagire come faremmo noi. Il problema è che le persone non leggono nel pensiero e non vivono con la nostra mappa mentale. Quando non soddisfano una regola che non abbiamo mai pronunciato ad alta voce, la spaccatura diventa inevitabile.
2. Il fascino pericoloso dell'idealizzazione
A volte ci innamoriamo di un'idea, non della realtà. Succede con una persona appena conosciuta, con un nuovo lavoro o con un progetto che deve ancora partire. Costruiamo un castello bellissimo nella nostra testa e ci mettiamo l'altro su un piedistallo.
Ma la realtà ha dei difetti, è imperfetta per natura; quando il castello crolla sotto il peso della quotidianità, non è l'altro ad averci ingannato: siamo noi ad aver chiesto alla realtà di essere una fiaba.
3. L'ossessione per il risultato
Legare tutta la propria serenità o il proprio senso di realizzazione all'esito finale di un percorso è una ricetta perfetta per rimanere feriti.
Se l'unico scenario accettabile è la vittoria esatta che avevamo pianificato, qualsiasi variazione sul tema sembrerà un fallimento. Ci dimentichiamo così che il valore di un cammino sta spesso nelle curve che prende, non solo nel traguardo.
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4. Il vizio di chiudere gli occhi
Questa è forse la causa più amara, perché richiede di guardarsi allo specchio.
Quante volte veniamo delusi da qualcosa che, in fondo, avevamo già capito?
I segnali d'allarme c'erano tutti, ma abbiamo preferito ignorarli, sperando che le cose cambiassero magicamente. In questi casi, la delusione non fa male solo per il gesto altrui, ma per la consapevolezza di non aver ascoltato il nostro intuito.
La buona notizia? Per quanto bruci, la delusione è un potentissimo strumento di chiarezza. Non ci dice che il mondo è cinico o che non dobbiamo più fidarci di nessuno. Ci sta solo mostrando, con un po' di ruvidezza, dove avevamo smesso di vedere le cose per come sono davvero.
Smettere di pretendere che il futuro o gli altri si pieghino ai nostri desideri non significa diventare cinici o smettere di sognare: significa semplicemente iniziare ad amare la realtà per com'è, imperfezioni comprese.
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