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giovedì 28 novembre 2013

Malinconia nel pensiero di Nietzsche



Mi chiedo spesso se dar ragione a Nietzsche. Egli era convinto che la legge dell'amore praticamente non esiste ed è un'invenzione degli uomini.

La sua teoria prevedeva una caotica, insulsa, irrazionale, legge non-legge, che affidava a una volontà misteriosa dei superpoteri. 

Questa super-natura, capace di ripresentare se stessa sotto infinite diverse forme e ossequiante a una forza impersonale, favoriva la prevaricazione del più forte sul più debole senza nessun motivo.

In questa ultra-pessimistica idea del creato, i poveretti, gli sfortunati, i menomati, devono essere sempre soccombenti e destinati a estinguersi a vantaggio degli arroganti, dei prescelti, dei perfetti, intesi come soggetti dominanti.

La morale e i valori umani, per Nietzsche sono invenzioni degli uomini, utili soltanto a giustificare le debolezze e le limitazioni di cui essi sono consapevoli. 

Questo concetto, duro da condividere, stralcia qualsiasi speranza per la quale nell'universo, la piccola, insignificante presenza umana abbia un ruolo.

Sebbene qualcuno abbia paragonato l’oppio alle religioni, per lenire il dolore dell’agnostico, l’amore potrebbe apparire come lo stordimento dell’uomo brillo. 

Assistere ad alcuni eventi che accadono su questo globo terrestre, ci induce a dargli ragione!!


Che cosa ne pensava Nietzsche sulla malinconia?

Per Friedrich Nietzsche la malinconia non è uno stato passivo da subire o curare, ma un luogo filosofico ed emotivo di straordinaria potenza e ambiguità. È al tempo stesso un terreno fertilissimo per la creazione e una trappola mortale per lo spirito.

Per comprendere il pensiero di Nietzsche sulla malinconia, occorre guardarla attraverso tre chiavi di lettura fondamentali:

1. La Malinconia Creativa (Lo "Spirito Dionisiaco")

Nella sua giovinezza e attraverso il concetto di Dionisiaco, Nietzsche non vede la malinconia come semplice tristezza, ma come la consapevolezza dolorosa e profonda del caos e della tragicità del mondo.

I grandi poeti, gli artisti e i filosofi hanno bisogno di questa ombra per creare. Senza la malinconia e il dolore, la gioia sarebbe superficiale. In Così parlò Zarathustra, il profeta stesso vive momenti di profonda solitudine e malinconia: sono i dolori del parto che precedono la nascita della "stella danzante", cioè della nuova creazione e dei nuovi valori.

"I pensieri più profondi sono anche quelli che amano di più la maschera della malinconia."

 leggi: come Nietzsche interpreta la creatività  

2. La Malinconia della Solitudine e dell'Altitudine

Nietzsche ha associato spesso la malinconia alla solitudine dei grandi spiriti (lo spirito libero, l'Oltreuomo). Chi sale molto in alto sulla montagna della conoscenza e della libertà si stacca dal "gregge" e vive in un clima rigido e freddo.

Questa malinconia è il prezzo da pagare per non conformarsi alle illusioni della massa:

  • È la nostalgia della comprensione altrui.

  • È la vertigine di guardare nell'abisso senza avere più le certezze della religione o della morale tradizionale.

3. Il Pericolo: Il Nihilismo e la "Pessima Malinconia"

C'è però un lato oscuro della malinconia che Nietzsche combatte ferocemente: la malinconia decadente e rinunciataria, quella che sfocia nel nihilismo (la sensazione che "nulla ha senso") e nel risentimento contro la vita.

Se la malinconia schiaccia l'uomo, facendolo ripiegare su se stesso o portandolo a disprezzare il corpo e il mondo terreno (come facevano, secondo lui, certe forme di ascetismo religioso), allora diventa una malattia dello spirito, un veleno da debellare.

La Ricetta di Nietzsche: La "Gaia Scienza"

Come si supera la malinconia distruttiva? Non con la consolazione, ma con la Gaia Scienza: la capacità di ridere, danzare e accettare la vita in tutti i suoi aspetti, compresi quelli cupi.

Per Nietzsche la forma più alta di grandezza umana è l'Amor Fati (l'amore per il proprio destino): non limitarsi a sopportare la malinconia e la sofferenza, ma amarle come ingredienti inevitabili e preziosi della propria esistenza.


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