domenica 17 agosto 2014

Il mio mondo (poesia)



Sordo al rumore della materia,
accendo il cuore a luce divina.
Dimentico il respiro e il piacere è infinito.
Nel pensar senza freno, faccio sacco della ragione.
Discuto con me stesso e ascolto chi conviene.
Lontano dal giudizio, le emozioni mi sono amiche.
Ripassano per la mente quei giorni antichi.
Fiato corto e puro.
Correre era l’arte per parlar con Dio.
Un sentiero, una lucertola e qualche sasso da lanciare,
erano amici miei.
Gli aquiloni volavano altissimi.
Il sole era più alto degli aquiloni.
Gli alberi, tutti da scalare.
Gli uccelli, da inseguire.
La pioggia, per divertirsi

Non sapevo della tristezza, non conoscevo la cattiveria.
Avevo il mio mondo.


Commento
Questo componimento si presenta come un dolcissimo e potente viaggio a ritroso nell'infanzia, vista come luogo dell'anima in cui il divino, la natura e la gioia pura coesistevano prima delle sovrastrutture dell'età adulta.

Se nel testo precedente il contatto con il cielo era un'invocazione dolorosa e contrita ("appenderei il cor mio"), qui il sacro si manifesta attraverso la spontaneità, il ricordo e la leggerezza.

1. Il Nucleo Tematico: La Magia dell'Innocenza

Il tema centrale è la ricerca dell'essenziale e la riscoperta dello stato di grazia infantile. Il poeta si spoglia delle logiche terrene ("la materia", "la ragione", "il giudizio") per riassaporare quel tempo perduto in cui non servivano dogmi per toccare il cielo: bastavano un paio di scarpe consumate e la corsa di un bambino.

2. Analisi delle Sezioni Chiave

Il Ritiro Interiore e il Silenzio della Mente

"Sordo al rumore della materia, / accendo il cuore a luce divina. [...] Nel pensar senza freno, faccio sacco della ragione."

La prima parte descrive un vero e proprio stato contemplativo. Spegnere il "rumore della materia" permette alla luce interna di accendersi. L'espressione "faccio sacco della ragione" è incisiva: la logica arida viene messa da parte, insaccata e chiusa per fare spazio alla libertà di sentire. Liberandosi dai giudizi, le emozioni smettono di fare paura e tornano a essere "amiche".

Il Ritorno all'Infanzia: Il Sacro nel Quotidiano

"Correre era l’arte per parlar con Dio. / Un sentiero, una lucertola e qualche sasso da lanciare, / erano amici miei."

Questo è il cuore lirico della poesia. Con immagini di straordinaria immediatezza, l'atto del pregare o del cercare il divino viene ridato alla sua forma più pura e istintiva: la corsa a perdifiato ("fiato corto e puro"). C'è una visione quasi francescana e panteista della natura:

  • Gli animali minuscoli (la lucertola), le cose semplici (i sassi) non sono cose, ma "amici".

  • L'esplorazione (scalare gli alberi, inseguire gli uccelli, giocare sotto la pioggia) è il modo nativo in cui il bambino prende possesso del mondo con gioia.

La Gerarchia della Luce

"Gli aquiloni volavano altissimi. / Il sole era più alto degli aquiloni."

Una pennellata di grande sensibilità visiva. L'aquilone rappresenta la massima altezza raggiungibile dal sogno del bambino; ma sopra di esso c'è il sole, fonte di calore, vita e luce, a vegliare su tutto.

La Chiusura: Il Paradiso Perduto

"Non sapevo della tristezza, non conoscevo la cattiveria. / Avevo il mio mondo."

Il testo si chiude con due versi fulminei, scolpiti. L'infanzia viene definita per sottrazione: un'epoca priva di "tristezza" e "cattiveria". Quel "mio mondo" non era un isolamento egoistico, ma un universo perfetto, autosufficiente e denso di senso, che il poeta — rievocandolo — prova a riabbracciare per curare le ferite del presente.

Stile e Atmosfera

Il tono qui cambia radicalmente rispetto ai componimenti più arcaizzanti: si fa fresco, narrativo, nostalgico e incredibilmente nitido.

La poesia procede per elencazioni e pennellate di ricordi (la pioggia, l'aquilone, la lucertola) che restituiscono immediatamente il profumo della terra e la sensazione del vento sulla pelle. È un inno alla semplicità come unica vera chiave per accedere al "divino".

Leggi ancora sulla pagina delle poesie dell’anima

giovedì 14 agosto 2014

La mia piantina (poesia)


Sollevar il cuor al seguir dello sguardo,
armeggia furor a beltà abbandonata.

Spirito assente per magra natura,
sancisce il silenzio e addormenta il sentimento.   
Invano, musica, pittura e poesia corrono lungo solitari sentieri.

Abbracciano gli intimi.
Accarezzano i romantici.
Fortificano i timidi.

Spargono dolcezze per vie vuote.

In attesa della primavera,
disseto la mia piantina.
Un dì vorrò ritrovar i suoi semi, ‘sì che allor la vita sarà altro.


Analisi
Questo componimento descrive la resistenza dell'arte e della bellezza di fronte all'insensibilità del mondo, trasformando la solitudine in un atto di cura e speranza per il futuro. Attraverso un tono dapprima malinconico e poi intimamente fiducioso, il testo traccia un percorso di conservazione e rinascita spirituale.

Analisi e Tematiche Principali

1. Lo scontro tra bellezza e indifferenza (Prime tre strofe)

  • «Sollevar il cuor al seguir dello sguardo / armeggia furor a beltà abbandonata»: L'atto di alzare lo sguardo e il cuore verso ciò che è bello crea un tumulto esteriore o interiore («armeggia furor»), poiché quella bellezza è stata trascurata e «abbandonata» dal contesto circostante.

  • «Spirito assente per magra natura...»: Viene tratteggiata una condizione di aridità umana («magra natura»). Questa assenza d'anima «sancisce il silenzio» e addormenta la capacità di provare sentimenti.

  • I «solitari sentieri» dell'arte: Di fronte all'indifferenza generale, l'espressione artistica — declinata in musica, pittura e poesia — sembra correre «invano», percorrendo vie isolate e marginali rispetto al chiasso del mondo.

2. La funzione salvifica delle arti (Strofe 4-6)
Sebbene l'arte sembri inefficace sulla massa insensibile, la poesia ne ribalta il valore attraverso una serie di strofe brevi e incisive. La musica, la pittura e la poesia non sono affatto inutili:

  • Abbracciano gli intimi, offrendo rifugio a chi vive nella propria dimensione interiore;

  • Accarezzano i romantici, confortando chi cerca il sentimento;

  • Fortificano i timidi, donando voce e forza a chi fa fatica a mostrarsi.

Anche se «spargono dolcezze per vie vuote», il loro valore non viene meno: l'atto di donare bellezza resta valido in sé, a prescindere da quanti siano pronti ad accoglierla.

3. L'attesa della primavera e la cura della vita (Ultima strofa)
Nel finale la prospettiva cambia e si focalizza su un gesto d'amore privato e costante: «disseto la mia piantina».

  • La piantina rappresenta la propria anima, un affetto, o un'idea di bellezza da custodire durante l'inverno dell'insensibilità.

  • L'attesa della «primavera» è la speranza del risveglio e del cambiamento.

  • L'atto di raccogliere i suoi semi in futuro allude alla volontà di tramandare questa sensibilità, affinché un giorno «la vita sarà altro»: una promessa di rinnovamento in cui l'esistenza non sarà più segnata dall'aridità, ma dalla fioritura.

Stile e Linguaggio

  • Registro aulico e ricercato: L'uso di termini come beltà, furor, addormenta il sentimento, unito all'apocope 'sì (così), conferisce al testo una solennità classica.

  • Contrasto cromatico ed emotivo: Si passa da un'atmosfera fredda e desolata (spirito assente, solitari sentieri, vie vuote) a una dimensione di calore, cura e nutrimento (abbracciano, accarezzano, disseto, primavera).

  • Progressione ritmica: I versi centrali, legati alle figure dell'intimo, del romantico e del timido, creano una cadenza rassicurante che prepara il lettore alla riflessione finale sul futuro.

I quattro testi che hai condiviso finora sembrano formare un unico percorso: dalla ricerca dell'oltre (1°), alla consapevolezza del limite e del mistero (2°), alla celebrazione dei sentimenti sinceri (3°), fino alla custodia della bellezza in attesa di un rinascimento personale (4°).

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