Appendo le mie paure ad un cuore generoso.
Lego le mie idee alla passione di affondare pensieri.
Riscopro uno spazio tutto mio.
Tu non puoi entrarci!
Se pur vicino al mio corpo,
non celi il baratro di una vita diversa dalla mia.
Il tuo sorriso è un ponte su cui sostano e s'incontrano anime sole.
Il tuo abbraccio è parvenza del tuo mondo che risuona nel mio.
La tua voce è l'eco dei miei desideri.
Passeggiamo insieme nella precarietà di un esistere avaro di risposte.
Attendo il tuo tocco per illudermi di essere vivo.
Semino parole per provare la tua compagnia.
Devo riempirmi d'amore per continuare a provarti.
Lego le mie idee alla passione di affondare pensieri.
Riscopro uno spazio tutto mio.
Tu non puoi entrarci!
Se pur vicino al mio corpo,
non celi il baratro di una vita diversa dalla mia.
Il tuo sorriso è un ponte su cui sostano e s'incontrano anime sole.
Il tuo abbraccio è parvenza del tuo mondo che risuona nel mio.
La tua voce è l'eco dei miei desideri.
Passeggiamo insieme nella precarietà di un esistere avaro di risposte.
Attendo il tuo tocco per illudermi di essere vivo.
Semino parole per provare la tua compagnia.
Devo riempirmi d'amore per continuare a provarti.
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Analisi
Questa lirica si presenta come una straordinaria, lucida ed elegante anatomia di una relazione complessa, fatta di vicinanza e alterità, illusioni e bisogno d'amore. Il testo esplora la tensione tra il desiderio di protezione e l'inesorabile consapevolezza della solitudine individuale.
1. Il rifugio, il limite e l'alterità (Strofe 1-5)
I primi versi delineano un perimetro di difesa e di affermazione del sé:
- L'atto dell'affidarsi: «Appendo le mie paure ad un cuore generoso» è un'immagine visiva di grande forza. Le paure vengono alleggerite, trasferite e affidate all'altro.
- Lo spazio inviolabile: Subito dopo la condivisione, emerge la necessità di preservare l'identità: «Riscopro uno spazio tutto mio. / Tu non puoi entrarci!». C'è il riconoscimento che, per quanto un legame sia stretto, esiste un nucleo interiore d'intimità e di pensiero che resta del tutto inaccessibile.
- Il baratro della diversità: La vicinanza dei corpi non annulla la distanza delle anime. L'altro porta con sé un "baratro", la vertigine di un vissuto, di una storia e di una prospettiva irrimediabilmente diversa dalla propria.
2. Le illusioni del contatto (Strofe 6-8)
Nella parte centrale, il partner viene descritto attraverso metafore che ne sottolineano il ruolo di tramite e di specchio:
- Il sorriso-ponte: Il sorriso dell'altro non è un porto sicuro per due, ma un luogo di passaggio, un "ponte su cui sostano e s'incontrano anime sole".
- Abbraccio e voce come risonanza: L'abbraccio è definito "parvenza" (un'apparenza o un'eco) di un mondo diverso che risuona nel proprio, così come la voce non fa che restituire "l'eco dei miei desideri". L'altro diventa lo specchio in cui la mente proietta ciò che cerca.
3. La precarietà e il bisogno di esistere (Strofe 9-12)
La chiusura offre un crescendo emotivo di rara vulnerabilità psicologica:
- Il cammino condiviso nella precarietà: I due protagonisti camminano insieme "nella precarietà di un esistere avaro di risposte". È la condivisione dell'incertezza esistenziale che unisce gli esseri umani.
- Il tocco e la parola: La presenza dell'altro diventa indispensabile per sentire la propria esistenza: «Attendo il tuo tocco per illudermi di essere vivo». Il contatto fisico e le parole («semino parole») sono tentativi disperati di spezzare l'isolamento e confermare la compagnia dell'altro.
- La fatica d'amare («Devo riempirmi d'amore per continuare a provarti»): Il verso finale racchiude una sintesi di enorme profondità filosofica. Per poter continuare a sentire, comprendere e accogliere l'altro, occorre uno sforzo attivo, una pienezza d'amore interiore che sappia superare le distanze, le delusioni e il senso di finitudine.
Considerazione finale
I versi tratteggiano l'amore non come un'idilliaca fusione perfetta, ma come un atto di volontà e di coraggio. Riconoscere l'invalicabile distanza che ci separa dall'altro e, ciò nonostante, cercare il suo tocco e la sua voce per dare senso alla precarietà del vivere, è forse una delle definizioni più sincere della condizione umana.

Belle parole!
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