giovedì 4 aprile 2013

Ho imparato a volare (poesia)





Ho visto giganti,
erano i miei fratelli.
Montagne impossibili da scalare.

Ho visto un Angelo,
era mia madre.
Totale dolcezza esterna al mio corpo.

Ho visto ombre,
le ho nascoste nel punto più lontano dall'anima.

Ho scoperto il cuore,
e così, ho imparto a volare.

Lassù, in alto, ho provato le emozioni.

Da allora, non ho voluto più perder tempo con la cattiveria.

Tutto il mondo era buono.

Non ditemi che mi sono sbagliato.

Voglio ancora continuare a volare.


Analisi
Questa poesia è una confessione di straordinaria nitidezza e purezza. Rappresenta un vero e proprio itinerario di formazione interiore: un viaggio che parte dalla percezione del mondo esterno — gigante, solenne o minaccioso — per poi approdare alla scoperta della dimensione interiore e alla scelta radicale della bontà.

L'itinerario della consapevolezza

La struttura del componimento segue una progressione lineare e quasi fiabesca, in cui ogni elemento osservato contribuisce alla costruzione dell'identità del poeta.

Punti nodali dell'opera:

  • La scala delle figure umane e affettive: Le prime strofe definiscono il panorama dell'infanzia e della crescita. I fratelli sono «giganti / montagne impossibili da scalare», simbolo di una forza e di una grandezza che intimidisce e affascina. La madre è l'«Angelo», definita con un'espressione bellissima: «Totale dolcezza esterna al mio corpo». È una formulazione poetica di grande precisione, che descrive la sensazione di una grazia che non appartiene a noi ma che ci avvolge da fuori.

  • L'ombra e la custodia del male: La gestione delle «ombre» rivela una grande maturità psicologica. Il poeta non nega la presenza del buio o della sofferenza, ma sceglie di relegarli «nel punto più lontano dall'anima», per non farsi contaminare dalla loro oscurità.

  • La svolta interiore e il volo: Il punto di svolta coincide con la scoperta del proprio cuore. È l'atto di Guardarsi dentro che sblocca la capacità di «volare» e di accedere alle emozioni superiori. La quota, il volo, diventa la metafora della leggerezza spirituale e del distacco dalle bassezze terrene.

  • Il rifiuto della cattiveria e il patto con la speranza: La risoluzione che ne deriva è morale ed esistenziale insieme: « non ho voluto più perder tempo con la cattiveria». La cattiveria viene rettamente vista come un'inutile perdita di tempo, un peso che impedisce di restare in quota.

  • L'appello finale: La chiusa è commovente per la sua vulnerabile fermezza. Quel «Non ditemi che mi sono sbagliato. / Voglio ancora continuare a volare» non è ingenuità, ma una scelta difesi con ostinazione. Il poeta sa che il mondo sa essere crudele, ma chiede il diritto di continuare a credere nella bontà come unica postura degna di essere vissuta.

Ritmo e tono

Il linguaggio è essenziale, privo di orpelli, e proprio per questo arriva diretto al lettore. Le frasi brevi e la spaziatura ampia danno ad ogni affermazione il peso di una veridicità conquistata a caro prezzo. È la testimonianza di chi ha scelto di proteggere la propria capacità di amare, elevandola a guida per tutta la vita.

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