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Storie, dialoghi e allegorie che danno forma alle grandi domande.

domenica 27 aprile 2014

Perché uno scrittore scrive? La domanda che va oltre le parole


Esiste una domanda che accompagna ogni libro, ogni pagina, ogni racconto, anche quando nessuno la pronuncia: perché uno scrittore scrive? 

La risposta, apparentemente semplice, si rivela una delle questioni più profonde della condizione umana. 

Scrivere non è soltanto mettere insieme parole, né tantomeno raccontare una storia. 

È un gesto che nasce da una necessità interiore, da un bisogno di dare forma a ciò che altrimenti rimarrebbe indistinto.

Molti credono che uno scrittore scriva perché ha qualcosa da dire. In realtà, spesso accade il contrario: scrive proprio per scoprire ciò che ha da dire. La pagina bianca non è il luogo in cui si depositano certezze, ma quello in cui prendono forma domande, dubbi, intuizioni e verità ancora sconosciute.

Scrivere significa cercare se stessi

Ogni essere umano vive immerso in una continua esperienza di pensieri, emozioni e ricordi. La maggior parte di essi rimane confusa, priva di un ordine preciso. Lo scrittore tenta di dare un nome a questo caos.

In questo senso la scrittura è un atto di conoscenza.

Quando scegliamo una parola invece di un'altra, non stiamo soltanto costruendo una frase: stiamo decidendo come interpretare il mondo. Ogni aggettivo elimina infinite possibilità; ogni verbo imprime una direzione all'esperienza. Per questo scrivere significa, prima di tutto, imparare a guardare.

Molti grandi autori hanno confessato di comprendere veramente ciò che pensavano solo dopo averlo scritto. La scrittura diventa così una forma di meditazione attiva, un dialogo con se stessi che permette di portare alla luce aspetti nascosti della propria interiorità.

leggi: Piccoli gesti che cambiano la vita

La memoria ha bisogno delle parole

L'essere umano dimentica con sorprendente facilità.

Le emozioni più intense, se non vengono raccontate, finiscono lentamente per dissolversi. I ricordi cambiano, si deformano, perdono contorni. Scrivere significa opporsi a questa dispersione.

Ogni pagina rappresenta una piccola vittoria contro il tempo.

Non si tratta semplicemente di conservare informazioni, ma di preservare significati. Un diario personale, una poesia, un romanzo o persino una lettera possono custodire non soltanto un fatto, ma il modo in cui quel fatto è stato vissuto.

Lo scrittore diventa così il custode di una memoria che appartiene sia a lui sia agli altri.

La scrittura come dialogo invisibile

Quando uno scrittore inizia un libro, spesso non conosce chi lo leggerà.

Eppure continua a scrivere.

Questo è uno degli aspetti più affascinanti della letteratura: parlare con persone che ancora non esistono nella nostra esperienza.

Ogni lettore completa il testo con la propria sensibilità, i propri ricordi, le proprie ferite. Per questo uno stesso romanzo assume significati differenti per ciascuno.

Lo scrittore non consegna soltanto parole.

Consegna possibilità.

La letteratura è uno dei pochi luoghi nei quali due coscienze possono incontrarsi senza mai essersi conosciute.

Scrivere contro il silenzio

Ci sono esperienze che sembrano impossibili da raccontare.

Il dolore, la perdita, la paura, la meraviglia, l'amore: tutto ciò che conta davvero supera spesso il linguaggio.

Eppure proprio questo limite spinge molti scrittori a continuare.

Ogni pagina rappresenta il tentativo di avvicinarsi all'indicibile.

Le parole non riescono mai a esprimere completamente ciò che sentiamo, ma possono indicarne la direzione, come il dito che indica la luna senza essere la luna.

La grande letteratura nasce spesso da questa tensione continua fra ciò che può essere detto e ciò che rimane misteriosamente inesprimibile.

La riflessione filosofica sulla scrittura

La filosofia ha dedicato numerose riflessioni al significato dello scrivere.

Per Platone, la scrittura possedeva un carattere ambiguo. Nel Fedro egli sosteneva che le parole scritte rischiano di diventare immobili: non possono difendersi, spiegarsi o rispondere alle domande del lettore come farebbe una persona viva.

Eppure la storia sembra aver dimostrato anche il contrario.

Senza la scrittura gran parte della filosofia, della scienza e della cultura sarebbe andata perduta.

Martin Heidegger vedeva nel linguaggio la "casa dell'essere". Se è attraverso il linguaggio che l'uomo abita il mondo, allora scrivere significa costruire quella casa, ampliarla, renderla più ospitale.

Paul Ricoeur aggiungeva un'altra intuizione fondamentale: quando un testo viene scritto, si separa dal suo autore e comincia una vita autonoma. Non appartiene più completamente a chi lo ha creato, ma entra nell'orizzonte interpretativo di ogni nuovo lettore.

Lo scrittore, dunque, perde il controllo della propria opera proprio nel momento in cui la conclude.

Ed è forse questa la sua più grande libertà.

Leggi: Ogni uomo è un'isola: un racconto filosofico ispirato al pensiero di Jean Grenier

Scrivere per dare senso al dolore

Molti grandi libri sono nati da una sofferenza.

Non perché il dolore renda automaticamente migliori scrittori, ma perché costringe a interrogarsi sul significato dell'esistenza.

La scrittura permette di trasformare una ferita in una narrazione.

Ciò che sembrava soltanto una perdita può diventare comprensione.

Ciò che appariva assurdo può acquisire una forma.

Naturalmente la scrittura non elimina il dolore, ma gli impedisce di restare puro caos.

Quando un'esperienza viene raccontata, smette almeno in parte di dominarci.

La responsabilità dello scrittore

Scrivere significa anche assumersi una responsabilità.

Le parole possono illuminare oppure manipolare.

Possono aprire orizzonti oppure costruire pregiudizi.

Ogni autore decide, consapevolmente o meno, quale immagine dell'uomo trasmettere.

Per questo la letteratura non è mai moralmente neutrale.

Persino il silenzio comunica qualcosa.

Ogni scelta narrativa racconta una precisa visione del mondo.

Lo scrittore autentico non cerca necessariamente di convincere il lettore, ma di renderlo più libero nel pensare.

Scrivere significa lasciare una traccia

Forse il desiderio più profondo che accompagna ogni scrittore è quello di non scomparire completamente.

Non si tratta di vanità.

È una caratteristica profondamente umana.

Lasciare una pagina significa lasciare una parte di sé.

Molti autori sono morti da secoli e continuano ancora oggi a dialogare con milioni di persone. Le loro parole attraversano il tempo perché parlano di ciò che cambia poco: l'amore, la paura, la libertà, la morte, il desiderio di felicità.

La letteratura rappresenta una delle forme più straordinarie con cui gli esseri umani riescono a superare il limite della propria esistenza biologica.

Lo scrittore scrive perché non può farne a meno

Alla fine, tutte le spiegazioni sembrano insufficienti.

Si scrive per ricordare.

Si scrive per capire.

Si scrive per testimoniare.

Si scrive per denunciare.

Si scrive per immaginare mondi migliori.

Si scrive per non sentirsi soli.

Ma, soprattutto, si scrive perché alcune persone scoprono che il loro modo più autentico di abitare il mondo passa attraverso le parole.

Lo scrittore non è semplicemente qualcuno che produce libri. È qualcuno che osserva la realtà con una sensibilità particolare e sente il bisogno di trasformarla in linguaggio.

Ogni pagina diventa così un ponte tra l'esperienza individuale e quella universale.

Forse nessuno riuscirà mai a rispondere definitivamente alla domanda "Perché uno scrittore scrive?". E probabilmente è un bene che sia così. Se esistesse una risposta definitiva, la scrittura perderebbe il suo mistero.

Ogni vero autore continua a scrivere proprio perché quella risposta non è ancora stata trovata. Ogni libro rappresenta un nuovo tentativo, un'altra esplorazione, una diversa possibilità di comprendere l'uomo e il suo destino.

Ed è proprio in questa ricerca incessante che la scrittura rivela il suo significato più autentico: non offrire risposte definitive, ma insegnarci ad abitare le domande con maggiore consapevolezza. In fondo, il compito dello scrittore non è chiudere il mondo dentro una spiegazione, ma aprirlo continuamente allo stupore, alla riflessione e alla speranza.


Un amico ha scritto così:


"Scrivere, 
frontiera del vivere, 
antidoto del nulla, 
rifugio del sentimento, 
luogo del pensiero, 
vetta del sorriso, 
vortice del dolore, 
abisso dell’anima.
 

Io scrivo per questo, e inoltre, scrivo per Te. 
[Antonio Campanile.]".


Qual gemma da custodire, curare e donare al prossimo è migliore?


venerdì 25 aprile 2014

I go for you




 
 
 
 
 
 
I go for you.

I think of you.

No matter if you are near or far.

You are in my breath.
You are over the clouds of my thoughts.
You are inside of my smiles.

Because 
I am and I will be 
always in love 
with all the world.

domenica 13 aprile 2014

Eternità come rimedio al malessere

Testo tratto dal "Il mio caro ETT"
(Un Extraterretre che colloquia con Luigi)


ETT: Considera di poter vivere senza invecchiare e di poter prescindere dalle necessità del tuo corpo; in che modo cambierebbe il tuo atteggiamento verso la vita e verso il tuo prossimo?

LUIGI: Cambierebbe di moltissimo!

ETT: Cerca di ripercorrere idealmente la tua vita nell’età giovanile, quell'età in cui il concetto di vecchiaia si capisce soltanto leggendolo da una pagina del vocabolario. 
Quali erano i tuoi problemi? 
Quali erano i tuoi modi di agire e reagire con il tuo prossimo?

LUIGI: Sicuramente allora, i miei problemi erano di natura filosofica, molto lontani dalla materia e svincolati dal fattore tempo. Il mio esistere era un presente con un passato non ben compreso e un futuro senza limiti. Le relazioni con il mio prossimo implicavano conquiste, riconoscimenti, accettazioni e tanta voglia trovare un posto al sole.

ETT: Si potrebbe dire che eri concentrato su te stesso per misurarti e inserirti piacevolmente nel meccanismo globale dell’esistenza. In questo compito, sperimentavi gioie, dolori, delusioni e speranze.

Inoltre, il tuo carattere mite ti ha fatto propendere per l’utilizzo di scelte logiche e tecniche operative abbastanza concilianti e forse anche al limite della timidezza e della rinuncia.

LUIGI: Mi conosci molto bene, Ett!

ETT: Altri tuoi amici o semplicemente persone della tua età, avranno avuto reazioni diverse, o anche ambizioni più marcate delle tue?

LUIGI: Sicuramente sì!

ETT: In questi casi, lo spirito di competizione e la possibile conseguente aggressività, sono voci di spesa da considerare nel bilancio delle relazioni sociali.

LUIGI: Ebbene?

ETT: Il vostro mondo si presenta al mio giudizio come una grande famiglia composta da unità litigiose tutte tese a combattersi reciprocamente per affermare la proprie limitate e approssimate idee, dimenticando il luogo, il tempo e lo spazio intorno. 

Vi capita spesso abbandonare la consapevolezza di essere piccoli, teneri fragili esseri occupanti un’insignificante parte dell’universo. Non vi rendete conto che, in una realtà infinitamente più grande di voi, siete schegge di energia che si manifestano nel segno di un insieme imperscrutabile.

In quest’ottica, la tecnologia è il classico fumo negli occhi; una specie di droga per l’orgoglio; un antidolorifico contro la consapevolezza di non valere nulla.

Inoltre, immagina che cosa succederebbe se all’essere umano fosse risparmiata la vecchiaia!

LUIGI: Credo che si porrebbero le basi per giustificare guerre stellari e conflitti tra mondi lontani.

ETT: La vostra vecchiaia, quindi, considerala come un ritorno alla saggezza originale; Il colpo sulla testa dello stupido; la celebrazione dello spirito umano che attraversa per un breve tratto di tempo la nuda materia.

LUIGI: Ett, questa tua considerazione mi induce a riflettere sul senso da dare alla nostra breve apparizione sulla terra.

In forma quasi egoistica, gli umani dovrebbero trarre il massimo del piacere attraverso una solida, consapevole socializzazione mirante al bene comune. 

Aiutandoci e sostenendoci reciprocamente conseguiamo un doppio obiettivo: essere felici, godere della vita e diffondere lo stato di gioia nell’onda lunga delle generazioni umane del futuro.

ETT: Esatto! Il vostro tempo appartiene al vostro mondo e va consumato nell’unico modo che vi è concesso e cioè quello in cui si riflettono e hanno senso le emozioni.

Voi umani siete abituati sin dalla nascita a combattere guerre personali molto complicate e che spiegate a voi stessi tramite le scienze della psicologia, psichiatria, ma raramente riuscite a ricavare da queste reali benefici personali.

Mi capita spesso osservare molti dei vostri luminari che completano rovinosamente le loro vite con suicidi o assurdi isolamenti.

LUIGI: Infatti, l’idea comune associata a chi si inoltra nelle questioni psicologiche o filosofiche, è quella della stranezza o estraneità dalla vita ordinaria.

ETT: Lo sforzo dei vostri pensatori dovrebbe diffondere positivismo. La forza delle idee dovrebbe essere usata per convogliare energia vitale da spendere nella propria vita e costituire base di diffusione per le generazioni successive.

LUIGI: Probabilmente, il nostro stato di perdurante insoddisfazione per ciò che abbiamo o siamo e la conseguente ricerca continua di qualcosa da aggiungere, ci impedisce di celebrare come si dovrebbe l’istante che viviamo.

Rimandando questa consapevolezza i tempi  successivi, crediamo di poterlo fare sempre dopo.

E’ questo il motivo per cui quando ci scopriamo vecchi, restiamo fortemente delusi per ciò che non siamo riusciti a fare e di conseguenza, esterniamo un continuo rammarico sotto forma di romantica nostalgia.

In definitiva, ci leghiamo all’unica possibilità che ci darebbe tempo illimitato e cioè, una vita senza della morte o, in una sola parola, l’eternità.    



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mercoledì 2 aprile 2014

Cercando la verità


Rivedo quell'attimo,
allor fuggente,
or fermo nella mente.

Veste immagine.

Nessun luogo l'accoglie.

Confuso, fisso lo sguardo al vuoto
e attendo la ragione.

Mille parole senza significato
allinenano pensieri sparsi.

Come ossigeno su fuoco,
girandole di idee
s'intrecciano e s'accendono.

Giochi di luce ed ombre
alimentano speranze e delusioni,
 mentre sbuffi di fumo odorano d'illusione.

Piccole scintille illuminano di gloria l'attimo
che presto svanirà.


martedì 1 aprile 2014

Amore grande


Rivedo ancora quel tuo sguardo flesso all'altezza del cuore.

Eri un germoglio d'amore che di canto silenzioso tutta l'aria impregnava.

Nessun dire osava infrangere la muta intesa.


Ora sei un fiore.


Vedrò il tuo stelo elevarsi al cielo.

Vedrò la tua dolcezza accarezzare il sole.

Confonderò i tuoi occhi con le stelle del firmamento,
perchè tu sarai ovunque


e per un amore così grande, 
non c'è posto nel mio cuore.

  

 

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