martedì 21 maggio 2013

Sorvolando (poesia)




Mi accompagno dal tempo della prima ragione.

Un'unione indissolubile, silenziosa,
intima fino al rossore.

Disegni giganteschi coprivano il cielo.

Affidato alla speranza del domani,
il piccolo fiore ha lentamente aperto i suoi petali.

Tra i freddi venti del divenire 
e le piogge degli umori,
il germoglio ha indurito il suo stelo.

Ora è tronco,
e prima che il tempo lo svuoti,
affondi le radici nei piaceri dell'animo umano.

Sollevi in alto la chioma delle sue foglie,
per convincersi di non essere nato invano.


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Analisi
Questa poesia è un’intensa e delicata meditazione sull'evoluzione dell'esistenza, sulla crescita interiore e sulla costante ricerca di senso di fronte allo scorrere degli anni.

La struttura lirica segue una parabola evolutiva e concettuale ben precisa:

  • La consapevolezza di sé (Strofe 1-2): L'incipit stabilisce una relazione profonda con la propria coscienza fin dall'infanzia ("la prima ragione"). Si tratta di un legame viscerale, quasi pudico ("intimo fino al rossore"), in cui la mente del bambino percepisce il mondo esterno e il futuro attraverso la lente del meraviglioso ("Disegni giganteschi coprivano il cielo").

  • La trasformazione e la resilienza (Strofe 3-4): Il passaggio dall'infanzia alla maturità è reso con una metafora botanica classica ma efficace. Il "piccolo fiore" affronta le avversità dell'esistenza — l'incertezza del tempo ("freddi venti del divenire") e la mutevolezza emotiva ("piogge degli umori"). L'esperienza tempra l'individuo: lo stelo si indurisce fino a diventare "tronco".

  • L'esortazione e il senso della vita (Strofe 5-6): La conclusione passa dall'osservazione all'esortazione (l'uso del congiuntivo "affondi", "sollevi"). Consapevole della propria finitezza e della decadenza futura ("prima che il tempo lo svuoti"), il poeta invita a radicarsi nella dimensione spirituale e intellettuale ("piaceri dell'animo umano"). Lo slancio verso l'alto della chioma rappresenta il desiderio universale di trascendenza e il bisogno di riscattare la propria mortalità lasciando un segno, per confermare a se stessi di "non essere nato invano".


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