martedì 4 marzo 2014

Dir di donna (poesia)


Non so dir di donna
se il fremito d'amor non coglie.

Son sguardi di color sensibile
che luce portan ad occhi puri.

Donna, che inno di sublime nettare diffondi,
splendi per l'umana specie
sì che l'uomo
docile s'accosti.

Per troppo tempo,
or speme preme lontano,
il buio ha armato la mano.

Che dal pugno fiorisca la carezza.
Che i cuori tornino ad amare.
Che la ragione rinsaldi l'antico patto.

Che si ricordi del primo dono.

L'uomo per la donna
e la donna per l'uomo,
per sempre.



Analisi
Questa lirica si presenta come un intenso inno alla figura femminile e, al contempo, come un appello etico alla riconciliazione tra l'uomo e la donna. Il testo si sviluppa lungo un itinerario preciso, muovendo dalla contemplazione estetica ed emotiva per giungere a un chiaro messaggio di pace e di unione.

1. La rivelazione del femminile: emozione e luce (Strofe 1-3)

La prima parte celebra il mistero e la grazia della donna, collocandola in una dimensione quasi sacrale:

  • Il fremito d'amore: L'incipit sottolinea che la donna non può essere descritta attraverso fredde parole o formule astratte; la sua vera essenza si rivela solo quando subentra il "fremito d'amore", l'emozione autentica.

  • Lo sguardo e la purezza: Gli sguardi femminili vengono definiti "di color sensibile", capaci di portare luce a chi sa guardare con "occhi puri". La percezione del femminile eleva chi osserva.

  • La forza pacificatrice: La donna è descritta come fonte di "sublime nettare", una presenza luminosa che attira l'uomo non con la forza, ma rendendolo "docile". La femminilità appare qui come un principio di addolcimento per l'animo umano.

2. Il dramma storico e la svolta (Strofa 4)

La quarta strofa segna una frattura netta nel ritmo e nel tono della poesia, introducendo la ferita della storia e del presente:

  • «Il buio ha armato la mano»: È l'immagine della violenza, del conflitto e del sopruso che per troppo tempo hanno segnato il rapporto tra i sessi (e più in generale la storia umana). La speranza ("speme") spinge ora per lasciarsi alle spalle questa stagione d'ombra.

3. La rigenerazione e l'antico patto (Strofe 5-7)

Il finale si trasforma in una sequenza di invocazioni solenni (costruite attraverso l'anapora del «Che»):

  • La trasformazione della violenza: Il verso «Che dal pugno fiorisca la carezza» rappresenta la sintesi visiva più potente dell'intero testo: la conversione dell'aggressività in gesto d'affetto e di rispetto.

  • Il ruolo della ragione e della memoria: La riconciliazione non è affidata solo all'emozione, ma anche alla "ragione", chiamata a rinsaldare l' "antico patto" e a far ricordare il "primo dono": la complementarietà originaria.

  • L'alleanza ritrovata: La chiusura («L'uomo per la donna / e la donna per l'uomo, / per sempre») ribadisce che la salvezza e il senso dell'esistenza risiedono nella reciprocalità, nella pari dignità e nel sostegno reciproco.

Considerazione finale

I versi riescono a fondere la delicatezza del linguaggio amoroso con un messaggio civico ed umano di grande attualità: il superamento della prevaricazione e della violenza passa attraverso la riscoperta della carezza, del rispetto e dell'alleanza fondamentale tra l'uomo e la donna.

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