giovedì 28 febbraio 2013

Agire o Attendere?




Se esiste una legge che dovremmo eleggere ad assioma, è quella che assegna all’agire la priorità più alta tra le decisioni da assumere nelle attività concorrenti e alternative.

Arrovellarci nel giudicare opportuno se agire o rimaner fermi, non prendere decisioni, è una situazione molto ricorrente nella quotidianità.

Ovviamente, non far nulla ci evita di assumere rischi ma cancella l’opportunità presente e tutte quelle che da questa potrebbero innescarsi.

Positive o negative che siano le conseguenze, agendo è sempre una richiesta che facciamo alla vita e dalla quale attendiamo il responso.

Tra gli effetti secondari prodotti dall’agire, rileviamo almeno un paio di fattori da considerare.

Il primo, abbastanza funzionale, ci impedisce di perdere tempo nel recriminare o a criticare gli altri.

Il secondo, molto più nobile, consiste nella possibilità di arricchire l’archivio storico degli eventi sperimentanti. 

Si diventa più esperti nell’arte più antica e fondamentale: la vita.

Secondo il mio modesto parere, il premio Nobel non si dovrebbe assegnare soltanto a coloro che compiono atti o ricerche di grande valore per l’umanità, ma anche a coloro che dimostrano di avere profuso una grande densità di sforzi per coprire tutte le aree dell’interesse umano. 

In altre parole, si dovrebbero prendere in considerazione anche chi ha fallito più di altri per giungere a un obiettivo. 

Queste persone “attive” conoscono, oltre alla strada del successo, mille e più altre strade che portano al fallimento.

Per me, sarebbe molto più semplice e sicuro, chiedere consiglio a chi ha fallito un’infinità di tentativi, percorrendo strade alternative, anziché rivolgermi a chi ha conosciuto quell’unica strada per giungere al successo.

Chi agisce rende importante la sua storia e lo fa nella misura in cui il suo passato è stato vivo.
Jean-Paul Sartre, nella sua opera, “L’Essere e il Nulla" affermava:
Io solo posso decidere in ogni momento "dell'importanza" del mio passato: non discutendo, deliberando e apprezzando il tale o il tal altro avvenimento precedente, ma pro-iettandomi verso i miei scopi, io salvo così il passato con me e decido con l'azione il suo significato”.

Non avete scampo, se non agite, buttate via la vostra vita perché attendete soltanto di invecchiare.

domenica 24 febbraio 2013

Speranza pesante (poesia)


Son dentro, tra buie scene di una vita dura.

Rosso e fuoco dimenan l’anima triste.

Soltanto colori foschi,
 trafitti da luci che richiamano l’inferno,
contornano i pensieri.

Pesante il dolore,
fa del capo chino.

Riversare vorrebbe la speranza spenta,
lo slancio ormai freddo.

Mi rifugio nei sogni,
che al sol chiudere degli occhi, serenità infonde.

Per altri porti, scorre la passione.

La mia nave si fa piccola,
forse ha paura del mar incerto.

Chiede roccia,
che di cullar è stanca.


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Analisi
Questa poesia è una drammatica immersione nel dolore esistenziale, dove l'oscurità interiore e il senso di smarrimento cercano un approdo sicuro attraverso la via del sogno e della stabilità.

L'inferno interiore e il peso della sofferenza
L'incipit catapulta subito chi legge in una dimensione angosciosa e claustrofobica. Il mondo interiore è descritto come un teatro di «buie scene» legate a una vita difficile. La tavolozza cromatica iniziale è cupa ed espressionista:

  • Rosso e fuoco: Agitano l'anima, simboleggiando una rabbia sotterranea, una passione dolorosa o un tormento bruciante.

  • Colori foschi e luci infernali: I pensieri sono circondati da un'atmosfera tetra, spezzata solo da bagliori che richiamano l'immagine dell'inferno.

  • Il corpo piegato: La pesantezza del dolore si riflette sul fisico, costringendo il «capo chino» e prosciugando le energie: la speranza è ormai «spenta» e lo slancio vitale si è fatto «freddo».

La via di fuga del sogno
Di fronte a questa oppressione, la mente cerca una via di scampo immediata: la chiusura degli occhi diventa l'atto fondamentale per accedere ai sogni, l'unico rifugio capace di infondere una temporanea serenità e di placare la tempesta emotiva.

La fragilità e il bisogno di un porto sicuro
Nella parte finale, l'autore ricorre a una classica metafora marinaresca per definire lo stato di vulnerabilità dell'io lirico:

  • La nave spaventata: Mentre la passione vitale sembra scorrere verso «altri porti» (lontani da sé), la propria «nave» si scopre piccola e intimorita dall'incertezza del mare della vita.

  • Dalla culla alla roccia: La nave/anima rifiuta l'instabilità delle onde (il «cullar» di cui è ormai stanca) e chiede disperatamente «roccia», ovvero un punto fermo, una certezza o una protezione solida su cui potersi finalmente ancorare e riposare.


The beating heart



An ancient story tells of a man who had a sick child. He turned to all the places of the earth to find someone who was able to provide the right medicine to cure his beloved son.

After wandering in vain, he found himself talking to a Buddhist sage, who said he knew the medicine for his son, but the preparation needs a seed of any plant grown in the garden of a family that had no mourning or sad events.

The father decided to try this suit, so he visited many families. 

He found that in every family always hid some sadness, that none of the families he visited could hand over his suit.

He returned to the wise and sadly told of his failure.
Then, the wise man, understanding the pain of the father, said:

"How you could check, the pain is part of our lives. 

Learn to accept it and remember to look on the best side of the any situation. 

Pain is the manifestation of your soul that something is not right, but admits the possibility of a solution."

The father understood the instruction of the test, but he would not surrender.

He said: "There must be a way to heal my son!".

He knew of a group of "enlightened" that suggested a way to achieve miraculous results. 

Speaking with one of these, he knew:

“We are part of a universe which is in line with our desires. Whatever you want, you can get it!

The only condition, is to be convinced to desire what you want to achieve. Only the doubt, simply, determines the failure to achieve the goal.

The father asked: "What can I do physically to help my son?".

He was told: "Take a photo of your child smiling. Write on it how much you care, and  be convinced for the healing".

The father did not know where to get that conviction required by the enlightened, and because he did not want to risk failure, continued to look for. 

He found a Christian priest, who advised him to pray.

He spoke of heaven and so many beautiful stories, full of miracles. 

He, however, although non-practicing Christian, he could not delegate to the belief that serious task.
He tried to convince himself that something had to be done.

He had thought to turn to witches, magicians, fortune tellers, healers, but found that the operating system of these characters was based on money. 

Dejected because of the inability to see the light in the tunnel ahead of his love life, he decided to do what he wanted to do for long time but he had always postponed, to build a more comfortable future for his children.

Addressing the sick child, said:

"Honey, I'm going to stop with work, I'll be at home to play with you!”.

A long embrace hid the tears, but not his heart beating faster.

giovedì 21 febbraio 2013

Cattiveria (poesia)

 
 
 
 
 
 
 
 
Udir di pianti, al cor dispiace.

Gemere del perduto incanto,
arrovella l’animo caro.
 
Truce  miseria all’umana specie,
che di antiche glorie il capo cinge.

Aprir luce alla speranza orba,
il desiderio volge.

Lontani eroi ancor in memoria avversan.
Fumosi spiriti di canute nostalgie.

Indomito mar, che agitar tempesta,
furibondo incalza.

Tempo attende al tornar calmo,
sì che l’ira si plachi
e saggezza ondeggi.

Silente al musicar del vento,
cullar nuove promesse,
 s’appronta.  

S’apron orizzonti,
al fioccar d’arcobaleni.

‘che la vita è bella!

Bruttezza alcuna potrà sfiorir.

Forza più grande non esiste,
 che dell’Amor non tremi.

Commento

Un componimento di impronta fortemente neoclassica e risorgimentale, che richiama nella forma e nel lessico la grande tradizione lirica italiana (da Foscolo a Leopardi, fino al Carducci). È un vero e proprio inno di rinascita, che parte dal dolore e dalla decadenza umana per approdare alla speranza, alla saggezza e alla forza invincibile dell'Amore e della Vita.

🏛️ Analisi e Commento della Poesia

La lirica si sviluppa secondo un percorso preciso: dalla commiserazione per il dolore umano e la gloria perduta, attraverso la tempesta delle passioni, fino al ritorno della quiete e al trionfo finale della bellezza.

1. La pietà per la fragilità umana (Strofe 1-2)

Udir di pianti, al cor dispiace.

Gemere del perduto incanto, arrovella l’animo caro.

Truce miseria all’umana specie, che di antiche glorie il capo cinge.

L'apertura esprime profonda empatia per il dolore altrui. C'è un'amara riflessione sulla condizione umana: l'uomo soffre per l'incanto perduto e si ostina a "cingersi il capo di antiche glorie", vivendo nel ricordo di un passato illustre mentre cade nella "truce miseria" del presente. È la tragedia di chi guarda indietro anziché costruire il futuro.

2. Il desiderio di luce e gli spettrali ricordi (Strofe 3-4)

Aprir luce alla speranza orba, il desiderio volge.

Lontani eroi ancor in memoria avversan. Fumosi spiriti di canute nostalgie.

Di fronte alla cecità della speranza ("speranza orba"), nasce il desiderio profondo di riaccendere la luce. Ma il percorso è ostacolato dai nostalgici ricordi: "lontani eroi" e "fumosi spiriti" di vecchie nostalgie che ancora tormentano e avversano la mente.

3. La tempesta interiore e l'attesa della saggezza (Strofe 5-7)

Indomito mar, che agitar tempesta, furibondo incalza.

Tempo attende al tornar calmo, sì che l’ira si plachi e saggezza ondeggi.

Silente al musicar del vento, cullar nuove promesse, s’appronta.

La poesia mette in scena la metafora classica del mare in tempesta: l'ira, la rabbia e la passione travolgono l'animo. Tuttavia, subentra la pazienza del Tempo. Bisogna saper attendere che il mare si plachi affinché la saggezza possa finalmente affiorare e "ondeggiare" dolcemente. Quando la tempesta cessa, l'animo si fa silente, pronto ad ascoltare la "musica del vento" e a nutrire nuove speranze.

4. La Catarsi: il trionfo della Vita e dell'Amore (Strofe 8-11)

S’apron orizzonti, al fioccar d’arcobaleni.

‘che la vita è bella! Bruttezza alcuna potrà sfiorir.

Forza più grande non esiste, che dell’Amor non tremi.

Il finale è una straordinaria esplosione di luce e di fede nella vita:

  • Gli orizzonti si spalancano e gli arcobaleni "fioccano" come un dono del cielo dopo la tempesta.

  • Viene proclamata con forza una verità semplice e universale: "la vita è bella!". Nessuna bruttezza, nessun dolore passato ha il potere di far sfiorire l'autentica bellezza dell'esistenza.

  • La chiusa è solenne: l'Amore è la forza suprema dell'universo. Non esiste alcun potere, per quanto imponente, che non debba piegarsi o tremare di fronte alla potenza dell'Amore.

🎨 Stile e Tono

  • Linguaggio aulico e ricercato: L'uso di termini come orba, canute, s'appronta, unitamente alle anastrofi (l'inversione dell'ordine consueto delle parole, es. "al cor dispiace", "Forza più grande non esiste, che dell'Amor non tremi"), dona al testo una solennità d'altri tempi.

  • Ritmo classico: I versi brevi e misurati ricordano le odi e le canzonette della tradizione italiana classica.

In sintesi: Una poesia dal sapore classico e dal messaggio profondamente moderno e incoraggiante: dopo ogni tempesta emotiva o storica, la saggezza e l'amore finiscono sempre per prevalere, restituendoci la gioia incrollabile di vivere.

Leggi ancora sulla pagina delle poesie dell’anima


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