venerdì 26 novembre 2021

Sentieri antichi (poesia)



Non  so dir altro che disquisir d'Amor.

Eterno tormento per un cuor vago.

 

Ombre d'uomo fan leva ad un cauto esistere.

 Ma per d’altre fonti l'anima si muove.

 Or ferma or gaudente,

scioglie desideri in speranze senza misure.

 

Allor che di vagar il tempo chiede conto,

e il ritrovar le tasche vuote 

lascia risuonar campane mute.

 Rintocchi di rammarico 

spengono il brio al fato bendato.

 

Ignaro o illuso,

stringo nell’anima il pensar felice.

 

Unica certezza sfuggita al mondo del non essere.

 

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Analisi

Un testo di forte tensione lirica che esplora l'eterna dialettica tra l'illusione amorosa, l'inesorabile scorrere del tempo e la resistenza dello spirito.

I temi centrali della composizione si snodano attraverso tre passaggi chiave:

  • L'ossessione e la natura dell'anima (Prima e Seconda strofa): L'incipit dichiara un'assolutezza quasi monopolistica: l'Amore è l'unico argomento possibile, definito "eterno tormento" per un "cuor vago" (ovvero errabondo, mai appagato). Alle "ombre d'uomo" che scelgono la prudenza e un "cauto esistere" si contrappone l'anima del poeta, che trae linfa da "altre fonti" ed è capace di oscillare tra stasi e gioia, trasformando i desideri in speranze sconfinate.

  • Il bilancio e il rimpianto (Terza strofa): È il momento della resa dei conti con il tempo ("il tempo chiede conto"). L'immagine delle "tasche vuote" evoca un senso di perdita o di mancata costruzione materiale/esistenziale, mentre le "campane mute" e i loro "rintocchi di rammarico" simboleggiano la fine dell'entusiasmo sconsiderato e l'inutilità del rimpianto di fronte a un destino indifferente ("fato bendato").

  • La trincea interiore (Quarta e Quinta strofa): Nel finale emerge la rivalutazione dell'illusione. Che si tratti di ingenuità o autoinganno ("Ignaro o illuso"), custodire dentro di sé "il pensar felice" diventa l'unico gesto di salvezza. Quel pensiero felice è l'unica "certezza" reale strappata al nulla, al "mondo del non essere".

Stile e Registro
La poesia adotta una lingua colta, volutamente anacronistica e classica (disquisir, cuor vago, gaudente, Allor che). Questo registro solenne dona al verso un ritmo meditato, quasi filosofico, trasformando una riflessione personale su amore e rimpianto in una meditazione universale sulla condizione umana.