Capita a tutti di racchiudere nel proprio animo un desiderio, di farlo rimanere sull’uscio della propria casa senza aprirgli la porta. Lo si osserva da dietro le tende della prudenza, lasciando che attenda al freddo, mentre dentro continuiamo a consumare la solita routine rassicurante.
Tanti saranno i motivi per questo blocco.
Paure inconfessate legate ad antichi insuccessi o frustrazioni irrigidiscono le decisioni e votano all’immobilità.
Ci convinciamo che proteggerci dal fallimento equivalga a salvarci, senza accorgerci che stiamo solo murando viva la nostra stessa gioia. L'orgoglio erige barriere, la ragione calcola rischi improbabili, e intanto il presente sfugge tra le dita.
Il tempo è un medico condotto che bussa a porte con serrature arrugginite.
Non ha fretta, ma è inesorabile. Arriva senza preavviso, visita le nostre rinunce, conta le ferite mai curate e ci chiede conto di ogni battito rimandato. Allora, giunge il momento in cui queste pesanti porte rumorosamente si aprono.
Inevitabilmente, si ritrovano quegli antichi desideri invecchiati, senza brio, capaci soltanto di evocare rammarico. Ciò che un tempo era fuoco vivo e palpito febbrile si è trasformato in cenere fredda, in un'ombra sbiadita che ci guarda con gli occhi tristi delle occasioni perdute.
Al termine di un lungo film si conosce la trama. I titoli di coda scorrono lenti, svelando ogni snodo, ogni scelta, ogni traguardo o fallimento. Ma di fronte a quella pellicola ormai proiettata, sorge un interrogativo bruciante: quale sarebbe stata la trama, se fosse stata scritta da un desiderio?
Una vera vita vissuta!
Una storia fatta di deviazioni improvvise, di brividi sulla pelle, di coraggio sfacciato e di risate piene, priva della zavorra delle cose non dette. Una vita che non si limita a subire il tempo, ma lo abita con fiera presenza.
Probabilmente, è un’ottima chiave di lettura della vita, se si usassero meno verbi al condizionale a vantaggio di quelli al presente!
Meno "vorrei", "potrei", "sarebbe stato", e molti più "faccio", "scelgo", "sono". Il condizionale è la sintassi dell'attesa e del rinvio; il presente è l'unica grammatica in cui l'anima trova davvero respiro e consistenza.
Un ottimo stratagemma per intrappolare il desiderio nella realtà!
Perché un desiderio non chiede di essere perfetto o al riparo dagli sbagli: chiede soltanto di attraversare la soglia, di far tremare la pelle e di trasformarsi in vita.

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