martedì 24 aprile 2018

The abyss and the exposure: two constitutive forms of the free experience of man in existence



( estratto dal saggio filosofico di Fabio Squeo)

Immagine correlata

Philosophy,  concerning the problem of the existing, does not qualify itself as a simple question always open, but as 'the' essential question of the man always open to the world, to God. 

The question is openness constantly in act, exposure to the acquisition of the sense remembered, represented, and lost. 

The exposition, therefore, is the problematic fact of man. Exposure is the responsibility of giving oneself as absolute imperative. 

Man, as well as understanding himself in the potentiality of singularity, therefore remains an absolutely 'exposed' being.

Exposed to himself, to the social, and to the very problem of his freedom. Freedom is the characteristic trait that makes it a failure. 

This failure is itself in respect to any scientism; It  is connected to the matrix of sin that submerges human in his own abyss, recreated and experimented. 

The abyss as, also in this case, "problematic habit", "possibility of meaning". Here, he does not always accept his state of "exposure" because he knows that the way of being is etched in his freedom. 

Freedom is the biggest responsibility. 


Freedom is the crystallization of its exposure. Freedom, on the path marked by Søren Aabye Kierkegaard, represents the anguish on which man faces. 

Anguish is dictated by awareness, by the knowledge before everything that is free in front of the being that chooses to be. 

Yet, in his singularity, he needs to mirror himself to be, to acquire a form. This is because, in the words of Martin Buber, "In that one the face of man is deformed".


We are born, and the world we face looks like an "opponent". 


From the strictly philosophical point of view, opposition is not simply the thing in itself that is delivered as "objectified", but as "altered by me (changed, made different)". 

What is opposed to me, what is shown to me, I show it "exposing myself". I petrify before being petrified, I understand before you understand its functioning, the causes that move naturally its "to be against". 

The world altered it through my meanings, through the values ​​I take. We cannot speak of alteration without going through "exposure". 
..........................................
.........................................

giovedì 29 marzo 2018

La parola "Amore"



Immagine correlata

La parola “Amore” è una delle più usate nella lingua parlata. 

Produce un bel suono, concilia con il prossimo e infonde bontà. 

Sembrerebbe che dietro la sua pronuncia si nascondi una magia che produce effetti benefici sul feeling umano. 

La ritroviamo nei libri sacri, nei romanzi da retrobottega, nelle scienze occulte, in tutte le storie di passione e sesso, ma raramente nelle riviste scientifiche.

“Amore” è un sostantivo, identifica qualcosa di poco tangibile ma che tutti hanno l’impressione di conoscere bene.

L’agire secondo quanto indicato da “amore” è “Amare”. 

Ciò significa che amare deve essere attività, egoisticamente tradotta in passività o, al contrario, in una generosa intraprendenza.

Tutti sappiamo che l’agire umano, se non è accompagnato da razionalità, assume forme di stupidità o almeno, di ordinaria abitudine. 

Sappiamo inoltre, che la razionalità è una dote che si acquisisce con la crescita culturale. 

In altre parole, il “sapere” è il solido mattone che pavimenta la razionalità e su cui si costruisce il castello dell’amore.

La prima regola appare evidente: per amare bisogna raggiungere la maturità di spirito. 

Le strade da percorrere per giungere a questa nobile destinazione possono essere diverse: lo studio, l’osservazione o il classico “colpo sulla testa”.  

Purtroppo, quando non si è consapevoli di amare, si abbracciano illusioni, conseguenze di errate concezioni o presunte certezze.

La confusione più grande che si fa è quella di accreditare amore al trasporto sentimentale, spesso legato alle nostre mancanze o ai bisogni determinati dai difetti di crescita.

Amare non è cercare qualcosa che mi fa star bene come, per esempio, una pillola per il mal di testa, o qualcuno/qualcosa che cacci la mia solitudine o, ancor peggio, qualcuno/qualcosa che mi procuri piacere.

Amare non è un lasciarsi trasportare dalla passione come una barca alla deriva (bello e comodo, vero?).

Amare una donna/ uomo non è il piacere nel tempo dello spupazzare.

Se l’amore fosse solo questo, avremmo avuto uno strano, inutile e stupido regalo dal Creatore.

L’amore contiene qualche ingrediente scomodo: lavoro, sacrificio, responsabilità, pazienza, tolleranza, libertà, sensibilità ... e tante altre qualità che possederle in blocco significherebbe essere santi subito.

Appare evidente, quindi, che all’amore ci si avvicina crescendo, imparando …. Amando.

Ogni passo vuole impegno, promesse e dedizione costante. 

Il premio è altissimo. Consiste nel conoscere il sapore del vivere, nella conquista della propria autostima.

Amando nel modo corretto svuota le parole di ambiguità. Si riempie la propria vita di una gioia interiore che va oltre l’esultanza e lo stordimento. 

Si diventa calamite di soddisfazioni e diffusori di serenità.

mercoledì 21 marzo 2018

Gli anziani



 Risultati immagini per nonno

Ricordo quell’età breve
dove tutto era grande.

Legato al pensiero in alto
attendevo il mio futuro.

Comparse di quell’antico presente erano gli anziani.

Visi incavati,
passi lenti,
spalle curve, 
portavano la pesante storia tra i nuovi germogli.

Ero convinto che l’esperienza non poteva sbagliare, 
loro vestivano  saggezza.

Coloravo di bontà il peso degli anni vissuti.

La cattiveria non poteva essersi fermata nei loro cuori.
Raccontavano di lontani dolori, ignobili privazioni e …. tanto lavoro.

Rispetto era l’unico modo per omaggiarli.
E al tirare di quel mezzo sorriso, l’aria brillava di umanità.

Or è tutto diverso.
Non c’è tempo per loro.
Sono ingombranti.
Si sopportano per quel centesimo della pensione.

Non era il futuro che immaginavo.


lunedì 19 febbraio 2018

Litigando con punti e virgole

 Immagine correlata

Imparare a scrivere è sicuramente difficile. Tra le diverse abilità linguistiche (cioè  parlare, leggere, comprendere e scrivere) lo scrivere è sicuramente la più complessa, anche perché come ricorda un vecchio proverbio latino, lo scritto rimane! Nella società di oggi si scrive sempre meno e si parla sempre di più al telefonino. E’ una società frenetica (cioè veloce) dove si mandano messaggi (sms) o e-mail e la forma, la punteggiatura non sono sempre corrette.
Nello scrivere, ci sono delle regole che devono essere rispettate, altrimenti si possono commettere (cioè fare) degli errori. Oggi parlerò di un aspetto della scrittura: la punteggiatura, cioè dei segni che si usano per creare pause, separare, evidenziare le frasi.
Inizia ora a conoscere i segni ortografici e d’interruzione della lingua italiana:  
La virgola (,) si usa:
- per esprimere una pausa breve e per dividere le frasi di un periodo, per esempio: Luca corre sempre da solo, si allena per un’ora.
- per separare parole o gruppi di parole all’interno di una frase, per esempio: Mangio mele, pere, banane, prugne.
- dopo un vocativo, per esempio: San Francesco, ascolta la mia preghiera. 
- dopo un inciso (cioè, una frase che si inserisce e resta indipendente), per esempio: Oggi, essendo il tempo brutto, rimango a casa.
- dopo una apposizione (cioè un sostantivo che si aggiunge ad un altro per spiegarlo meglio), per esempio:
Giulio Cesare, re di Roma, è stato assassinato.

La virgola non si mette mai:
- tra soggetto e verbo, per esempio: Massimo legge un libro.
- tra verbo e complemento oggetto, per esempio: Io bevo il vino.
- tra un nome e il suo aggettivo, per esempio: Ho mangiato una buona pizza.
I due punti (:) si usano:
- per riferire un discorso diretto, per esempio: Franco ha risposto:  “Ora, preferisco leggere un libro”.
- per introdurre un elenco, per esempio: Sono arrivati: Marco, Caterina, Riccardo.   
- per introdurre una spiegazione, per esempio: Il risultato di tutto ciò è: E=mc2
Il punto e virgola (;) si usa:
- per una pausa maggiore della virgola e una minore del punto, per esempio: Bevo sempre molta acqua; sento che mi fa bene.
Il punto (.) Indica una pausa, si mette alla fine di un periodo. Dopo il punto ci vuole la lettera maiuscola. Se dopo il punto si cambia argomento, si va a capo (cioè si inizia la frase in un’altra riga). Il punto si può usare anche nelle sigle (N.A.T.O.) e nelle  abbreviazioni (Prof.)
 
Il punto esclamativo (!) si usa per evidenziare meraviglia, o una certa emozione, per esempio: Che bella sorpresa!
 
Il punto interrogativo (?) si utilizza alla fine di una domanda diretta, per esempio: Che ore sono?
I puntini di sospensione (…) lasciano qualcosa in sospeso, qualcosa che non si può o non si vuole dire. I puntini di sospensione sono tre, per esempio: Domani ci vediamo, vedrai  
Le lineette (- -) isolano una frase o in alcuni casi sostituiscono le virgolette nel discorso diretto, per esempio: Non voglio mangiare – ha detto Luca - e poi è andato via.
Le virgolette alte (“ ”)  o basse (<  > )
- aprono e concludono un discorso quando è in forma diretta, per esempio: Antonio dice: “quando sto male, preferisco digiunare”.
- si usano anche per riportare citazioni: < Nella rinuncia di ciò che abbiamo, otteniamo l’unica cosa che ci appartiene: noi stessi>, Franz Grillparzer
- per indicare titoli, per esempio: Manzoni ha scritto “I promessi sposi”.
 
Il trattino (-) si usa per indicare la divisione sillabica quando si va a capo (cioè si cambia riga senza aver finito di scrivere la parola) o si usa per unire due elementi di una parola composta, per esempio: L’alleanza italo – tedesca.
 
Le parentesi tonde ( ) si utilizzano per racchiudere un inciso, una spiegazione, un osservazione o frase che interrompono in una certa maniera il discorso ma aggiungono informazioni alla frase, per esempio: Mi piace mangiare (mai da solo) nei ristoranti economici.  


lunedì 12 febbraio 2018

Cercare il vento

Risultati immagini per introspezione

Oggi è come ieri,
stesse nuvole, stesso sole.

Ma io ... non sono lo stesso.

Sono diverso perchè il tempo mi ha cambiato.

Nuove idee, nuovi piani corrono dietro miraggi instabili.

Ho sete di bianca gloria.

Ho bisogno di nuovi vestiti per la mia anima.

Mi occorre una nuova slitta per trasportare amor leggero.

Non chiedetemi perchè.

Non giudicate con occhi bendati.

La vita è nell'attimo del sorriso...
nel battito di ciglia di un umore arlecchino.

Giungerà il giorno in cui le parole saranno dimenticate
e il ricordo dipingerà d'oro cattedrali oscure.

Allora, ci sarai anche tu
nei vani pensieri solitari...
sulla scia evanescente di una esistenza occupata a cercar risposte.

Intanto, mi assento dal frenetico mondo
per cercare il vento...

e uscire da questo cuore solitario.
 

lunedì 15 gennaio 2018

Sei un poeta



 Risultati immagini per poesia

Se ti emozioni … sei un poeta.

Se ti piace la calma, la serenità, la semplicità, l’onestà … sei un poeta.

Se trovi romantico un abbraccio, una carezza, un bacio … sei un poeta.

Se piangi perché stai vedendo un film … sei proprio un poeta.  


Sei un poeta perchè trovi meraviglioso il mare, le stelle e l'universo tutto.

Sei un poeta perchè non hai paura della solitudine e ti prepari in amore.

Sei un poeta perchè tutto intorno a te è poesia.
 

Ti basta pronunciare poche e dolci parole per sentirti un leone.

Ti è naturale sorridere.

Non sei capace di nascondere ciò che provi.

Il tuo essere è abituato al bene.

 

I poeti non sanno dov’è il proprio cuore … perché lo spostano continuamente nel petto di chi amano. 

I poeti sono malati di fantasia.
 
I poeti sono adulti con il cuore da bambino.

I poeti non mioiono mai.