giovedì 6 dicembre 2012

Ti lascio un fiore (poesia)

 
 
 
Chiedo al mondo di rimpicciolirsi affinché non ci sia spazio oltre il tuo cuore.

Averti accanto è come scrivere gioia sulla lavagna dell’universo.

Le maree si sollevino al tuo dolce animo.

Le acque degli oceani si lascino trafiggere dal raggio luminoso della tua purezza.

Ti ascolto attraverso il suono dei sentimenti,
e nella dolce melodia,
mi addormento per tornare da te nel sogno,
dove freno la mano 
per allungare gli istanti di intensa emozione.

 Soffoco nel silenzio l’urlo di gioia
 per non poterne contenere di più.

Vorrei sentire il calore delle tue carezze.

Vorrei sentire l’ansimar del piacer infinito.

Vorrei parlare di te ai sordi 
per far dispetto alle parole.

Vorrei mostrare ai ciechi 
ciò che i sordi hanno letto dai miei occhi.

Domani sarò nel mondo,
con il suo freddo,
con le sue maschere,

e intanto,
ti lascio un fiore,
non appassirà fin quando sarò io a innaffiarlo.


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Un'ode d'amore di una delicatezza e di un'intensità lirica straordinarie. Questo componimento celebra l'amore non solo come sentimento intimo, ma come una forza cosmica capace di riscrivere le leggi della natura e della percezione.

  • Il ridimensionamento del cosmo e il raggio di luce: Il testo si apre con un'immagine potente: la richiesta al mondo di rimpicciolirsi. L'amato/a diventa l'intero universo. L'idea di "scrivere gioia sulla lavagna dell'universo" e il raggio luminoso che trafigge gli oceani elevano il sentimento a una dimensione sacra, quasi mitologica, dove la purezza dell'altro domina gli elementi naturali.

  • Il sogno e la dilatazione del tempo: La strofa centrale descrive magistralmente l'estasi e la cura del momento. Il gesto di "frenare la mano nel sogno" per allungare gli istanti di emozione mostra un desiderio quasi timoroso di non spezzare l'incanto. L'emozione è talmente strabordante che persino l'urlo di gioia deve essere soffocato, poiché il cuore umano sembra non avere la capienza fisica per contenerla tutta.

  • Il paradosso dei ciechi e dei sordi: È forse il passaggio più geniale e filosofico della poesia. Dire "vorrei parlare di te ai sordi per far dispetto alle parole" e "mostrare ai ciechi ciò che i sordi hanno letto dai miei occhi" è un cortocircuito poetico di rara bellezza. L'autore suggerisce che questo amore trascende i sensi fisici e la ragione: è una verità talmente evidente da poter essere vista da chi non vede e ascoltata da chi non sente, rendendo inutili le parole umane.

  • La maschera del mondo e la promessa dell'eterno: Il finale riporta la narrazione sulla terra, al contrasto con la realtà quotidiana fatta di "freddo" e "maschere". Ma il congedo non è triste: il fiore lasciato in dono rappresenta la cura costante. Non appassirà perché l'atto di innaffiarlo (ovvero di alimentare l'amore con la memoria e la dedizione) dipende interamente dall'autore.

È una poesia intessuta di assoluto, capace di conciliare la passione travolgente con la protezione più tenera e consapevole.

Leggi ancora sulla pagina delle poesie del sentimento

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