lunedì 15 gennaio 2018

Sei un poeta


 

Se ti emozioni … sei un poeta.

Se ti piace la calma, la serenità, la semplicità, l’onestà … sei un poeta.
Se trovi romantico un abbraccio, una carezza, un bacio … sei un poeta.
Se piangi perché stai vedendo un film … sei proprio un poeta.  

Sei un poeta perché trovi meraviglioso il mare, le stelle e l'universo tutto.
Sei un poeta perché non hai paura della solitudine e ti prepari in amore.
Sei un poeta perché tutto intorno a te è poesia.

Ti basta pronunciare poche e dolci parole per sentirti un leone.
Ti è naturale sorridere.
Non sei capace di nascondere ciò che provi.
Il tuo essere è abituato al bene.

I poeti non sanno dov’è il proprio cuore … perché lo spostano continuamente nel petto di chi amano. 

I poeti sono malati di fantasia.
I poeti sono adulti con il cuore da bambino.
I poeti non muoiono mai.

La definizione filosofica più profonda di poeta è quella fornita da Martin Heidegger: il poeta è il custode del Linguaggio e il «rivelatore dell'Essere».

Per Heidegger (ispirato dalla lirica di Friedrich Hölderlin), la poesia non è una semplice forma d'arte o un'espressione di sentimenti soggettivi, ma un evento veritativo (Aletheia, il "disvelamento"). In un mondo dominato dalla tecnica e dalla calcolabilità, dove le parole sono ridotte a meri strumenti di comunicazione funzionale, il poeta è colui che restituisce alla parola la sua forza originaria.

La visione filosofica del poeta si articola in tre nuclei fondamentali:

  • Inauguratore di Mondi: Il poeta nomina le cose per la prima volta. Dicendo "la rosa", non sta descrivendo un oggetto già dato, ma sta portando la rosa alla presenza, fondando il modo in cui l'uomo percepisce e abita il mondo.

  • Mediatore del Sacro: Il poeta si colloca nel "tra", nello spazio intermedio tra gli dèi (il senso profondo, l'invisibile) e il popolo. È un tramite coraggioso che intercetta i segnali del trascendente e li traduce in linguaggio umano.

  • Custode dell'Abitare Poetico: Citando Hölderlin, Heidegger afferma che «poeticamente abita l'uomo su questa terra». Il poeta è colui che ricorda all'umanità come abitare il mondo in modo autentico, nell'ascolto e nel rispetto delle cose, anziché nella loro manipolazione.

In sintesi, da un punto di vista filosofico, il poeta non è un creatore di finzioni, ma il testimone essenziale che strappa l'Essere dall'oblio attraverso la parola.

venerdì 5 gennaio 2018

Evocando il passato (poesia)

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Umile è il ricordo del tempo bambino
quando ancora la speranza gioiva.

Larghi orizzonti occupavano la mente ingenua.

Era silente il corpo e roboante lo spirito.

Sconfinate praterie si stendevano su ambiziosi progetti.

Gretta e sconosciuta, l'illusione covava tra gli anfratti della inconsapevolezza.

Per deboli idee o per fragili convinzioni,
il passo si allentò.

Il tempo, crudele, incalzò.

Confuse certezze e rivelò bugie.

Cadde neve sul panorama disincantato.

Or son cauto per animo buono
e chino la testa al fato sordo.

Stringo al petto la saggezza 
qual unico dono di vita immemore. 


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Commento
Questa lirica traccia un elegiaco bilancio dell'esistenza, descrivendo la parabola umana dalla sconfinata fiducia della giovinezza fino alla stoica e meditata maturità.

L'età dell'ingenuità: lo spirito oltre la materia
La prima parte della poesia rievoca il "tempo bambino" con una straordinaria ampiezza spaziale e concettuale:

  • L'ampiezza degli orizzonti: La mente ingenua del fanciullo non conosce confini; i progetti sono "ambiziosi" e si distendono su "sconfinate praterie".

  • La preminenza dello spirito: Con un'efficace antitesi («Era silente il corpo e roboante lo spirito»), viene descritta quella fase della vita in cui la componente fisica non pesa ancora, mentre la spinta interiore, la creatività e la speranza dominano incontrastate.

L'incursione del tempo e del disincanto
La svolta centrale introduce l'elemento drammatico e inevitabile dell'esperienza umana:

  • L'insidia dell'illusione: L'illusione viene definita "gretta e sconosciuta", nascosta negli anfratti dell'inconsapevolezza giovanile, pronta a rivelare la fragilità delle convinzioni umane.

  • Il tempo come giudice spietato: Il tempo incalza in modo "crudele", rallentando il passo dell'uomo, smantellando le false certezze e svelando le bugie della vita.

  • La metafora della neve: L'immagine «Cadde neve sul panorama disincantato» rappresenta magnificamente l'inverno dell'anima: la freddezza della verità che copre e spegne i colori brillanti dell'ingenuità iniziale.

La saggezza come rifugio e accettazione
Nel finale non c'è posto per la rabbia, ma per una nobile rassegnazione e un'intima dignità:

  • La cautela e la resa al fato: Di fronte a un destino "sordo", il poeta non urla, ma china la testa con la mansuetudine tipica di chi ha compreso il senso delle cose («cauto per animo buono»).

  • Il dono supremo: Il poema si chiude con un gesto d'amore verso se stesso: «Stringo al petto la saggezza qual unico dono di vita immemore». Svaniti i sogni sconfinati e le illusioni, ciò che resta — l'unico bene prezioso che merita di essere custodito — è la saggezza conquistata attraverso il dolore e il disincanto.