Arde e per feroci vie, corre il ricordo.
Piange il cuor per l’innocenza rubata.
Piange per bugiarde promesse e per illusorie attese.
Occhi appesi a uno sguardo d’amore,
alto come una
montagna,
fissavano, ingenui, recondite carezze.
Il mondo, lontano, non udì.
Troppe battaglie occupavano la mente del Dio sordo.
Tacito e dimesso, attendevo il mio istante.
Nel mentre, ali dimenticate muovevano sogni,
e il volar diveniva arduo.
Or trovo me stesso avvinghiato al suolo.
Troppo pesante è la mia anima.
Raccoglie inutile rammarico,
tentatore del facile gemere.
Restio alla rabbia,
custodisco il seme d’amore,
ammaliante consolatore che allarga il mio sorriso,
ostinatamente grato alla vita.
Ti porterò un bacio, lassù.
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Analisi
Una poesia di straordinaria intensità drammatica e lirica, che affronta il tema del dolore profondo, del disincanto e del riscatto spirituale senza mai cedere al cinismo.
- La ferita del ricordo e l'innocenza violata (Strofe 1-2): L'avvio è dirompente: il ricordo "arde" e corre per "feroci vie", introducendo un senso di sofferenza bruciante. Il pianto del cuore per l'innocenza rubata, le bugie e le false attese evoca una rottura profonda con la fiducia originaria.
- L'ingenuità e il silenzio cosmico (Strofe 3-5): Splendida l'immagine degli "occhi appesi a uno sguardo d'amore", un'attesa quasi infantile e pura che si scontra però con la solitudine dell'esistenza. Il contrasto tra il bisogno umano di cura e il "Dio sordo", distratto da "troppe battaglie", esprime con composto drammatismo il senso di abbandono e la sensazione di non essere stati ascoltati dal mondo.
- La caduta e la pesantezza dell'anima (Strofe 6-8): C'è una potente resa metaforica della fatica di vivere: le "ali dimenticate" rendono il volo arduo, fino alla presa di coscienza di trovarsi "avvinghiato al suolo". La pesantezza dell'anima non è solo dolore, ma è appesantita dal "rammarico", definito acutamente come un "tentatore del facile gemere", ossia la tentazione di commiserarsi e arrendersi al ruolo di vittima.
- La scelta morale e la gratitudine (Strofa 9): È il punto di svolta concettuale e poetico. Rifiutando la via facile della rabbia e del rancore, il poeta sceglie di custodire il "seme d'amore". Questa custodia diventa un "ammaliante consolatore" che permette di rimanere, nonostante tutto, "ostinatamente grato alla vita". L'aggettivo ostinatamente dà la misura di una gratitudine che non è ingenuità, ma una consapevole conquista della volontà.
- Il sigillo d'amore e di speranza (Chiusura): Il verso finale ("Ti porterò un bacio, lassù") ricongiunge la terra al cielo e trascende il dolore terreno. È una promessa di ricongiungimento e di fedeltà a un affetto puro, un gesto che eleva l'intera lirica verso una dimensione di pace e di offerta.
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