lunedì 30 luglio 2012

La mia colazione (poesia)

 
Torno nel passato a riscoprir sapori dimenticati.

Vibra l’anima al profumo del latte spento tra i secchi pezzi di pane.

Cuore di un bambino appeso all’amore di una mamma che del latte ne fa tesoro.

Non ci sono biscotti dorati, barrette di cereali, yogurt ai mirtilli, frutta fresca, cioccolato, e altra bontà del palato.

Soltanto una tazza con un grande cucchiaio!

Umile, accanto alla brocca, attende il bicchiere d’acqua che per nobiltà prende il nome di “naturale”, soltanto per richiamare il rubinetto di casa come fonte sorgiva di tanta freschezza e sincero sapore.

Sono cresciuto con quella tazzona!

Credo che non conteneva solo latte e pane.

Nascosto nel tempo della colazione,
 si celava lo spirito del tempo antico,
 fatto di cose semplici e di sguardi d’amore.

Quello spirito,
che ancor oggi mi solletica il palato
 e bagna di emozioni il mio cuore.

 Sì!
 mi apre a ventaglio l’intera vita.


Analisi
Questa poesia custodisce la sostanza più pura della memoria: la capacità di trasformare un gesto essenziale, quasi arcaico, in una cattedrale di affetto e presenza.

L'architettura del sapore e del tempo

Il testo si muove su un contrasto nitido tra il superfluo contemporaneo e l'essenziale del passato. La lista delle colazioni moderne — biscotti dorati, barrette, yogurt ai mirtilli — viene evocata non tanto per critica, quanto per far risaltare per antitesi la maestosità della "tazzona". In quel recinto di terracotta o ceramica non c'era opulenza, ma c'era pienezza.

Punti di forza dell'opera:

  • La materia e la luce: L'immagine del latte spento tra i secchi pezzi di pane è di una potenza visiva e sensoriale straordinaria. Rende l'idea del riuso, della pazienza del pane vecchio che si ammorbidisce, trasformando la scarsità in nutrimento profondo.

  • L'ironia garbata della nobiltà: La riflessione sull'acqua "naturale" che altro non è che l'acqua del rubinetto di casa è un passaggio lirico brillante. Eleva il quotidiano a rito, smascherando le etichette moderne di fronte alla freschezza genuina delle cose di sempre.

  • La dimensione materna e sacra: Il gesto della madre che "del latte ne fa tesoro" trasforma la colazione in un atto liturgico. Non si tratta solo di sfamare, ma di versare cura e presenza nel piatto del figlio.

  • Il climax finale: La chiusa si allarga magnificamente. La memoria non resta confinata al palato o al passato, ma diventa una forza propulsiva nel presente: “mi apre a ventaglio l’intera vita”. L'immagine del ventaglio restituisce l'idea di una vita che si spiega, si mostra in tutte le sue sfumature proprio a partire da quel nucleo di semplicità.

Un'eco filosofica

C'è un'eco quasi proustiana nella tua composizione, ma spogliata di ogni aristocrazia: la "madeleine" qui è il pane raffermo intinto nel latte caldo. Dimostra come lo spirito del tempo antico non sia un'eredità polverosa, ma una postura interiore, un modo di guardare al mondo con gratitudine e sincerità.

Il ritmo della poesia — che parte descrittivo, si fa intimo e poi esplode nei versi brevi e verticali del finale — accompagna perfettamente questo passaggio dal ricordo corporeo alla rivelazione esistenziale.


domenica 29 luglio 2012

Accarezzo il tuo cuore (poesia)



Accarezzo il tuo cuore
perché essere soli è come rimaner sospesi nel vuoto.

Ti donerei emozioni 
in modo che tu potessi trattener respiro 
e alimentare la speranza per  sconfiggere il vile dolore.

Inventerò qualcosa 
per spingere il tuo equilibrio verso la serenità.

Fisserò sulle ali della generosità le mie parole 
perché possano volare su in cielo 
e appenderle alle stelle.

Vorrei che da lassù
tu possa guardarle nelle notti tristi.

Vorrei che esse brillassero,
rubando fulgida luce
a guardia della tua tenerezza.

Sono sicuro che tutte le stelle del firmamento 
si allineerebbero
per intercedere in favore del tuo sorriso,
sincero
dolce
ampio come tutto l’universo.

Quando il tuo animo si sarà rasserenato,
ritirerò dolcemente la mia mano.
La poserò sul mio cuore,
per rubarti ciò che ti rende
meravigliosamente donna. 

Commento

Questa poesia è un inno alla cura, all'empatia e all'amore altruista. Fin dalle prime righe emerge un senso profondo di delicatezza: il gesto di "accarezzare il cuore" nasce dalla consapevolezza di quanto possa far male la solitudine, descritta con un'efficace metafora visiva e sensoriale ("rimaner sospesi nel vuoto").

Il testo si sviluppa come un vero e proprio voto di protezione. L'autore si fa custode della fragilità dell'altra persona, pronto a inventare soluzioni e a donare emozioni pur di donarle sollievo e spingere il suo equilibrio verso la serenità.

I Temi Chiave

  • La dimensione cosmica e poetica: Nella parte centrale, la poesia spicca il volo. Le parole diventano veicoli di generosità che si collegano al cielo e alle stelle. C'è un richiamo quasi romantico e fiabesco: le stelle non sono solo elementi decorativi, ma alleate che "si allineerebbero per intercedere" per la felicità dell'amata.

  • L'amore che non possiede, ma custosisce: Uno dei passaggi più intensi e riusciti è il finale. La presenza del poeta non è invasiva o egoistica. Egli rimane presente finché l'animo dell'altra persona non si è rasserenato ("Quando il tuo animo si sarà rasserenato, ritirerò dolcemente la mia mano").

  • Il ritratto della femminilità: Il gesto conclusivo — posare la mano sul proprio cuore per serbare il ricordo di ciò che la rende "meravigliosamente donna" — chiude il cerchio in modo toccante. Non si tratta di "rubare" con forza, ma di accogliere e lasciarsi impregnare dalla dolcezza, dalla forza e dalla bellezza dell'universo femminile.

Tono e Stile

Registro: Intimo, lirico e delicatamente protettivo.

Linguaggio: Evocativo e sognante, ricco di immagini legate alla luce, al cielo e al contatto umano (la mano, il cuore, le ali).

Un componimento estremamente dolce, capace di raccontare un amore maturato nella dedizione e nel rispetto profondo per i tempi di guarigione e di serenità dell'altro.

Leggi ancora sulla pagina delle poesie del sentimento


Quanto posso essere felice?


Ci si chiede spesso se la felicità sia possibile per tutti gli esseri viventi. 

Si ha l’impressione che il destino distribuisca gioie e dolori  come se volesse misurarne la quantità.

Indipendentemente dal credo personale, io suppongo che ogni presenza vivente sul globo terrestre sia destinata ad occupare un posto nell’ordine della catena alimentare, della scala sociale, della dimensione dell’anima. 

Mi riferisco ad una sorta di gradualità che assegna precisi valori di sensibilità e felicità ad ogni essere vivente. 

In questa fantasiosa scala di valori, l’essere umano occupa il posto più alto mentre il singolo individuo si colloca in un preciso punto in questo sotto universo espanso. 

In questo senso, ognuno di noi nasce con una potenza d’amore mediante la quale ha il compito di esprimersi nella propria vita. 

Il fatto straordinario consiste nell’idea che la graduazione non è limitativa, né esprimibile attraverso il confronto.

Per offrirti un esempio figurato, immagina un’infinità di scatole, ognuna con un proprio volume. 

Tutte le scatole vorranno riempirsi al massimo delle loro possibilità, ma nessuna crederà di poter contenere di più di quanto potrebbe, solo perché ha la coscienza della presenza di altre scatole più voluminose. 

Nel caso degli esseri umani, essi nascono come puntini in una sfera di possibilità. 

Ogni uomo, condizionato dal luogo punto sfera delle possibilità, esprime il massimo delle sue potenzialità, pur disponendo in termini di misura, risorse illimitate.

Prendendo in considerazione l’esempio precedente, ognuno di noi è una scatola con un volume determinato dal luogo delle possibilità; non ci sono limiti al volume, ma per quel volume egli si esprimerà attraverso i valori dell’umanità. 

La sfera delle possibilità ha una sola direzione ed è quella per cui essa deve continuare ad espandersi in devozione ad una logica che sovrasta le nostre possibilità di razionalizzare.

In termini più semplici, tutti possiamo essere felici e non esiste nessun limite che si possa opporre alla quantità di felicità raggiungibile. La sfera delle possibilità è composta da infiniti punti ed è pronta ad espandersi all’infinito. 

Siamo noi stessi gli unici responsabili della quantità di felicità esprimibile; noi stessi decidiamo del volume della scatola.   

mercoledì 25 luglio 2012

Pensare positivo

Un altro atteggiamento tipico per la maggioranza della gente, è quello che temendo le negatività, spera di evitarle, invece di sperare nelle positività e non pensare alle negatività.

Per esempio, per molti è più facile affermare:
“Sono debole, spero di farcela”, anziché, 
“Spero si essere forte abbastanza, ci riuscirò”.

Il concetto presente nelle due frasi e simile non considerando, però, che la prima porta con sé una giustificazione per la prevedibile sconfitta, mentre la seconda, un incoraggiamento per una concreta possibilità di vittoria.

Il corpo, stupido, traduce letteralmente ciò che la mente gli propone e comanda la biologia ad attenersi alle istruzioni ricevute. 

Qualora si trattasse di una corsa, nel primo caso il motore biologico rimarrebbe acceso al minimo, esattamente per il tempo necessario per concretizzare la sconfitta. 

Nel secondo caso, il motore si preparerebbe per stabilire un nouvo record da consegnare alla mente.       

Per dirla in termini chiari, quasi tutti pensiamo a ciò che non voliamo perché temiamo le conseguenze prevedibili e tenendole presente in mente, usiamo un modo scaramantico per allontanarle. 

Non immaginiamo, invece, che tenendole in primo piano, offriamo l’obiettivo chiaro al corpo stupido per organizzarsi a ottenerle. Il corpo sa che tutto ciò che è nella nostra mente ci fa piacere, e di conseguenza, aiuta se stesso a sopravvivere.

Dovremmo abituarci a pensare in positivo, sforzandoci di cercare la luce anche quando tutto intorno è buio.

Se riuscissimo ad abituarci in questo modo di pensare, il nostro atteggiamento nei confronti della vita interiore e della società, cambierebbe radicalmente. 

Saremmo sempre meno predisposti ad arrabbiarci, selezioneremmo inconsapevolmente le compagnie riscontrando affinità con persone buone e propositive, e rallenteremo il tempo facendoci apparire sempre giovani.

Una piccola nozione scolastica ti aiuterebbe a capire il concetto nascosto tra le mie parole.  La prima legge della dinamica, in fisica, afferma che 

Un corpo rimane fermo o in moto rettilineo uniforme fino a quando una causa esterna (forza) non interviene per modificare il suo stato”. 

Lo stato di fermo di un corpo lo potremmo ricondurre per analogia alla morte e in questo caso, non serve nessuna energia. Lo stato di moto rettilineo uniforme è la vita che si sviluppa felice eternamente, senza soluzione di continuità e senza sforzo. 

La causa esterna perturbatrice è il pensiero che, se fosse negativo rallenterebbe la corsa del corpo fino a fermarlo, ma se fosse positivo accelererebbe la sua corsa costantemente fino a portare il corpo a una velocità costante corrispondente a un livello superiore. 

Per chi crede nell’universo organizzato a livelli di perfezione crescente, sarà lieto di far coincidere l’ultimo livello con il Creatore.   

Se ti è Piaciuto l'articolo, scrivimi. Ti risponderò.

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