lunedì 9 dicembre 2013

Allegria nel vento (poesia)


 
Suonino le campane.
Scendano coriandoli di gioia dal cielo,
Si scatenino bufere.

Cantar vorrei l’animo umano.

Vento,
accarezza il mio viso,
rinfresca il mio spirito,
muovi la mia penna, 
 'sì da colorar d'emozioni ogni parola.

Lasciami guardare incantato il cielo stellato,
 'sì da ricordarmi la meraviglia del creato.

Mi inebrio nel profumo di una rosa sorpresa dal tuo fruscio.

Vuoi ricordami la magia della natura,
la bellezza della vita!

Sarò felice di correre senza motivo per le strade del cuore.

Ritroverò i visi allegri dei miei amici.

Nel mentre,  però,
 continuerò a consumare lo stupore 
per ciò che da lassù, senza farti mai vedere, inventi.

Non nasconderti dietro l’arcobaleno,
poiché la bellezza dei suoi colori tradisce l’infinito tuo amore.

Dio mio, tienimi sempre vivo così!

 Quando tornerò da te avrò tanto da raccontarti!


Commento

Questo testo è un inno corale all'esistenza, un'esplosione di vitalità e gratitudine. Qui la voce poetica non si ripiega su se stessa nel buio di una stanza, ma si spalanca al vento, al cielo, al mondo intero.

Ecco una lettura dettagliata dei punti centrali di questa composizione:

1. L'inizio sinfonico e il desiderio di cantare

I primi tre versi sono una vera e propria dichiarazione d'intenti e impostano un ritmo incalzante: campane, coriandoli, bufere. C'è una deliberata mescolanza tra festa profana, gioia e la forza primordiale della natura. L'intento del poeta è ambizioso e nobile: "Cantar vorrei l’animo umano". Non si tratta solo di descrivere le proprie emozioni, ma di farsi portavoce dell'esperienza umana nella sua totalità.

2. Il Vento come Musa ispiratrice

Se nella poesia di prima il vento di novembre serviva a portare un messaggio d'amore lontano, qui il Vento è uno spirito vivo, quasi uno Spirito Santo o una Musa classica. Il poeta le chiede di far quattro cose fondamentali:

  • Accarezzare il viso (conforto fisico);

  • Rinfrescare lo spirito (rinnovamento interiore);

  • Muovere la penna (ispirazione poetica);

  • Colorare d'emozioni le parole (espressività).

La poesia nasce dunque come co-creazione tra l'uomo e gli elementi naturali.

3. Meraviglia, sensi e l'infanzia ritrovata

Il testo è intriso di percezioni sensoriali fortissime: la vista del cielo stellato, l'olfatto con il profumo di una rosa, l'udito con il fruscio. Questa immersione nei sensi genera uno stato di stupore continuo.

L'immagine di "correre senza motivo per le strade del cuore" restituisce una spontanezza tipicamente infantile o giovanile, una gioia pura che si riflette anche nell'amicizia e nella condivisione ("i visi allegri dei miei amici").

4. La dimensione spirituale: il nascondino divino

Nella parte finale, la poesia rivela la sua natura profonda: è una preghiera laica e gioiosa. Il poeta si rivolge al Creatore con una delicatezza ironica e affettuosa.

L'immagine di Dio che "inventa" da lassù senza farsi vedere e che prova a "nascondersi dietro l’arcobaleno" ricorda il gioco del nascondino. Ma è un gioco smascherato: la bellezza del mondo (l'arcobaleno) è la prova inconfutabile del Suo amore.

5. La chiusa: una promessa di vita

Dio mio, tienimi sempre vivo così!

Quando tornerò da te avrò tanto da raccontarti!

Il finale è straordinario per la sua serenità nei confronti della morte. L'aldilà non è visto con timore o sgomento, ma come un ritorno a casa al termine di un lungo viaggio divertente ed emozionante. La vita terrena diventa così una "raccolta di storie" da andare poi a raccontare al Padre.

In sintesi: È una poesia solare, panica e profondamente spirituale. È una celebrazione dello stupore come unico vero antidoto all'apatia, un invito a vivere con il cuore spalancato per potersi presentare, un giorno, con le tasche piene di meraviglia.

Leggi ancora sulla pagina delle poesie del sentimento

 

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