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Un percorso dedicato alle grandi domande dell'esistenza, alle relazioni umane e ai racconti che trasformano le idee in esperienza.

🏛 Filosofia

Significato della vita, coscienza, spiritualità, libertà e sofferenza.

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Amore, crescita personale, empatia e comunicazione, Amicizia e Legami.

📖 Racconti Filosofici

Storie, dialoghi e allegorie che danno forma alle grandi domande.

sabato 27 giugno 2015

Recensione del "Viaggio tra i bit di una email"


Le nostre case sono ormai invase da apparecchiature continuamente connesse ad internet: Smart Tv, smart phone e personal computer ma molto spesso non sappiamo come esse interagiscono. 

L'unico interesse è ''saperli utilizzare'' senza chiedersi ''perchè e come'' sia possibile collegarsi in tutto il mondo con i nostri amici e/o collaboratori.

L'autore riesce sapientemente a descrivere, anche al lettore meno esperto, il viaggio che le nostre informazioni (file, immagini e documenti) possono sviluppare sul Web servendosi di acute metafore e brillanti vignette. 

Sono notizie che si tuffano nell'oceano multimediale per poi riemergere come per magia sul nostro computer a seguito di una semplice azione che sia un clic di mouse o addirittura un tocco di schermo.

prof. Francesco Gentile
 

venerdì 26 giugno 2015

Luigi Squeo presenta il suo libro "IL MONDO ILLUSORIO" all'Hotel Miramar...






A due anni dalla pubblicazione del libro .....

Utile o inutile?


 
La mente umana non riesce proprio a distaccarsi dall’idea dell’utile. 
Tutto ciò che esiste o tutto ciò che si rivela attraverso fenomeni, deve avere un utile. 
Cerchiamo spiegazioni e formuliamo teorie create con l’alibi di cercare verità e invece queste ripiegano sulla loro utilità per l’uomo. 
L’idea che senza un utile una realtà non possa avere una funzione nel mondo del sapere, sembra costituire un assioma. 
L’impronta mentale la rileviamo in ogni atto della nostra vita. 
Siamo stati abituati a sentire: “Si mangia per vivere”, “ si lavora per guadagnare”, ”si studia per sapere sempre di più”, eccetera.  
Quando si fa qualcosa e manca l’utilità riconosciuta, lo sforzo perde valore e il pensiero comune tende a dar significato di “hobby”, “passatempo”, ”pazzia”. 
Basterebbe alzare lo sguardo al cielo per mettere in crisi il senso dell’utilità. 
Che ci fanno lì, miliardi di stelle, stupidi pianeti dimenticati nel cosmo? 
Sono utili per chi o per cosa?
Ripieghiamo la testa verso il basso e nascondiamo il problema nelle vesti della filosofia. 
Già! La filosofia è proprio una scienza riconosciuta pubblicamente come inutile. 

Non è ancora riuscita a fornirci la spiegazione assoluta su tutti i nostri dubbi. 
Non è buona nemmeno per darci un lavoro!
Si narra che Socrate, filosofo greco, rimanesse per giornate intere a pensare. 
Quali vantaggi ricavava dalle sue sublimi teorie? 
Egli ha ricevuto solo danni, giacché i suoi concittadini l’hanno condannato a morte. 
Pensate anche a Nietzsche, ha scavato nella sua mente cercando l’utilità delle sue teorie fino a essere dichiarato pazzo. 
Quanta gente ha consumato la propria vita nel tirare la coda all’utile e alla fine si è resa conto di averla ancora tra le mani.

L’utile è un dare meno un avere il cui risultato è l’incremento del dare per effetto negativo dell’avere il quale s’incrementa spontaneamente all’aumentare del dare. 

Strana legge matematica, vero?
Dichiarabile senza senso, fantasiosa o meglio, inutile.
Questa legge funziona nell’ambito dell’amore che, come sapete non è scienza, non è filosofia, non è misticismo.
Sappiamo soltanto ciò che non è!
Sappiamo che per molti è inutile. 

Eppure, ci prende.       

mercoledì 24 giugno 2015

Le convinzioni


 
Mi è capitato di vivere un’esperienza particolare. 
Un giorno, mentre impazzava un forte temporale, rimasi incantato o meglio, ammaliato dalla potenza della natura. 

Gli assordanti tuoni, le accecanti fotografie dei lampi e lo zufolare dei venti che insistentemente facevano vibrare porte e finestre, creavano un clima esoterico dal quale ricavavo un inspiegabile piacere al pensare. 

L’agitazione dei miei famigliari costituiva un contorno complementare alla furia della natura.

La mia attenzione si concentrava su piccoli eventi insignificanti nel quadro scenografico i quali diventavano attivi catalizzatori di profonde riflessioni.

Più fonti di pensiero mi stimolavano a una controversia interna, nata dall’osservazione attraverso la finestra di un rametto d’albero sbattuto ripetutamente contro un cartello pubblicitario dalla furia del temporale.

Di seguito riporto il contenuto di questo inusitato colloquio.

Saggio: Il rametto sbatte contro l’ostacolo e non ha coscienza di sé, ma se l’avesse, sarebbe convinto del suo ruolo nella natura?

Necessità: Forse si! Comunque se ne farebbe una ragione.

Pessimista: Qualunque ragione che si darebbe, sarebbe triste! Avrebbe la consapevolezza di essere nato senza il suo permesso e costretto a vivere in quella posizione solo per il piacere dell’albero.

Necessità: Sarebbe una brutta ma unica possibilità per esistere. Vivendo può avere vista meravigliosa che l’albero gli offre insieme al cibo.

Saggio: Potremmo pensare che la storia del rametto abbia fatto in modo che una qualunque giustificazione, acquisita per esperienza e osservazione della natura, si sia poi trasformata in una convinzione così radicata da inibire la critica alla sua stessa esistenza.

Pessimista: Scusami Saggio, vorresti dirmi che il rametto potrebbe crearsi un’illusione che gli consentirebbe di accettare il suo stato e ruolo nella natura?

Saggio: Si! Almeno per le questioni più dolorose e sarebbe convinto pure di essere libero di oscillare o di poter predeterminare il tipo e l’intensità dell’oscillazione. 

In altre parole, potrebbe godere di una libertà fatta a sua misura.

Necessità: Dipenderebbe dal rametto, quindi,  come intendere la vita: inferno o paradiso? 

Stando attaccato all’albero non avrebbe altre scelte e sarebbe oltre che stupido anche inutile trascorrere la vita lamentandosi.

Pessimista: Bel premio date a chi vorrebbe elevare se stesso a padrone della natura e nobilitare il suo ruolo; gli chiedete di prendersi in giro da solo!
A questo punto sarebbe meglio togliergli la consapevolezza di esistere e lasciare la questione all’albero.

Necessità: Pessimista, tu commetti l’errore di far ragionare il rametto con i tuoi riferimenti. 

Non sarebbe un gran male per il rametto stesso, se le sue percezioni rispondessero alle condizioni e funzioni per cui è nato come parte dell’albero. 

Il nostro rametto deve essere felice di esserlo anche rinunziando a certe libertà che non gli competono e che solo tu puoi vedere dall’esterno. 

Dovrebbe bastagli sapere di far parte di un disegno più grande al quale non gli si chiede di essere d’accordo né tanto meno di capirlo.

Saggio: Ben detto Necessità! 
Tutto ciò che il rametto potrebbe conoscere deve necessariamente passare attraverso i suoi sistemi sensoriali i quali diventerebbero i principali responsabili delle sue convinzioni interne. 

Quest’ultime tracciano il percorso di vita interiore del rametto e, di conseguenza, selezionano le risposte agli stimoli esterni.

Riflettete su questo particolare: una convinzione profonda può evitare di farci ragionare?

Pessimista: Certo! Ci permetterebbe di agire con sicurezza e disinvoltura, essendo sicuri di non sbagliare.

Necessità: Attenzione, la motivazione su cui si basa la convinzione potrebbe essere errata!

Saggio: È vero, ma è vero anche che la persona convinta non è in grado di saperlo subito. Perciò, quando si agisce convinti, nel momento in cui opera, non si è liberi; si è imprigionati dalla sua stessa convinzione.

Necessità: Il rametto, quindi, non ha nessuna responsabilità delle sue azioni. Se sceglie di agire in un modo, non lo fa perché vuol sbagliare, semplicemente perché la sua convinzione lo costringe.

Pessimista: La persuasione, dunque, è pericolosa!

Necessità: In ogni caso senza convinzioni non si potrebbe vivere; non sceglieremmo in modo razionale, saremmo sempre esitanti e infine, passeremmo dalla schiavitù della convinzione all’immobilismo del dubbio.

Pessimista: L’assenza della convinzione sospende il giudizio ed elimina quegli automatismi mentali che ci rendono decisi e dinamici; perderla è anche un bel guaio!

Saggio: Le vostre obiezioni sono tutte da accogliere, per cui la natura si è inventata un sistema a “timer” che ha inglobato nella convinzione. Il dispositivo agisce come un debole, lento e costante demolitore delle ragioni sostenitrici della convinzione. 

Con il passar del tempo le convinzioni del momento s’indeboliscono e cadono per far posto ad altre, offrendo così alla consapevolezza, l’opportunità di occupare maggior spazio nella conoscenza dell’individuo.

Romantico: Vi siete dimenticati del rametto? 
Chissà se, perso nelle sue convinzioni, sia capace di guardare i fiori che gli nasceranno come meravigliosi doni della natura. 

Le sue convinzioni gli permetteranno di agitarsi dolcemente nell’aria diffondendo polline, richiamando uccelli per fornir sostegno ai loro nidi, e infine, se mostrerà serena accettazione alla scure potatrice che il contadino non mancherà di usare.

Saggio: Il gigantesco meccanismo, la ruota dell’universo, tutto ha previsto e su tutto ha riposto attenzione; non mi stupirei se avesse previsto di usare la convinzione come strumento d’oblio momentaneo nel cercare una risposta al motivo dell’esistenza.

martedì 23 giugno 2015

Scrivere


 
Scrivere è un modo per far prendere un po’ di sole all’anima.

Purtroppo, seduto all’aria fresca e lasciandosi accarezzare dal vento, capita di sentire urla o lamentele.

Le prime volte è naturale preoccuparsi ma poi si capisce subito che sono manifestazioni di cuori in pena che maldestramente chiedono aiuto.

Si rischia di confondere attenzioni e commenti come sintomi espressi dal sentimento d’invidia.

Commosso, stringo a me la sedia e ricerco stabilità.

Voglio cercare in me quella sicurezza interna che rende molto piccolo tutto il mondo esterno.

giovedì 11 giugno 2015

Leggere il futuro (2)

    ETT: ritratto in una sua apparizione.



ETT: Sotto certi aspetti voi umani sapete già leggere il futuro. 
Purtroppo o menomale, dipende dal punto di vista, non siete coscienti di essere già in grado di farlo.

LUIGI: Vuoi dirmi che io potrei già farlo senza il tuo aiuto?

ETT: Teoricamente, sì! 
Vedi, caro Luigi, il vostro progresso è assimilabile a uno spostamento di buona parte dello stato istintivo nella sfera del razionale. 

Ovviamente, questa evoluzione è giustificata dal senso sociale che dovrebbe prendere la posizione più alta nella convivenza fra voi. 

Però, questa vostra presunta civilizzazione non avviene in modo indolore, ma siete costretti a pagare un prezzo in termine di perdita motivazionale.

LUIGI: Non capisco! Vuoi dirmi che mentre diventiamo più civili perdiamo in carica attiva?

ETT: Non esattamente! 

Ti faccio un esempio: Un leone affamato che vede una facile preda, non ci pensa due volte a farla sua per soddisfare i suoi bisogni seguendo il proprio istinto. 

Se quel leone fosse civilizzato e vivesse in una società di leoni, avrebbe dovuto frenare (se non cancellare) il proprio istinto e chiedersi: 

È giusto che catturi quella preda? 

Ha diritto alla vita anche la preda? 

Non tolgo il pasto a qualche mio simile? 

Seguo una dieta alimentare per vivere bene? 

Esiste cibo a sufficienza anche per i miei simili e posteri?

LUIGI: Non sarebbe più un leone!

ETT: Già! Perché diventerebbe un leone evoluto o civile.

LUIGI: Allora, dove riscontri la perdita motivazionale?

ETT: Quel povero Leone civilizzato agendo razionalmente e attenendosi a regole e leggi della società, dimentica o perlomeno confonde il motivo per cui rinuncia alla sua preda adducendo motivi psicologici molto artefatti. 

Immagina, inoltre che ogni azione implica una scelta e le scelte successive portano a infiniti risultati possibili.

LUIGI: Aspetta, spiegami come si arriva a questi infiniti risultati.

ETT: Semplice! 
Supponendo che per ogni scelta ci sono due opzioni; una scelta ti porta a due risultati diversi; due scelte, a quattro; tre, a otto; 4,  a sedici e cosi via.

Se le opzioni fossero più di due, immagina quante possibilità si aprirebbero.

Ammettendo un numero limitato di azioni possibili, dopo un certo tempo, l’essere umano non ha più la possibilità, né la capacità di rendersi conto perché sta operando nel modo in cui ritrova ad operare.

LUIGI: allora?

ETT: L’essere umano si costruisce teorie filologiche, filosofiche, psicologiche, psicoanalitiche sempre più complesse mentre l’insieme delle azioni e delle scelte si miscela in un complesso emozionale ormai impossibile da strutturare secondo la razionalità evidente.

La conclusione di questo discorso porta inevitabilmente ad ammettere che l’essere umano è costretto inconsapevolmente a mentire a se stesso poiché ha dovuto civilizzarsi cioè rinunciare a una quota parte dei suoi istinti a favore della propria convivenza con i suoi simili.

LUIGI: Riassumendo.

ETT: Voi umani non sapete chiaramente il motivo che vi spinge a operare nel modo che la civiltà vuole e tessete trame “razionali” che hanno come scopo la congruenza con la situazione che vivete.

LUIGI: Bello discorso il tuo! Ma non vedo il nesso con la possibilità di leggere il futuro.

ETT: Con un po’ di pazienza arriverò a svelarti il segreto.  


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