lunedì 29 ottobre 2012

Disattese (poesia)


Radiose scogliere riflettono passioni mai dome.

Ferme, inchiodate sul fondo dalla certezza dell’amore,
appaiono tracotanti, insensibili al riflusso delle onde.

Emergono minacciose 
a chi del mar della cattiveria ne fa culla.

Testimoniano la terra natia d’ogni specie,
l’ultimo legame con l’apparire.

Giocano con le maree nascondendosi agli occhi degl’incauti.

Sono tenere compagne dei più deboli. 

Sono riferimenti eterni alla solidità dei sentimenti.

Sono labbra del mare che baciano il cielo.

Sono il tuo conforto nei momenti tristi.


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Analisi
Una composizione potente e fortemente evocativa, dove l'elemento naturale della scogliera cessa di essere semplice paesaggio e si trasforma in un potente simbolo di forza interiore, memoria ed elevazione spirituale.

  • La forza imperturbabile della virtù (Strofe 1-3): Le "radiose scogliere" rappresentano una fermezza incrollabile. Salde nella loro "certezza dell'amore", sfidano l'incessante "riflusso delle onde" (le avversità e la caducità del tempo). Per chi naviga nel "mar della cattiveria", esse appaiono minacciose e "tracotanti", proprio perché la purezza e la saldezza morale sono spesso percepite come un'offesa o una minaccia da chi è immerso nell'egoismo.

  • Mito, origine e mistero (Strofe 4-5): C'è un richiamo primordiale ed esistenziale nel definire le scogliere "terra natia d'ogni specie" e "ultimo legame con l'apparire". Esse sono la soglia tra il visibile e l'invisibile, la materia dura che emerge dal profondo. Il loro "giocare con le maree" nascondendosi agli incauti sottolinea che la vera forza non si esibisce con ostentazione, ma si svela soltanto a chi possiede uno sguardo profondo.

  • L'abbraccio protettivo e l'amore eterno (Strofe 6-9): Nell'incalzante e ritmico anaphora del "Sono...", la poesia compie una bellissima metamorfosi emotiva: la roccia, da elemento duro e impenetrabile, si fa "tenera compagna dei più deboli". Raggiunge un picco di altissima liricità nella metafora "Sono labbra del mare che baciano il cielo", unendo in un unico gesto poetico la terra, il mare e l'infinito.

  • La dimensione intima e consolatoria (Chiusura): Il verso finale sposta bruscamente la prospettiva dall'ampiezza dell'orizzonte alla sfera strettamente personale ("Sono il tuo conforto nei momenti tristi"). Tutta la solennità delle rocce si concentra nell'offerta di un riparo dell'anima, offrendo una certezza incrollabile a cui aggrapparsi nei momenti di smarrimento.


domenica 28 ottobre 2012

Riflessi d'amore (poesia)



Confuso, il ricordo è nebbia nella mente.
Maldestro nelle parole, decanta desideri sopiti.

Nei panni di uomo, il battito del cuore corre ancora bambino.

Dolci armonie risuonano nella anima.

Magici pennelli disegnano i suoi ridenti paesaggi
.
Custodisco sentimenti come arredi d’amore,
 adombrano stranezza all’estranea realtà.

Gioielli di bellezza infinita,
invisibili all’insensibilità,
sono doni per cuor gentili.

Sono sorrisi sinceri
Sono mute carezze
Sono taciti accordi

Sono sguardi che si incrociano
Sono vulcani in continua eruzione di gioia
Sono amici che nascondono le ali degli angeli.

Sono le emozioni che rendono vera ed unica la vita.   

Non trattener respiro !

Il tempo fugge davanti all’amore,
poiché l’eternità è la sua patria.

by Luigi Squeo


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Analisi

Questa lirica si presenta come un viaggio interiore di straordinaria delicatezza e densità filosofica, in cui il poeta esplora la distanza — e la profonda continuità — tra la fragilità della condizione umana e la forza sconfinata del sentimento.

L'intera componimento si sviluppa lungo un elegante percorso evolutivo, articolato in tre movimenti fondamentali:

1. La fragilità dell'uomo e l'innocenza del bambino (Strofe 1-3)

«Confuso, il ricordo è nebbia nella mente.
Maldestro nelle parole, decanta desideri sopiti.
Nei panni di uomo, il battito del cuore corre ancora bambino.»

L’avvio è intimista, quasi dimesso. La nebbia del ricordo e l'incertezza del linguaggio evocano la vulnerabilità dell'adulto, costretto ad abitare i "panni di uomo" — una veste sociale spesso pesante, inadeguata o limitante.

Tuttavia, sotto questa superficie razionale o smarrita, batte un cuore che «corre ancora bambino». È l'intuizione chiave della prima parte: l'essenza autentica dell'individuo non invecchia; conserva la purezza, la meraviglia e la capacità di desiderare tipiche dell'infanzia, sfidando l'incedere del tempo.

2. L'arte dell'anima e la sacralità dei sentimenti (Strofe 4-5)

«Dolci armonie risuonano nella anima.

Magici pennelli disegnano i suoi ridenti paesaggi.
Custodisco sentimenti come arredi d’amore,
adombrano stranezza all’estranea realtà.»

In questa sezione, la poesia si fa altamente pittorica e musicale. L'interiorità non è un vuoto, ma un paesaggio vivo, dipinto da "magici pennelli" e pervaso da armonie.

La metafora dei «sentimenti come arredi d’amore» è di rara bellezza: l'anima viene descritta come una casa interiore, accogliente e finemente arredata d'affetto, che appare "strana" o incomprensibile ad una "estranea realtà" esterna, spietata e cinica. Si avverte qui una viva contrapposizione tra il mondo interiore dell'artista e la superficie arida del quotidiano.

3. L'anafora delle piccole cose e l'incontro con l'Altro (Strofe 6-8)

«Gioielli di bellezza infinita,
invisibili all’insensibilità,
sono doni per cuor gentili.
...
Sono sorrisi sinceri / Sono mute carezze / Sono taciti accordi...»

La poesia raggiunge il suo acme lirico attraverso una serie ritmica di anafore («Sono...»). Il poeta definisce cosa siano questi "gioielli invisibili": non ricchezze materiali, ma gesti impercettibili, sublimi nella loro semplicità.

  • Carezze mute, sguardi, accordi taciti: è la dimensione dell'empatia e dell'amicizia, descritta con un'immagine potente e poetica («amici che nascondono le ali degli angeli»).

  • La metafora del vulcano in continua eruzione di gioia spezza l'iniziale "nebbia", trasformando l'introspezione in una prorompente affermazione di vitalità.

4. Il suggello filosofico e l'Eterno (Strofe 9-10)

«Non trattener respiro !
Il tempo fugge davanti all’amore,
poiché l’eternità è la sua patria.»

L'esclamativo «Non trattener respiro!» giunge come un imperativo esistenziale, un invito ad aprirsi al flusso della vita senza timore.

I due versi finali offrono un suggello di sapore metafisico: il tempo cronologico, che solitamente divora ogni cosa, di fronte all'Amore perde la sua morsa e sparisce. L'amore non appartiene al tempo che passa, ma all'Eternità, che ne costituisce la vera dimora e origine.

Nota stilistica e di lettura

Il ritmo della lirica è pacato nella prima parte e via via più incalzante e solare verso il finale. Il linguaggio oscilla sapientemente tra la misura elegiaca (il ricordo, la nebbia, il silenzio) e l'esplosione lirica (la gioia, l'eruzione, l'eternità), rendendo la poesia un inno toccante alla gentilezza d'animo e alla resistenza del sentimento.

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